“Liberiamo la città da un sindaco incapace”

“Liberiamo la città da un sindaco incapace”

È il giorno in cui le opposizioni suonano la campana all'amministrazione Michelini. Ma la suonano anche per arrivare alle orecchie dei sette consiglieri Pd che non hanno più fiducia nel sindaco. L'appello è chiaro: "Stacchiamo la spina e diamo un sindaco a questa città".

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“Basta con le pantomime, occorre liberare la città e darle un sindaco”. Questo è il telegramma che le forze di minoranza trasmettono nell’etere. Parlano ai viterbesi, si appellano ai sette consiglieri del Pd che non hanno più fiducia in Michelini.

“Notaio o consiglio comunale poco importa, ciò che conta è fare quello che va fatto. La gente ci ferma per strada e la domanda è sempre la stessa: quando lo fate venire giù?”, racconta Gianmaria Santucci. Assenti due pezzi dell’opposizione: il pentastellato Gianluca De Dominicis e Chiara Frontini di Viterbo2020. Loro hanno imboccato un’altra strada: una mozione di sfiducia. Percorso non condiviso dagli altri e anzi fortemente criticato. “La mozione di sfiducia non servirebbe a niente, se non a prolungare di trenta giorni questa agonia”, è il pensiero gettonato a queste latitudini.

Caffè Letterario di via Garbini, sono quasi le 16 quando i dieci consiglieri si siedono. In realtà manca anche Goffredo Taborri, ma per ragioni professionali. In sostanza è una nuova foto di gruppo del centrodestra, unico “intruso” Sergio Insogna. Apre le danze Claudio Ubertini e l’attacco suona così: “Siamo stanchi di essere presi in giro da questi signori. Vadano a casa e diano spazio agli elettori”.

Rimpalla sui project financing tirati fuori nelle recenti conferenze stampa e confessioni ai giornali. Nel conto registra i quattro parcheggi interrati e il recupero delle ex Terme Inps. “Sono incazzato, questa situazione non è accettabile”. Parla di fuffa Ubertini e il termine ritorna anche nei successivi interventi. Buzzi è più radicale: “Fallimento totale, certificato dalla presa di posizione di illustri esponenti del Pd”. Il riferimento è chiaramente a Ugo Sposetti che in un’intervista a Tusciaweb boccia il sindaco Michelini. “Chi li ha votati è pentito – continua Buzzi – ma sta peggio chi è costretto a subirli non avendoli votati. Invio un appello ai sette consiglieri a fare chiarezza sulla propria posizione. O si va in consiglio o dal notaio, l’amministrazione Michelini è già caduta di fatto”.

Giulio Marini ha con sé uno dei manifestini stampati per la scorsa campagna elettorale. Quelli con il celebre motto “per cambiare, non cambiare”. Sopra i risultati della sua prima consiliatura. “Michelini ha ereditato da noi – spiega l’ex sindaco – 23 milioni di euro di avanzo di cassa e 20 milioni di progetti. Lui non ha aggiunto nulla in due anni e mezzo. Finiamo questo gioco sulla pelle della città”. Micci sposta l’attenzione sulle frazioni: “Si è visto poco, meno di quello che c’era prima”. Insogna fa un “mea culpa”, anche a nome del collega del Gal Chicco Moltoni, per aver creduto in Michelini: “Si è presentato come contro i partiti e poi ha preso parte alla rissa nel Pd e dato spalla a una parte del partito nel formare un movimento svendendo Oltre le mura. Non ha fatto il sindaco ma il vice e il suo vice ha fatto il sindaco”.

Santucci invita a riflettere sulle “supercazzole del politichese” circolate con grande abbondanza negli ultimi giorni. Poi la sentenza: “Michelini è riuscito a far conoscere Viterbo in Italia come la città con più buche, quella dove i cartelli in inglese fanno ridere e perché la Macchina di Santa Rosa è rimasta a Expo. Ora il Comune è fermo, non stanno facendo niente. Pensano solo agli intrugli per evitare il voto di giugno. Il sindaco è incapace, il vicesindaco è incapace e governano un gruppo di incapaci. I consigli e le commissioni non si riuniscono, se serve scriveremo al presidente della Repubblica per chiedere un intervento su questa situazione lesiva della democrazia. Questa città ha bisogno di un governo vero”.