Librimmaginari, Giovanni Solimine: “sostenere chi promuove la lettura”

Librimmaginari, Giovanni Solimine: “sostenere chi promuove la lettura”

Negli anni si sono moltiplicate le attività di promozione della lettura. Sono diverse decine i festival in Italia che la promuovono. Tuttavia sembra che la crisi dell'editoria appare inarrestabile.

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Pensare e ripensare la promozione alla lettura per renderla più efficace. Nei giorni scorsi per Librimmaginari un convegno ha visto protagonista Giovanni Solimine, ex docente dell’Unitus e coordinatore del Forum del libro, insieme Paolo Pelliccia (commissario straordinario della Biblioteca Consorziale di Viterbo), Pierluigi Regoli (capo segreteria Assessorato Cultura, Politiche giovanili, Regione Lazio), Vladimir Mastrogiacomo (progetto nazionale Arci Book), Jérôme Gimenez (Ligue 35, ille et Vilaine), Daniele Di Gennaro (Minimum Fax) e Carlo Testini (responsabile Diritti Culturali, Arci nazionale).

In questi ultimi anni in tutta Italia si sono moltiplicate le attività di promozione della lettura. Sono diverse decine i festival tematici che promuovono libri ed autori. Tuttavia sembra che le persone continuano a leggere poco e la crisi dell’editoria appare inarrestabile. Ne abbiamo parlato con il prof. Solimine.

 

Come uscirne?

“Abbiamo individuato tre linee di intervento: valorizzare le migliori esperienze sul territorio, spingere alla collaborazione i diversi attori della filiera del libro e una serie di interventi normativi a sostegno della lettura. Abbiamo proposto un piano nazionale di promozione che nel 2013 era stato approvato dal Ministro Bray, ma dopo la crisi del Governo Letta è in stallo. È importante legare le attività di promozione, che sono episodiche, a interventi di continuità con il coinvolgimento delle infrastrutture come le biblioteche, scuole e librerie”.

 

Cosa possono fare le Istituzioni?

“Quello che vorremmo è più sostegno dalle amministrazioni a tutti i livelli, ma non necessariamente soldi. Anche soldi, ma essenzialmente vorremmo non ripartire sempre da zero. Vorremmo che sostenessero le buone pratiche dandogli continuità e facendole applicare sul territorio nazionale”.

 

In particolare le amministrazioni locali?

“Un’amministrazione locale può sostenere quelle associazioni che fanno attività che valgono. Potrebbero favorire l’intreccio tra le istituzioni, come le biblioteche, e l’associazionismo. Ad esempio per le librerie, che sono in grande difficoltà, potrebbero dare in affitto agevolato dei locali di proprietà pubblica o non chiedere la tassa di occupazione del suolo pubblico per le attività di promozione di lettura”.

 

Gli operatori della lettura sono pronti al cambio di linguaggio che è in atto nella società?

“In molti casi c’è bisogno di un intervento di formazione. L’età media dei dipendenti pubblici è alta perché non c’è turnover. Gli operatori invece vengono dalla cittadinanza attiva ed esprimono ben altre energie. A partire dalle buone pratiche bisogna fare formazione cercando di far capire perché certe pratiche funzionano e spiegando quindi come portarle avanti e come monitorare i risultati”.