Migranti: Fratelli d’Italia risponde ad Arci e poi contrattacca

Migranti: Fratelli d’Italia risponde ad Arci e poi contrattacca

Fratelli d'Italia parte all'attacco di Arci, ma il rischio così è che il dibattito si svilisca. Il tema è delicato e bisognerebbe domandarsi "come" fare e non "se".

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Fratelli d’Italia risponde ad Arci sulla questione dei migranti, rilanciando con alcune domande provocatorie e ricacciando con sdegno l’accusa di razzismo. Il botta e risposta arriva ad alcuni giorni dalla raccolta firme realizzata da Fratelli d’Italia in via Bianchi di fronte alla scuole dove potrebbe nascere un centro di accoglienza.

Fermi su posizioni diverse Arci e Fratelli d’Italia entrambe le realtà condannano l’idea di un centro di accoglienza di massa in centro a Viterbo, ma con motivazioni diverse. Arci ha sottolineato l’importanza di tranquillizzare la popolazione in merito alla eventuale presenza di rifugiati e richiedenti asilo, sostenendo la necessità dell’accoglienza fatta in piccoli gruppi e sostenendo che la raccolta firme di Fratelli d’Italia di fatto cavalcava il razzismo e la paura di parte di cittadini, anziché contrastarli.

Ad Arci ha risposto proprio Fratelli d’Italia rivolgendo alcune domande relative all’accoglienza realizzata dall’associazione. Domande che vertono soprattutto sull’aspetto economico dei progetti di accoglienza e non sulle modalità della stessa. FdI chiede quanto valgono i progetti, se e quanti dipendenti ha l’associazione e se e quanti soldi vengono dati ai migranti. Pochi spunti sul come agire, per affrontare la questione.

La vicenda è comunque spinosa ed ancora, e questo è il principio cardine, non è chiaro chi abbia deciso di puntare sull’accoglienza di massa partecipando alla manifestazione d’interesse della Prefettura, senza concertazione con il Comune. Un punto questo su cui sembrano tutti d’accordo, anche se con motivi e atteggiamenti differenti.

Una cosa è certa, però. Le frontiere del paese e le porte della città non potranno chiudersi: i migranti ci sono e l’accoglienza è l’unico strumento esistente ad oggi per rispondere a questa necessità. La si può fare male, scavalcando gli enti territoriali, il confronto con le amministrazioni e derogando alla dignità di chi arriva, o la si può fare bene, rispettando le comunità locali e i migranti.

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