Licenziamenti a Villa Rosa, i dipendenti scrivono a Papa Francesco

Licenziamenti a Villa Rosa, i dipendenti scrivono a Papa Francesco

Sessanta dipendenti di Villa Rosa scrivono al Pontefice dopo alcuni licenziamenti all'interno della struttura, chiedendo un suo intervento sulla gestione ecclesiastica dell'istituto.

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Una situazione non facile quella dei dipendenti delle Rsa viterbesi, soprattutto alla luce degli ultimi fatti di politica che riguardano le sovvenzioni alle strutture. Una vicenda che è culminata con il licenziamento, in questi giorni, di 7 dipendenti di Villa Rosa e lo “scadimento generale delle condizioni lavorative”. A farsi portavoce del malcontento dei lavoratori è Vittorio Ricci, sindacalista Fials, che ha diffuso una lettera scritta da 60 operatori della clinica a Papa Francesco.

Un gesto estremo in una situazione critica. Lo stesso sindacalista però ritiene “valide e ponderate le osservazioni scritte da questi dipendenti, con la speranza che Sua Santità possa intervenire sulla direzione di un istituto sanitario religioso per riportare la situazione di Villa Rosa a quei livelli di efficienza che l’hanno caratterizzata fino a pochi anni fa come il fiore all’occhiello della sanità viterbese”.

“Siamo un gruppo di lavoratrici e lavoratori della Casa di cura Villa Rosa di Viterbo, gestita dalle Suore ospedaliere del Sacro Cuore di Gesù. Da anni ormai i vertici della casa di cura non rispettano affatto la dignità e il decoro dei lavoratori. Una gestione della clinica a dir poco discutibile, ha condotto la stessa in una crisi grave. E i vertici altro non hanno saputo fare che prendersela con i lavoratori”. E’ questo l’abbrivio della lettera che i dipendenti di Villa Rosa hanno inviato al Pontefice, con lo scopo di informarlo della grave situazione che sta avvenendo a Viterbo.

“Quei lavoratori che hanno contribuito al risanamento della stessa clinica – continua la missiva – facendo notevoli sacrifici, attuando esodi volontari e, purtroppo subendone di coatti; quei lavoratori che sempre hanno operato per il bene dell’istituto anche per un suo mantenimento in vita, quei lavoratori che hanno fatto del servizio ai malati una vera e propria missione, mentre la dirigenza operava nel tempo scelte sempre più sbagliate e scellerate. Ciò che le consorelle, gestori della struttura, non dicono è che proprio grazie allo spirito e ai sacrifici dei lavoratori, ad oggi, la situazione è radicalmente cambiata, la clinica ha un bilancio con un utile attivo cospicuo pur essendo una onlus no profit. Anzi, riducono il personale alla ricerca di un risparmio che determina invece enorme disservizio a danno dei malati e dei degenti, per poi sperperare ingenti somme a favore di una società di revisione (P.W.H.) che altro non riesce a fare se non tagliare teste”.

“Con piacere, ricordiamo che da noi vengono svolti servizi unici in provincia, a favore di malati psichici e, se dovesse scomparire l’istituto Villa Rosa, si creerebbe un grave danno per questi disagiati e per tutto il territorio in cui operiamo. Ma proprio per questo Le scriviamo, perché temiamo che, nonostante gli sforzi fatti da tutto il personale, le suore stiano cercando di affossare questa importantissima struttura sanitaria per il nostro territorio, magari per favorire qualche personaggio ‘ragguardevole’ che vorrebbe acquistare il tutto. E lo stanno facendo iniziando a licenziare i lavoratori, quei lavoratori che tanto hanno fatto e fanno per il bene dell’istituto e dei suoi degenti, ponendo così sul lastrico intere famiglie composte da uomini, donne e bambini”.

“Lei afferma, giustamente, – dicono i lavoratori – che il lavoro nero è un peccato gravissimo, cosa ne pensa del licenziamento immotivato? Lei che richiama costantemente la dottrina sociale della chiesa, Lei che ricorda i sacrosanti principi dell’enciclica ”Rerum Novarum” di Leone XIII, Lei che chiede il rispetto per i lavoratori e per il mondo del lavoro, ci aiuti a fermare questo deplorevole stato di cose, a scongiurare un vero disastro per i lavoratori, per le loro famiglie, per i malati, per il territorio tutto”.

“A Lei – conclude la lettera – ci rivolgiamo, Santità, a Lei che accese la fiaccola di Santa Rosa, nostra Patrona, a Lei chiediamo di illuminare le scelte e di aprire i cuori di queste consorelle che sembrano aver perso ogni forma di sensibilità e la via della loro missione: la missione di operare per il bene. La ringraziamo anticipatamente e invochiamo la Sua Benedizione”.

Una lettera scritta con il cuore in mano, quella dei dipendenti di Villa Rosa, che cercano l’aiuto del Pontefice per fare in modo che la struttura continui a essere quello che è sempre stata: un luogo di cura, e non un qualcosa sulla quale lucrare. Dirette e pesanti anche le accuse dei lavoratori contro la gestione ‘ecclesiastica’ dell’istituto, sulle quali il Papa potrà dare un suo giudizio diretto, o almeno così sperano i lavoratori.