Lettera di un cittadino a Luisa Ciambella: “Dissento con lei, perché siamo in democrazia”

Lettera di un cittadino a Luisa Ciambella: “Dissento con lei, perché siamo in democrazia”

Dopo le dichiarazioni di Luisa Ciambella ieri alla trasmissione Sbottonati i cittadini si sono scatenati sui social in una nuvola di commenti, abbastanza duri. Ci hanno anche inviato una lettera indirizzata proprio al vicesindaco, chiedendoci di pubblicarla. E' la lettera di un cittadino qualunque, che riproponiamo integralmente.

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Dopo le dichiarazioni di Luisa Ciambella ieri alla trasmissione Sbottonati i cittadini si sono scatenati sui social in una nuvola di commenti, abbastanza duri. Ci hanno anche inviato una lettera indirizzata proprio al vicesindaco, chiedendoci di pubblicarla. E’ la lettera di un cittadino qualunque, che riproponiamo integralmente.

 

La lettera

Leggo un articolo sulla locale edizione del Messaggero, relativo alla querelle del sito web del Comune. Ne leggo un altro , sempre sullo stesso tema, riassunto di una trasmissione radiofonica trasmessa da una rete locale. L’assessore, anche vicesindaco dice: “Finalmente Viterbo ha un sito degno di questo nome”.

Segue una serie di dichiarazioni dove parla di complotti in atto, di persone che, senza pregiudizi, si accorgono che “loro” stanno cambiando la città e che tutti i detrattori improvvisati dovrebbero candidarsi prima di parlare.

Capito? “Finalmente Viterbo ha un sito degno di questo nome”. Mi pacerebbe rispondere.

Premetto che la storia del sito è, di per sé banale e chi si accinge a scrivere questa filippica, di cui chiedo scusa sin d’ora, è un mediocre che non ha alcun titolo a sindacare, uno che non è iscritto ad alcun partito e/o associazione.

Chi scrive, però, è pur sempre un cittadino, un signor nessuno in questa marmellata di anime, ma pur sempre un contribuente. Uno che segue le regole, o almeno ci prova, sempre che prima riesca a capirle. Ebbene, la prima risposta che mi viene da “urlare” è: “abbiamo un sito degno di questo nome?”

E quando prevedono, lorsignori, di dotare la città di una classe politica degna di questo nome? E di un palco di servizi, degni di questo nome? E di sicurezza, di decoro, di dignità, degni di questo nome?

Perché lasciando stare il sito (una sciocchezza), ripercorrendo la storia vissuta in questi tre anni di governo illuminato, abbiamo assistito a spettacoli ridicoli, a teatrini “migliori delle peggiori sceneggiate”, abbiamo subito l’aumento delle tasse comunali in misura sproporzionata all’erogazione dei servizi offerti. Abbiamo avuto le bollette pazze della Talete e Viterbo Ambiente commissariata per mafia.

In tre anni abbiamo oltraggiato storia, città, cittadini, mura, strade e la quintessenza del vivere civile.

In tre anni abbiamo visto tre presidenti del consiglio comunale di cui uno che si è dimesso perché non poteva parlare e che dopo che si è dimesso non si è più visto, una che è stata offerta come vittima sacrificale ad un rimpastino da bega partitica e per ultimo, un designato che ha creato ulteriori beghe per conflitti di interessi con un padre revisore (se non erro). Tutto necessario direte voi. Per carità ci crediamo. E poi?

Abbiamo bloccato per 3 mesi una intera città per le logiche di un partito, perché ammettetelo, siamo ostaggi di un partito. Abbiamo chiamato “ribelli” quelli che poi sono rientrati nei ranghi e hanno scambiato posizioni e ruoli. Abbiamo visto assessori, eletti con 100 voti che con la polizia per controllare i cittadini in consiglio, si sono ritrovati a litigare con consiglieri di fronte agli stessi cittadini attoniti. Referendum sull’acqua, commissioni assenti, seconde convocazioni. Tutto necessario e tutto secondo norma, direte voi. E poi?

Abbiamo dimenticato una macchina di santa Rosa a Milano, abbiamo illuminato di cultura il luogo e di luci il Natale (facendo pubblicità pagata fino a Onano), abbiamo imposto la tassa di soggiorno per ripianare i bilanci. Sempre nel frattempo abbiamo avuto mostre che sono costate 10 volte quanto hanno incassato, abbiamo snocciolato numeri enormi per le visite effettuate a mostre 3d mentre, gli stessi numeri, potevamo averli solo andando sui luoghi, resi degni in onore della storia che posseggono.

Lei dirà, c’è dell’astio in queste affermazioni. No. Alcun astio. Sono pregiudiziale? Può essere ma le garantisco che non è bello camminare in mezzo agli assorbenti usati e vedere casa mia vilipesa da controllo e gestione del territorio inesistenti.

In questi tre anni, abbiamo avuto consiglieri che hanno minacciato azioni legali qualora dovessero venir cacciati per le assenze, di cui vanno profondamente fieri. Come se non bastasse abbiamo assistito al riciclaggio di nomi e loghi in nuove fazioni, pronti per essere lavati, sciacquati e dotati di nuovo candore per le prossime elezioni. Abbiamo assistito alle dichiarazioni sui treni in corsa che non si possono fermare, tutte metafore avvilenti e molto renziane di fronte alla realtà che lei pare disconoscere. E’ forse è un virus collegiale?

