Morte del Bullicame, Faperdue ricostruisce l’accaduto e mette in guardia dalle banalizzazioni della politica

Morte del Bullicame, Faperdue ricostruisce l’accaduto e mette in guardia dalle banalizzazioni della politica

Bullicame alla malora, scrive a La Fune Giovanni Faperdue. Si tratta di un uomo simbolo per la difesa del termalismo viterbese che nella sua vita ha portato avanti diverse battaglie per mandare Viterbo nella direzione di città termale.

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Bullicame alla malora, scrive a La Fune Giovanni Faperdue. Si tratta di un uomo simbolo per la difesa del termalismo viterbese che nella sua vita ha portato avanti diverse battaglie per mandare Viterbo nella direzione di città termale.

Faperdue interviene sulla vicenda di cronaca e sulle recenti dichiarazioni di alcuni consiglieri d’opposizione, ricostruendo i fatti che hanno portato all’agonia del Bullicame. Al tempo stesso mette in guardia dalla banalizzazione di addossare la colpa all’amministrazione Michelini, mettendo in evidenza una situazione ben più complessa. Riportiamo fedelmente l’intervento di Faperdue.

 

“Ho letto quanto è stato dichiarato a La Fune da due membri del Consiglio Comunale che sottolineano lo stato di abbandono del Bullicame, il principale luogo simbolo di Viterbo e della viterbesità.

Giulio Marini sostiene che stanno andando in malora i lavori fatti dal Dipartimento dell’Orto Botanico dell’Università della Tuscia, mentre il suo collega dell’opposizione De Dominicis si meraviglia come il Comune non riesca neanche a fare le cose semplici.

Ritengo che le due persone appena citate non siano informate dei fatti e usano lo stato di relativo abbandono solo per parlare male dell’attuale Amministrazione. Per conoscere bene la storia è necessario tornare agli inizi: il pomeriggio del 25 novembre 2014.

Quel giorno alcuni membri dell’Associazione “Il Bullicame”, che facevano il bagno nella vasca circolare alimentata direttamente dalla “Callara”, mi telefonarono dicendo che il livello del Bullicame era improvvisamente sceso e alle vasche non arrivava più nemmeno un goccio d’acqua.

Si fecero le indagini e si scoprì che le Terme Salus avevano manomesso in profondità la sorgente S. Valentino, avocando in quel nuovo pozzo una grande quantità dell’acqua che prima sgorgava dal Bullicame.

Quei lavori fatti dalle Terme Salus non avevano alcuna autorizzazione regionale. Il Comune intervenne subito e mise i sigilli alla sorgente, ma le Terme Salus ricorsero al Tar contro l’ordinanza sindacale e il Tar accordò una sospensiva di un anno, rinnovata più volte. Di sospensiva in sospensiva, si era giunti al 21 giugno 2016 quando il Tar del Lazio emetteva una sentenza che respingeva il ricorso della Soc. Gestervit (Terme Salus) e confermava la validità della sospensione degli emungimenti dal pozzo San Valentino richiesta dal Comune di Viterbo.

Tra l’altro nella sentenza è scritto: “….. Dalla lettura dei suddetti atti si rileva il compimento di reiterati interventi di lavori privi di autorizzazione aventi a oggetto il pozzo San Valentino. Tali lavori venivano proseguiti anche in violazione delle intimazioni da parte del direttore di miniera e senza alcuna misura preventiva a tutela degli operatori.

L’esecuzione di tali lavori ha cagionato grave danno all’equilibrio idrogeologico esistente del sistema e del regime delle pressioni del sottosuolo, tanto da prosciugare le vicine pozze della sorgente del Bullicame. I lavori abusivamente realizzati avevano inoltre comportato la copiosa fuoriuscita di acqua termale dalla vicina vecchia sorgente omonima e di gas (anidride carbonica e acido solfidrico) nelle aree circostanti alla bocca pozza”.

Malgrado la sentenza, il pozzo non si può chiudere prima di aver perfezionato un nuovo prelievo dal pozzo S. Albino, per la minaccia di licenziamenti del personale adibito al settore termale delle Terme Salus.

A oggi il problema ancora non è risolto. Nel frattempo è stata messa una pezza, con un tubo provvisorio che convoglia una parte di acqua che fuoriesce dal San Valentino, fino alla “Callara” del Bullicame. Tale quantità non è sufficiente a riempire anche le pozze di acqua termale a ridosso della “Callara”.

Quindi prossimamente ci sarà la chiusura del San Valentino e l’apertura del Sant’Albino. Sembra semplice ma non è così in quanto per utilizzare il pozzo S. Albino, che già esiste all’interno del perimetro della proprietà delle Terme Salus, è necessario farlo rientrare nell’area termale di concessione del Comune di Viterbo, perché attualmente è situato all’esterno di questa zona.

Quest’anno scade anche la concessione trentennale che il Comune ha con la Regione Lazio. Quindi c’è da operare il rinnovo e in questo contesto sarà anche allargata l’area di competenza del Comune, inserendo una piccola asola di terreno per comprendere il S. Albino. Morale della favola. Le Terme ex Inps, che sono senza acqua, stanno andando in rovina.

Il Bullicame che è senza acqua è abbandonato. Di chi la colpa? Di Michelini direbbero le persone che parlano senza conoscere i problemi. Preghiera finale: speriamo che quando sarà chiuso il San Valentino, il Bullicame ritorni all’antico splendore. Oggi nessuno lo può garantire”. 

  • Luigi Tozzi

    Portare acqua dalle zitelle con un bel tubo invece di lasciarla andare per campi?