Ma cultura può far rima con eventi e turismo?

Ma cultura può far rima con eventi e turismo?

E' possibile coniugare cultura con eventi e luoghi cittadini? Domanda complicata a cui tenta di dare risposta "Il Salotto delle 6" con quattro appuntamenti (dall'11 aprile al 3 maggio) che quest'anno, per i lavori in corso presso l'ormai tradizionale location del Consorzio Biblioteche, si terranno in Sala Regia

ADimensione Font+- Stampa

E’ possibile coniugare cultura con eventi e luoghi cittadini? Domanda complicata a cui tenta di dare risposta “Il Salotto delle 6” con quattro appuntamenti (dall’11 aprile al 3 maggio) che quest’anno, per i lavori in corso presso l’ormai tradizionale location del Consorzio Biblioteche, si terranno in Sala Regia. Il tema di fondo dell’annuale rassegna, ideata e condotta dal giornalista Pasquale Bottone, si interseca appunto con una richiesta precisa: possono manifestazioni di qualunque genere occupare, anzi monopolizzare, aree pubbliche per periodi anche lunghi? La risposta è implicita, cioè no, ma la provocazione di Bottone non si ferma perché propone un dibattito per capire e approfondire le varie questioni.

Si parte da due considerazioni generali: “eventizzazione” e “festivalite”. I mali che seducono Viterbo, ma non la fanno crescere, secondo il regista della rassegna che aggiunge: “Non sono contrario agli eventi in spazi pubblici, ma dico no all’occupazione militare degli stessi. La cultura non può permettersi di impossessarsi dei luoghi. Eventualmente li utilizza”. Una dichiarazione che ha un destinatario preciso: Caffeina (sia estiva che invernale), tanto per essere chiari. “Ma – aggiunge Pasquale Bottone – inviterò personalmente Filippo Rossi, Mauro Morucci e tutti gli altri operatori cittadini per discutere, sviscerare i problemi, confrontarsi. Possibilmente creando un fronte comune”. Un invito a comparire che nasce da un’esigenza precisa: rispettare la città (con la sua storia e le sue peculiarità) per valorizzarla.

E qui inevitabilmente il discorso si interseca con il tema del turismo. L’assessore comunale alla cultura Tonino Delli Iaconi annuisce: “Togliamoci dalla testa che il flusso turistico a Viterbo possa essere uguale, ma anche solo simile a quello di Civita di Bagnoregio. Qui, nella nostra città, dobbiamo aspettarci qualcosa di diverso perché differente è quanto Viterbo può offrire. Gli aumenti delle presenze e degli arrivi, testimoniati dai numeri, dicono chiaramente che il profilo del visitatore è di livello medio-alto. Insomma, il nostro è un turismo più di qualità. E su questo bisogna continuare a puntare”.

“Troppi festival – interviene ancora Bottone – senza un’identità precisa, magari scopiazzando ciò che si fa in altre città d’Italia. Non bastano decine di presentazioni di libri per fare cultura: ecco perché parlo di eventizzazione e di festivalite. Perché evento non è sinonimo di cultura e perché quest’ultima non è solo marketing. Va invece, a mio avviso, trovata una linea editoriale univoca, nuova e possibilmente comune. Magari valorizzando le aree cittadine più periferiche che ci sono e che meritano di essere coinvolte”.

Si parte dunque mercoledì prossimo (11 aprile) con la discussione sul tema “L’evento non fa cultura” con la partecipazione del giornalista e scrittore Vittorio Emiliani (ex direttore del Messaggero) e del professor Matteo Sanfilippo, ordinario di storia moderna presso l’Università della Tuscia. Si prosegue giovedì 19 con “La scuola degli italiani esiste ancora?” con Adolfo Scotto di Luzio, docente di storia della pedagogia presso l’Università di Bergamo. Il docente di estimo dell’Università Roma Tre Alfredo Passeri e lo scrittore e giornalista del Corriere della Sera Giuseppe Pullara si occuperanno invece de “I ‘non luoghi’ e la sfida delle periferie” (venerdì 27). Chiusura (giovedì 3 aprile) con l’urbanista e saggista Paolo Berdini che si cimenterà con “Città e territori come beni comuni”. Appuntamenti sempre nella Sala Regia di Palazzo dei Priori e sempre alle 17,30. “Ma perché allora – chiosa Delli Iaconi – si chiama Salotto delle 6?”. Già, perché?