Migranti, Arci: “Sì all’integrazione, no alla strumentalizzazione delle paure”

Migranti, Arci: “Sì all’integrazione, no alla strumentalizzazione delle paure”

Arci Viterbo e Arci Solidarietà Viterbo chiedono di favorire il dialogo per contrastare le paure dei cittadini del quartiere di San Faustino, anziché cavalcarle

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No alle strumentalizzazioni che alimentano lo scontro sociale e il razzismo. Sì all’accoglienza diffusa e all’integrazione. Arci Viterbo e Arci Solidarietà Viterbo invitano le amministrazioni, la politica e la società a favorire il dialogo con il quale contrastare le paure dei cittadini del quartiere di San Faustino preoccupati dal possibile arrivo di rifugiati e richiedenti asilo in via Bianchi.

In risposta alla raccolta firme promossa da Fratelli d’Italia e alle dichiarazioni recentemente pronunciate da esponenti della destra viterbese, le associazioni contrastano fortemente questo tipo di azioni che usano strumentalmente questi temi per alimentare lo scontro sociale e il razzismo.

“Accogliere senza creare tensioni sociali si può e soprattutto si deve – scrivono -. La concertazione con le amministrazioni locali, e quindi con i cittadini, e l’accoglienza in piccoli gruppi sono gli unici strumenti che garantiscono una convivenza pacifica a tutti gli attori in campo.

Arci Viterbo e Arci Solidarietà Viterbo da sempre promuovono questo tipo di accoglienza sul territorio provinciale, Capoluogo compreso, secondo il modello Sprar. Un modello che ha dimostrato essere la modalità di accoglienza migliore per i processi di integrazione dei richiedenti asilo e rifugiati nel tessuto sociale cittadino. La modalità di accoglienza in grandi gruppi, come quella che sembra possa attuarsi in via Bianchi a Viterbo, non è invece una prassi condivisibile in quanto espone ad alto rischio di tensioni sociali e in simili condizioni non sempre è facile lavorare nel senso dell’integrazione e della convivenza civile.

Ciò non può in nessuno modo, però, diventare motivo di strumentalizzazioni politiche che, cavalcando paure e ansie, puntano al semplice aumento del controllo sociale e della sorveglianza dei quartieri. La politica, le amministrazioni, la società civile e la stampa dovrebbero dare delle risposte diverse al clima di disagio che più volte è stato manifestato dai residenti del quartiere di San Faustino, attraverso la predisposizione di azioni e proposte che favoriscano il dialogo e la convivenza”.