Marco Volpi (Pd): “Viterbo guarda alle frazioni come sudditi”

Marco Volpi (Pd): “Viterbo guarda alle frazioni come sudditi”

Frazioni di Viterbo, un tema delicatissimo. L'amministrazione Michelini, come quelle che l'hanno preceduta, ha forse peccato di un eccesso di centralismo. Abbiamo affrontato il tema con un consigliere di maggioranza espressione delle frazioni: Marco Volpi da Grotte Santo Stefano.

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Frazioni di Viterbo, un tema delicatissimo. L’amministrazione Michelini, come quelle che l’hanno preceduta, ha forse peccato di un eccesso di centralismo. Abbiamo affrontato il tema con un consigliere di maggioranza espressione delle frazioni: Marco Volpi da Grotte Santo Stefano.

 

Questione frazioni, nei giorni scorsi botta e risposta tra Elpidio Micci (opposizione) e Alvaro Ricci su quanto è stato fatto dall’amministrazione Michelini per gli ex comuni. Il primo dice che non avete fatto nulla, il secondo è di parere opposto. Dove sta la verità?

“Questa aministrazione ha fatto delle cose ma poteva fare di più. E’ uno dei motivi per cui io ho espresso notevole dissenso nei confronti dell’attuale maggioranza. Dopodiché Micci la butta in polemica. Andando bene a guardare noi abbiamo fatto più di quello che hanno fatto loro in passato, potevamo sicuramente fare meglio”.

Cosa è mancato?

“Serviva più attenzione rispetto alle problematiche che noi consiglieri delle frazioni abbiamo portato all’attenzione dell’amministrazione. Non ci siamo riusciti, è uno dei miei crucci”.

A distanza di quattro anni dall’inizio dell’era Michelini che bilancio fai per quanto riguarda le frazioni?

“Non si può cambiare un’amministrazione troppo centralista, troppo impegnata a guardare esclusivamente dentro le mura. Troppo presa a guardare interessi che gravitano dentro al centro storico. Noi consiglieri delle frazioni non siamo riusciti a fare lobbying per modificare questa impostazione troppo centralista. Ci sto provando e continuo a provarci nel mio piccolo. Ho proposto la modifica dello statuto comunale in alcuni punti per cercare di dare maggiore impulso alla logica di decentramento di funzioni e attività sul territorio”.

In che senso?

“Ho proposto alcune modifiche allo statuto che portino l’amministrazione a ragionare in maniera più decentrata e a guardare di più alle necessità del territorio. Di riflesso auspico che nel bilancio si inizi a ragionare sempre in termini di decentramento delle funzioni. Il cruccio è che a oggi non sono riuscito a coinvolgere su questi temi l’intera maggioranza”.

Perché l’attenzione sembra essere tutta su Viterbo città?

“Se nello statuto c’è scritto che il territorio di Viterbo nasce dall’annessione degli ex comuni questo detta una precisa prospettiva. Viterbo sente le frazioni come sudditi. Questo non è stato superato, la logica che voglio portare è quella del decentramento e di conseguenza il bilancio deve ragionare su questi binari. In quattro anni non ci sono riuscito, in questo ultimo anno conto di portare a casa qualcosa di buono”.

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