L’Unione andrebbe aperto per 80 volte entro il 31 dicembre: a rischio il finanziamento

L’Unione andrebbe aperto per 80 volte entro il 31 dicembre: a rischio il finanziamento

Una clausola, probabilmente inserita nel terzo lotto del finanziamento ottenuto dal Comune di Viterbo, imporrebbe all’amministrazione comunale di aprire la struttura almeno 80 volte prima del 31 dicembre 2017. Ecco perché il Comune potrebbe aprire il teatro per farlo visitare ai cittadini. Uno stratagemma per andare incontro alla clausola e avere qualche giornata in più.

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Ottanta giornate di apertura nel 2017 o il Comune rischia di dover ripagare all’Ue gli oltre 3 milioni di euro ottenuti per la ristrutturazione del Teatro dell’Unione. Una clausola, probabilmente inserita nel terzo lotto del finanziamento ottenuto dal Comune di Viterbo, imporrebbe all’amministrazione comunale di aprire la struttura almeno 80 volte prima del 31 dicembre 2017. Ecco perché il Comune potrebbe aprire il teatro per farlo visitare ai cittadini. Uno stratagemma per andare incontro alla clausola e avere qualche giornata in più.

Aprire il teatro per 80 volte con 80 spettacoli, almeno quel che sembra dallo spirito della clausola, significherebbe spendere una montagna di soldi. Se si considera che aprire il teatro può costare fino a 3mila euro al giorno, infatti, il conto è presto fatto. Non è chiaro però quale sia lo spirito della clausola. O meglio non è chiaro se l’amministrazione la consideri valida a partire dal 2018 o se anche per il 2017. Dalle nostre verifiche sembra sia valida già da quest’anno e se così fosse davvero, il Comune di Viterbo dovrebbe accelerare per evitare di trovarsi in un brutto guaio.

Durante l’audizione consigliare di ieri, l’assessore alla cultura Antonio Delli Iaconi ha intanto tracciato la strada che considera più giusta per l’attivazione delle attività del Teatro dell’Unione. Secondo Delli Iaconi bisogna affidare la stagione teatrale all’Atcl, con una assegnazione diretta di fondi, e l’apertura di un bando per l’individuazione di una Compagnia Stabile dell’Unione. Una soluzione che servirebbe per salvare capra e cavoli. Alcune realtà del territorio hanno infatti chiesto all’assessore di permettere la partecipazione al bando del Mibact per realizzare un centro di produzione che porterebbe molti fondi in città. Delli Iaconi è convinto che in questo modo si potrebbe fare, anche se in realtà la Compagnia Stabile non potrebbe partecipare a questo tipo di bando, ma ad altri di tenore più basso.

 

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