Migranti in via Bianchi, torna a parlare Arci mentre aumentano i no al ghetto

Migranti in via Bianchi, torna a parlare Arci mentre aumentano i no al ghetto

Al dibattito si aggiunge Adone Calabrò, presidente del consiglio dell’Istituto Comprensivo del Carmine che chiede una informazione puntuale e precisa dalle istituzioni su ciò che sta accadendo in via Bianchi.

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Da un lato Fratelli d’Italia che raccoglie le firme, dall’altro l’Arci che chiede di ragionare sui modelli di accoglienza e di condannare i concentramenti. Al dibattito si aggiunge Adone Calabrò, presidente del consiglio dell’Istituto Comprensivo del Carmine che chiede una informazione puntuale e precisa dalle istituzioni su ciò che sta accadendo in via Bianchi. Calabrò precisa che gli istituti in via Bianchi sono “quelli con la più alta integrazione, in quanto noi genitori crediamo in questo valore e lo viviamo giornalmente senza paure e preconcetti. Noi li vediamo come compagni di classe, amici dei nostri figli, nostri amici, portatori di nuove esperienze. Noi lo viviamo tutti i giorni senza interesse politico, pregiudizio o classismo. Abbiamo bisogno di fatti concreti, non di raccolta firme, di obiettività e trasparenza. Noi tutti, siamo per l’integrazione di tutte le persone di culture diverse. È sbagliata l’ubicazione, il contesto, lo spazio, il numero di persone concentrate in un unico luogo, non permettono l’integrazione ma il ghetto”.

Sul tema, dopo la risposta di Fratelli d’Italia sono tornate anche Arci Viterbo e Arci Solidarietà Viterbo che da 15 anni gestiscono progetti di accoglienza SPRAR in collaborazione con undici comuni della Provincia di Viterbo. “ Proprio nell’ottica di favorire l’integrazione sociale, l’associazione individua insieme ai beneficiari dei progetti, percorsi individuali di integrazione. Questo modello ha dimostrato negli anni, a Viterbo e in Italia, di essere la migliore prassi nell’ambito dei sistemi di accoglienza, tanto da essere considerato uno dei migliori a livello europeo. Rispetto alle comunicazioni allarmistiche, va fatto notare che il numero delle presenze attuali di richiedenti protezione internazionale nella provincia di Viterbo, è in linea con i dati nazionali. In questo contesto, l’unico elemento di preoccupazione che le associazioni rilevano, è la tendenza a prevedere e, in alcuni casi aver messo già in atto, forme di accoglienza collettiva con numeri elevati rispetto ai contesti cittadini in cui sono poste in essere. Viste le polemiche recenti, le associazioni si domandano quale tipo di alternativa realistica si ritiene ci possa essere al modello dell’accoglienza diffusa messo in atto nel territorio viterbese e sono disponibili a confrontarsi su queste tematiche”.

Nel frattempo non ci sono ancora certezze sulla possibilità di ospitare i migranti su via Bianchi. Non ci sono atti ufficiali, ma solo voci su una manifestazione di interesse raccolta, ma non valutata ancora, dalla Prefettura di Viterbo.

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