Lotta ai piccioni, la Lipu chiede di non abbatterli

Lotta ai piccioni, la Lipu chiede di non abbatterli

Dopo la conferenza in Provincia, la Lipu teme che in molti si affretteranno a scegliere la soluzione più semplice per il controllo dei piccioni nelle aree urbane, abbattendoli.

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Risale allo scorso 26 novembre la conferenza della Provincia di Viterbo nella quale il presidente, Mauro Mazzola, ha illustrato il piano quinquennale per il controllo del colombo, o piccione, all’interno dei centri abitati. Una presenza, quella dei piccioni, che secondo gli studi dell’Università della Tuscia negli ultimi anni si è fatta sempre più intensa, arrivando a toccare le 7mila unità a Viterbo nella rilevazione di marzo 2014. Alla conferenza sono state illustrate alcune soluzioni di controllo incruente, da adottare prima di quella estrema dell’abbattimento.

“Ovviamente né noi Lipu né nessun’altra associazione era stata invitata (incontro in teoria aperto a tutti ma non pubblicizzato)”. Ribatte Enzo Calevi, delegato provinciale della Lega Italiana per la Protezione degli Uccelli. “Il piano, a detta del dirigente provinciale, sarebbe uno strumento cui i sindaci potrebbero ricorrere nel caso si presentasse un problema di soprannumero. Infatti, fino ad oggi le delibere dei sindaci in materia erano stati sempre bloccate, perché i comuni non hanno competenza su animali definiti, ormai per certo, selvatici”.

“E così, – continua il delegato Lipu – come ultimo epitaffio della provincia che pare in futuro non possa più neanche essa deliberare in ambito di fauna selvatica, si è voluto lasciare questa perla che oltretutto assegna un ulteriore ed estremo (speriamo) studio ai soliti noti faunisti che da decenni si aggiudicano tutte le commesse dalla provincia e degli ATC”.

“In teoria, il piano prevede e raccomanda (soprattutto da parte Ispra), mezzi incruenti, tipo quelli suggeriti dalla Lipu ma, e questo è determinante, in aree rurali, in caso di elevata densità, si può ricorrere all’abbattimento ed in aree urbane, alla cattura. Finora il comune di Viterbo non è ricorso a mezzi cruenti e speriamo che tutti gli altri sindaci siano più saggi di chi, li fomenta ma stiamo facendo affidamento sul buon senso dei singoli perché a questo punto, se volessero, potrebbero agire pesantemente. A farci temere questa possibilità, il fatto che il 90% dell’uditorio era composto da cacciatori selecontrollori a noi ben noti”.      

“Due piccola postille, – aggiunge Calevi – direi fondamentali per capire come si agisce: è stato messo in piedi un piano di contenimento senza neanche conoscere la densità della popolazione e quindi l’esistenza o meno del problema; è storicamente accertato che i metodi cruenti non risolvono affatto il soprannumero, possono incidere nell’immediato, ma di li a poco la situazione ritorna tale a prima dell’intervento. Detto ciò – conclude – è lecito chiedersi: questo strumento ma soprattutto, il solito ricorso allo sparo, a cosa ed a chi serve?”.