Lo strano caso del chiostro degli agostiniani alla Trinità. Viaggi con “La banda del racconto”

Lo strano caso del chiostro degli agostiniani alla Trinità. Viaggi con “La banda del racconto”

Egidio da Viterbo e il contratto notarile del 1513 per un chiostro “d’autore” nel Santuario viterbese della Santissima Trinità: il racconto in situ. Con un omaggio al Miracolo della Madonna Liberatrice del 1320. Appuntamento ore 17.00 a Viterbo, in piazza della Trinità. Racconta Antonello Ricci, letture Pietro Benedetti, alle percussioni Roberto Pecci.

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Egidio da Viterbo e il contratto notarile del 1513 per un chiostro “d’autore” nel Santuario viterbese della Santissima Trinità: il racconto in situ. Con un omaggio al Miracolo della Madonna Liberatrice del 1320. Appuntamento ore 17.00 a Viterbo, in piazza della Trinità. Racconta Antonello Ricci, letture Pietro Benedetti, alle percussioni Roberto Pecci.

Un’iniziativa con la collaborazione nella ricerca e la partecipazione alla performance di Matteo Berni e Andrea Natali, apprendisti narratori del master DIBAF-UNITUS per “Narratori di comunità”. Un evento organizzato in collaborazione con Biblioteca Consorziale di Viterbo. E come biglietto d’ingresso l’acquisto di un volume a scelta dal ricco catalogo di Davide Ghaleb Editore. Ai partecipanti verrà fatto omaggio di un numero a scelta di Biblioteca & Società, rivista edita dalla Biblioteca Consorziale di Viterbo.

UN CHIOSTRO SENZA PROGETTO, UN PROGETTO SENZA CHIOSTRO

“Et rogaverunt me” eccetera: gli ultimi segni d’un inchiostro piuttosto fluido, poi la punta – non troppo dura diranno i paleografi – smette di scrivere.

Giorno 20 ottobre 1513: il contratto per la fabbrica del nuovo chiostro nel convento agostiniano della Trinità di Viterbo è pronto. Davanti al notaro Evangelista Bartoli – sua la mano altamente professionale che ha vergato una minuscola corsiva – lo scalpellino viterbese Pierdominico Ricciarelli e il generale dell’ordine agostiniano Egidio Antonini.

Egidio da Viterbo (1469-1532), predicatore teologo storiografo filosofo poeta, eclettico protagonista del dibattito culturale e religioso del suo tempo intorno al tema del neoplatonismo. La vena alchemica e cabalistica, magica e astrologica dell’umanesimo italiano. E parrebbe quasi un divertimento numerologico del «padre reverendissimo» il fatto che il chiostro poi effettivamente realizzato non corrisponda a misure dettate e tipi descritti dal protocollo notarile. A dispetto d’un elenco dettagliatissimo di elementi rapporti, proporzioni – forse ideato da Egidio stesso – certo animato dallo spirito d’un’epoca: quando, citando il mondo classico, si sognava d’incarnare nello spazio l’idea stessa del perfetto, il divino verbo.

Ma noi non sappiamo che cosa avvenne dopo quel venti ottobre. Perché, cioè, si costruisse sul medesimo perimetro un chiostro più alto e a colonnato continuo. Né perché di tale stranezza non s’accorgesse, quattro secoli dopo, Cesare Pinzi. Che nel 1912, infatti – pubblicando l’inedito testo d’un progetto senza chiostro – celebrava la purezza luminosa, le forme d’un chiostro senza progetto. In una Viterbo, ormai, culturalmente parrocchiale ben più che porporata.

Dopo quelli realizzati nel corso del 2016 e dedicati agli affreschi di Lorenzo, ai falsi di Annio e agli enigmi del cosiddetto Manoscritto di Viterbo, questo de “Il chiostro di Egidio” rappresenta il penultimo appuntamento dell’intero ciclo “Le passeggiate di Egidio 17”.

Ultimo della serie infine – fissato fin d’ora per giovedì 18 maggio, ore 17.00 – sarà un omaggio itinerante ai versi e alle lettere di Michelangelo e Vittoria Colonna (tra la piazza cittadina intitolata a quest’ultima, il convento e la ex chiesa di Santa Caterina). Con una delizia a sorpresa dedicata a Egidio da Viterbo.

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