Abbiamo avuto la percezione, ripeto la percezione, che qualsiasi cosa creata e proclamata come vostra, fosse il frutto del lavoro di altri, che ogni cambiamento fosse dovuto ai progetti della precedente amministrazione e che ogni argomento fosse discusso senza avere mai contezza di una verità che ponesse fine alle diatribe e/o che non fosse sconfessata cinque minuti più tardi.

Avete chiuso il centro ma lo abbiamo riaperto ai villani e ai maleducati, abbiamo aumentato il senso di ingiustizia fra chi ci vive e chi lo utilizza per divertimento, abbiamo tollerato degrado e inefficienza e abbiamo sputato, ogni santo giorno, sulla storia di ognuno di noi e su quella dei nostri avi.

Abbiamo discusso di tasse, solidarietà, servizi, sanità e rifiuti con persone che si alternavano in cariche e ruoli sempre per assecondare la proporzionalità delle poltrone. Abbiamo cacciato, per donare una poltrona non ancora assegnata, l’unico rappresentante non politico della giunta. L’unico che ahimè interagiva con i cittadini, alla pari. Capito? Alla pari.

Abbiamo avuto l’impressione che il perché che anima le persone che siedono in quel consiglio sia completamente all’opposto dei perché che dovrebbero animare degli amministratori pubblici.

Abbiamo parlato di cultura quando l’unica cosa che manca è l’educazione, abbiamo foraggiato associazioni distruggendone altre, abbiamo permesso che un intera città fosse ostaggio di un unico padrone, un partito che dopo 20 anni si è riappropriato del potere e che farà, metaforicamente, scorrere sangue prima di lasciare l’osso.

E adesso leggo di complotti. Magari gli stessi complotti di berlusconiana e renziana ora memoria? Dove sono? Chi complotta secondo lei? E soprattutto, chi sono quelli liberi da pregiudizi che ammirano le vostre gesta? Dove sono i cambiamenti in città?
Possibile che non percepiate che tutto ciò che è, ora, è peggiorato rispetto a prima?

Avete un merito: quello di aver trasformato la precedente amministrazione in una congrega di fenomeni ed il sindaco che vi ha preceduto in un Churchill nostrano. Nel frattempo avete orde di portatori d’acqua con le orecchie che vi foraggiano consensi e vi proteggono dai “flame” sui social con equilibrismi dialettici arditi.

Deridete le associazioni civiche che vi pressano e siete pronti ad associarvi per poi rinnegarle non appena avete avuto la visibilità richiesta. Avete parte della stampa dalla vostra parte, a volte in maniera sfacciata, aberrante. Avete il controllo di interi settori della città e non contenti, parlate di complotto.

E per tutta risposta, invece di chiedere scusa, per questo idillio triennale, dite pure che il diritto alla parola lo potremmo avere solo nel caso in cui dovessimo candidarci?

Signora, mi perdoni, l’Italia, nonostante tutto, nonostante la libertà di stampa sia compromessa, nonostante siamo sottoposti a leggi fatte da criminali, e magari siamo anche governati da qualcuno che non ha mai votato nessuno, è ancora un paese democratico.

Da persona comune, anche se tacciato di benaltrismo, nichilismo e populismo, posseggo ahimè solo questo “non luogo” e mi affido a queste parole per esprimere una opinione da uomo libero. Perché signora, lei, a mio avviso, non lo è, come non lo sono tutti quelli che siedono in quella stanza. Siete schiavi di un organo che vi controlla e che controlla le idee, la volontà, la motivazione. Perché vi siete candidati.

Posso capire anche che questa affermazione possa disturbarla ma né io né tanti dei miei concittadini, hanno mai infilato bigliettini elettorali nelle tasche di qualcuno o frequentato circoli, associazioni, partiti, comitati, direttori, commissioni.
E nemmeno uffici di partito o di politici in una lunga scalata alla comprensione del “sistema”.

Noi siamo nulla. Noi siamo niente. Non siamo capaci, né motivati a interagire con “questo” sistema. Ci è concesso. Come ci è concesso il mugugno. Noi non ci siamo candidati.

Invece lei lo ha chiesto. Lei ha volutamente e premeditatamente fatto cose per ricoprire quel ruolo, non è venuto per caso. Lei si è candidata. E il dissenso, in democrazia è previsto, in alcuni casi serve anche a migliorare le prestazioni.

Aggiungo inoltre che lei, come tutti gli altri, è in quel posto per tutelare i miei e i nostri diritti e garantire servizi, visto il periodo, con le risorse disponibili. Lei è li, per garantire equità ed efficienza, giustizia e buongoverno. E oltre a mostrare spocchia e presunzione, non mi pare stiate facendo altro.

Mi permetta un’ ultima affermazione: non sia piccata per il dissenso e la mancanza di rispetto da parte di commentatori improvvisati. Perché quel rispetto, prima di esigerlo, lo dovrebbe dare alla città che pare non conoscere. lo sono un commentatore improvvisato. Lo so. Ma mi posso permettere solo questo. Come il percorso di ogni mattina.