Luca Profili: “Credo che la vera politica la facciano gli amministratori locali”

Luca Profili: “Credo che la vera politica la facciano gli amministratori locali”

Luca Profili, vicesindaco di Bagnoregio. E' lui uno dei volti giovani della politica locale che abbiamo deciso di intervistare.

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Luca Profili, vicesindaco di Bagnoregio. E’ lui uno dei volti giovani della politica locale che abbiamo deciso di intervistare.

 

Descriviti in quattro righe …

“Non è mai facile descrivere se stessi, quindi mi fido delle persone che ho vicino. Sincero, leale,
premuroso, solare e carismatico. Io aggiungo soltanto ambizioso, perché credo che qualsiasi cosa faccia uno nella vita, debba avere sempre la voglia di arrivare in fondo e raggiungere gli obiettivi che si pone davanti. L’ambizione accompagnata dall’umiltà, unica via per fare grandi cose. Da quattro anni vicesindaco di Bagnoregio”.

C’è speranza in questa provincia?

“La speranza c’è perché c’è la bellezza. Credo che poche altre province d’Italia possano vantare
una varietà così ampia di beni culturali, artigianato ed enogastronomia. C’è soltanto bisogno di
saperle raccontare bene, farle conoscere”.

Cosa può fare la politica per i nostri comuni? Per il tuo?

“Ormai vedo e vivo la politica veramente nel senso più civico del termine, fuori dalle logiche di
partito, che negli gli ultimi anni hanno spesso bloccato il Paese, limitandosi a discorsi autoreferenziali. Credo che la vera politica la facciano gli amministratori locali, perché sono a contatto con la realtà dei problemi che vivono quotidianamente i cittadini. Se penso a Bagnoregio, a quello che è successo negli ultimi anni, credo di poter rispondere che la politica può fare molto, ma soltanto se capace di fare scelte coraggiose, che spesso appaiono controcorrente, ma che alla fine sono l’unica strada per cambiare davvero le cose”.

La tua generazione come è posizionata sul territorio? Che ruolo ha?

“Quando nel 2014 diventai vicesindaco di Bagnoregio, partecipai spesso a riunioni, dove potevo
essere tranquillamente il nipote degli amministratori che sedevano allo stesso tavolo. Ora credo che
la situazione sia un po’ migliorata, vedo qualche ragazzo in più. Sono polemico ma non con la
generazione che ci ha preceduti, piuttosto con la mia, perché lo spazio uno deve andarselo a
prendere, con coraggio, nessuno regala niente. Non ci si può lamentare e basta. Fare politica
richiede anche sacrificio, responsabilità e passione”.

Il tuo sogno per il Viterbese?

“Il mio sogno per questo territorio è che possa collaborare, uscire dalle vecchie logiche che
tendono a curare soltanto il proprio orticello. Mi piacerebbe un territorio amministrato in modo
ambizioso, che non abbia paura di mettersi in mostra, che inizi a correre e crederci davvero”.

La più grande paura per il tuo territorio? E il pericolo più grande?

“Ho sempre sostenuto che se Civita di Bagnoregio rimane un’isola nel deserto è un occasione
persa per un un intero territorio. Già oggi di questo grande numero di persone ne beneficiano, sia in modo diretto che indiretto, tanti paesi limitrofi. Credo che possa fare da traino per tutta la Tuscia e noi siamo sempre stati disponibili a collaborare con tutti i comuni, sotto tutti i punti di vista. La
nostra è una zona che ha grandi problemi di collegamento, e questo secondo me deve essere il punto di partenza, quello da risolvere”.

Esiste, secondo te, una questione generazionale?

“Come ho detto in precedenza, la questione generazionale esiste ma va analizzata in modo
approfondito. Noi giovani siamo stati spesso abituati a dare colpe alla generazione che ci ha
preceduto, io però la vedo però in modo differente, e questi quattro anni in amministrazione
comunale mi hanno insegnato molto. E’ vero, sicuramente, che lasciare una poltrona, non è mai
facile ma è pur vero che spesso e volentieri sono i giovani a non avere il coraggio di mettersi in
gioco. Essere soggetti al giudizio delle persone non è facile, fare politica significa anche sacrificare
molto della propria vita privata, ed è la cosa che ho sempre sofferto e continuo a soffrire spesso, mi
mancano le giornate in cui non mi cerca nessuno.

Non nego che ci sono giorni in cui mi chiedo chi me l’ha fatto fare, in cui i tempi della burocrazia
sembrano infiniti, in cui i problemi sembrano irrisolvibili, poi però giro gli occhi verso l’immagine
dei giudici Falcone e Borsellino che ho sulla scrivania e mi convinco che è giusto andare avanti,
soprattutto per chi come loro, per lasciare un’Italia migliore, ha sacrificato la vita. Come diceva
proprio Borsellino “Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero
amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare””.

Saluta i nostri lettori.

“Un saluto a tutti e venite a trovarci”.