Macchina, perché il Comune non risponde a Di Prospero?

Macchina, perché il Comune non risponde a Di Prospero?

Perché chi amministra Palazzo dei Priori è rimasto in silenzio davanti alla pesante e imbarazzante lettera pubblica inviata ai giornali da Di Prospero sul concorso d'idee per la nuova Macchina di Santa Rosa'?

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Nuova Macchina di Santa Rosa, perché il Comune di Viterbo è rimasto in silenzio dopo il “j’accuse” lanciato da Gianluca Di Prospero lo scorso 3 marzo? Nessuno intervento pubblico per prendere una posizione, per dire la propria, per replicare, per chiedere scusa, per dire che per i prossimi concorsi d’idee si agirà diversamente.

Silenzio, assordante silenzio. Perché il sindaco Leonardo Michelini, che pure aveva sentito il bisogno di intervenire fortemente in consiglio comunale quando Di Prospero aveva paventato la possibilità di un ricorso al Tar, all’indomani della vittoria di Gloria di Raffaele Ascenzi, è rimasto in silenzio? Aveva detto, alzandosi in piedi in consiglio: “Chi fa ricorso, poi se ha torto, paga i danni”. Un intervento che in diversi hanno letto come una sorta di minaccia, un intervento che ha fatto rimanere male molti. Almeno tutti quelli che da un primo cittadino si aspettano un modo diverso di stare sulle questioni. E in quel caso magari ci stava meglio un: “Verificheremo la situazione, confidiamo che tutto sia in regola”.

E invece no: “Chi fa ricorso, poi se ha torto, paga i danni”; è stata la frase “capata dal mazzo”. Però il 3 marzo Gianluca Di Prospero ha fatto un’altra mossa interessante: ha detto che non farà ricorso perché ama Viterbo, la santa e i facchini. Ha reso pubblica però anche una lunga lettera privata, ricca di dettagli e allegati, dove mette in evidenza tutta una serie di cose critiche.

Mette, per esempio, in evidenza che la commissione ha assegnato punteggi più alti di quelli che poteva dare da regolamento per le singole voci. Ci sembra che la falla evidenziata da Di Prospero sia piuttosto imbarazzante, con ogni probabilità anche bastevole per fargli vincere un eventuale ricorso al Tar. Perché nessuno dal Comune ha replicato alla lettera di Di Prospero?

Se si fa finta di niente si commette un atto di scarsissima trasparenza, a che serve allora perdere tempo a discutere la Carta di Pisa? Se si fa finta di niente si rischia di non riflettere fino in fondo sugli sbagli commessi con questo bando calato sul tavolo all’ultimo, e questa mancata riflessione potrebbe in futuro far ricadere il Comune di Viterbo negli stessi errori. Se si rimane in silenzio si fa un torto a Gianluca Di Prospero, perché non si dice “Chi fa ricorso, poi se ha torto, paga i danni”; e quando ci fanno notare che poi un ricorso non sarebbe stato tanto infondato ma non viene fatto per amore della città non si ritiene giusto neanche rispondere e magari ringraziare e chiedere scusa.

E i consiglieri comunali, di maggioranza e opposizione, vorranno tutti partecipare a questo infantile gioco del silenzio o pretenderanno di portare la questione in consiglio e dedicare un po’ di tempo a un dibattito e a una riflessione? O il consiglio comunale, la casa dei viterbesi, è diventato ormai il palcoscenico di pantomime tutte politiche, di lotte intestine alla maggioranza e basta? Ci rifiutiamo di pensarlo e lanciamo un appello affinché qualche consigliere porti in aula la lettera pubblica di Di Prospero e chieda al sindaco un intervento a tal proposito.