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L’Unitus al lavoro su un progetto con i delfini per la qualità ambientale

L’Unitus al lavoro su un progetto con i delfini per la qualità ambientale

Il tursiope è un delfino all’apice della catena alimentare: la regolare presenza di questi predatori in acque costiere indica una alta diversità nelle comunità marine, incluse specie di pesci di interesse commerciale. Per questo, il tursiope è una specie marina chiave che può essere usata come indicatore della qualità ambientale. Non solo: la valutazione della sua distribuzione e abbondanza è richiesta dal complesso quadro legislativo internazionale.

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Il tursiope è un delfino all’apice della catena alimentare: la regolare presenza di questi predatori in acque costiere indica una alta diversità nelle comunità marine, incluse specie di pesci di interesse commerciale. Per questo, il tursiope è una specie marina chiave che può essere usata come indicatore della qualità ambientale. Non solo: la valutazione della sua distribuzione e abbondanza è richiesta dal complesso quadro legislativo internazionale.

Data la presenza di subpopolazioni separate nel Mar Mediterraneo, le informazioni sono ancora frammentate per permettere una valutazione dello stato reale della popolazione del bacino. Nelle acque costiere del Lazio settentrionale appena esterne al limite meridionale dell’area marina protetta del Santuario Pelagos, uno studio preliminare della Università della Tuscia – in particolare del CISMAR, cioè il Centro Ittiogenico Sperimentale Marino (con sede a Civitavecchia) – ha mostrato una presenza piuttosto stabile di tursiopi, insieme ad aree ad alta biodiversità marina.

Da qui l’idea del progetto “Dolphin Photo Identification Study” che mira a condurre una valutazione più approfondita sulla distribuzione del tursiope in questa area poco studiata. Tanti gli obiettivi del progetto: fornire una prima stima dell’abbondanza e struttura sociale della popolazione locale nell’area marina compresa tra Tor Paterno e il Monte Argentario; identificare gli habitat critici e favorevoli; studiare l’associazione con altre specie di predatori marini; valutare le potenziali interazioni con attività antropiche nell’area. Per raggiungere l’obiettivo il team, sotto la
supervisione del professore Dario Angeletti del Dipartimento di Ecologia e Biologia che si avvale della preziosa collaborazione di Ilaria Campana (post-doc dell’Unitus), Valentina Cafaro e Jessica Alessi, ha deciso di aprire una pagina di crowdfunding in collaborazione con All4science, organizzazione no-profit che finanzia progetti proposti da enti pubblici. Chi vuole donare può farlo tramite la pagina qui di seguito https://www.all4science.com/projects/dolphin-photo-identification-study- dolphins/.

Il finanziamento servirà a coprire le spese per la strumentazione e raccolta dati in campo, sostenendo l’attività dei ricercatori dell’università coinvolti. Gli obiettivi del progetto verranno conseguiti in due stagioni di campionamento, attraverso il monitoraggio visivo di una vasta area costiera nel mar Tirreno centrale, tra Lazio e Toscana. Durante i mesi estivi, personale esperto condurrà le osservazioni da barca a vela percorrendo transetti regolari lungo tutta l’area.

Applicando la tecnica non invasiva della foto-identificazione, i delfini verranno riconosciuti in differenti avvistamenti sulla base di segni naturali sulle pinne dorsali e sui fianchi, in questo modo sarà possibile fare una stima della popolazione e rilevare i movimenti tra diversi gruppi. Saranno inoltre raccolti dati comportamentali, sulla struttura sociale, associazione con altre specie marine e tipi di habitat, relazioni con attività antropiche, contribuendo a migliorare le conoscenze necessarie per la conservazione della specie e di tutto l’habitat costiero. Il progetto sarà condotto con il supporto dell’associazione Me.Ri.S. Tutte queste attività saranno utili a creare sulla costa del
Lazio una unità permanente di ricerca sui cetacei e gli ecosistemi marini presso l’Università della Tuscia, già parte del consorzio interuniversitario Circe.

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