“In Russia sparano qui utilizzano altri modi”

“In Russia sparano qui utilizzano altri modi”

A riportare in fibrillazione la maggioranza di Leonardo Michelini ci pensa la vicenda della decadenza di Maurizio Tofani e Francesco Moltoni. Abbiamo intervistato proprio lui, che non usa parole tenere per descrivere quanto sta accadendo.

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“In Russia sparano, evidentemente in ogni posto utilizzano un modo diverso”, commenta così il consigliere di Oltre le mura Francesco Moltoni la notizia, che ha iniziato a circolare in queste ore, del possibile arrivo in consiglio comunale del voto sulla sua decadenza. Sorte che lo lega all’altro compagno di gruppo Maurizio Tofani.

Secondo indiscrezioni la questione sarebbe arrivata sulla scrivania del nuovo presidente del consiglio comunale Maria Rita De Alexandris, per essere inserita nella discussione dei prossimi consigli comunali (leggi quanto sta accadendo e l’antefatto). Abbiamo intervistato proprio Moltoni per vedere la vicenda dal suo punto di vista.

Ha letto le indiscrezioni di queste ore? Le risulta che la questione della vostra decadenza sarebbe sul punto di arrivare in consiglio?

“No non mi risulta. Mi è stato bisbigliato che ci sarebbe una nota del segretario generale inviata al presidente del consiglio, proprio per portare l’argomento all’interno della sala d’Ercole. Non ho però conoscenza diretta di questa cosa. Diciamo che lo so in maniera indiretta, ufficialmente lo sanno in parecchi tranne io che sono l’interessato. Una cosa singolare”.

Cosa ne pensa?

“Tutto il male possibile. Credo che si stanno adottando metodi di bassissimo livello, questa è una cosa che non ha precedenti nella storia del consiglio comunale. Non sono mai state affrontate questioni di decadenza nemmeno davanti a casi ben più gravi. Io e Tofani siamo stati condannati dalla Corte dei Conti, ma abbiamo presentato un ricorso perché riteniamo di avere ragione. Sono straconvinto che la Cassazione ci darà ragione. In Italia uno dovrebbe essere innocente fino all’ultimo grado di giudizio … Posso intanto annunciare che nel momento in cui la pratica arriverà in consiglio sono pronto a far presente diverse cose”.

Tipo?

“Innanzitutto farò presente che a breve è atteso il pronunciamento della Cassazione. Posso intanto dire che il mio avvocato ha sollecitato la discussione della pratica, proprio in virtù dell’accelerazione che qualcuno sembra intenzionato a dare alla votazione per la decadenza. Entro due-tre mesi la Cassazione si pronuncerà sul merito. Poi ricorderò che siamo condannati perché abbiamo votato in giunta una delibera predisposta dal dirigente e lo abbiamo fatto per non mettere in mezzo a una strada cento padri di famiglia che lavoravano nel Cev. Per di più il tutto sotto copertura di un’assicurazione che si rifiuta di pagare al posto nostro per un vizio di postille. Assicurazione nei confronti della quale il Comune ha avviato una causa. Anche in questo caso a breve è atteso il pronunciamento del tribunale di Viterbo. Poi  è mia intenzione fare presente che votando la decadenza finisco fuori dal consiglio. E se la Cassazione dovesse darci ragione non potrebbero ridarmi il posto da consigliere. Cosa che per me rappresenta un danno enorme e per il quale chiederei di essere risarcito. Da chi? Dai consiglieri che si sono espressi a favore della decadenza. Se c’è una cosa che questa nostra vicenda insegna è che quando si sbaglia, anche in buona fede, si paga. E in quel caso non varrebbe neanche la copertura assicurativa, perché si tratterebbe di uno sbaglio non in buona fede”.

Perché non aspettare il pronunciamento della Cassazione?

“Non lo so, in Russia sparano qui utilizzano questi metodi”.

In che senso?

“Chiedetelo ai mandanti in che senso, non a me. Io sono tranquillo ma pentito di alcune scelte fatte”.