Lettera di Natale

Lettera di Natale

L'idea di scrivere questa lettera parte una sera, davanti alla televisione. Di fronte a me un ragazzo di poco più grande, che vive la sua vita sotto scorta da quando ha pubblicato un libro. Il libro porta il titolo di Gomorra e il giovane in questione, ormai in Italia si è considerati tali fino a un numero di candeline imprecisato, è Roberto Saviano. Ho avuto anche modo di incontrarlo, velocemente. Era una sera d'estate di ormai qualche anno fa. Conservo ancora una vecchia Moleskine con al centro il suo autografo.

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L’idea di scrivere questa lettera parte una sera, davanti alla televisione. Di fronte a me un ragazzo di poco più grande, che vive la sua vita sotto scorta da quando ha pubblicato un libro. Il libro porta il titolo di Gomorra e il giovane in questione, ormai in Italia si è considerati tali fino a un numero di candeline imprecisato, è Roberto Saviano. Ho avuto anche modo di incontrarlo, velocemente. Era una sera d’estate di ormai qualche anno fa. Conservo ancora una vecchia Moleskine con al centro il suo autografo.

Seguo un suo ragionamento. Parla delle mafie e di come queste agiscono su i territori che presidiano. Parte da una domanda, che lui stesso iniziò a farsi anni fa: “Perché questi signori, che possiedono quantità inimmaginabili di soldi (che vengono da droga, estorsione e traffici vari), non fanno niente per i “loro” quartieri? Perché non li migliorano? Non regalano campi da calcetto, luoghi di incontro, parchi sistemati? “Per loro sarebbe possibile, anche facile”, continua Saviano.

Qui la riflessione diventa sottile e importante. “Le mafie deprimono e mantengono nel degrado i loro territori. Lo fanno perché hanno bisogno di manovalanza a basso costo. Se inizi a migliorare un quartiere e magari contribuisci alla sua crescita economica, sociale e culturale le persone per “stare con te”, “lavorare per te”, non si accontenteranno più di poco. E quel poco che gli dai oggi, portandoli dalla tua parte, non sarà più sufficiente per controllarli”.

Le mafie controllano i territori. Anche la politica li controlla, almeno nel semplice senso che li amministra. E su ogni territorio agiscono i partiti. E i partiti costruiscono le proprie condizioni di potere con il consenso. Quanto costa quel consenso? Oggi, in Italia, molto poco. La mancanza di lavoro, di possibilità di realizzazione della gente fa sì che il sostegno a un partito possa valere anche molto poco. Mi sto riferendo al sistema delle clientele, che in un Paese dove vota poca gente e i più non vanno neanche alle urne di fatto risulta determinante. Vince chi costruisce più clientele. Fossero anche le clientele “della frittura di pesce” propagandata da De Luca in Campania.

E se una persona diventa tuo “cliente” per una frittura di pesce o per un lavoro precario e questo ti permette di vincere le votazioni e controllare un territorio che interesse hai a lavorare per la crescita di quel luogo? Se un territorio cresce, se ci sono le possibilità, se c’è il lavoro diventa difficile tenere con sé “un cliente”. O comunque, anche se questo fosse ancora possibile, aumenterebbe a dismisura il suo prezzo.

Il meccanismo è diabolico ma funziona e importa poco a chi punta al potere e alla gestione del territorio quali sono i mezzi, i costi sociali e umani. Il conto tanto è pagato da altri, almeno nell’immediato. Così il non andare a votare della gente più delusa e disperata e i meccanismi di clientela diventano gli strumenti che rendono possibile a classi dirigenti senza altri obiettivi che il proprio mantenimento governare. Persino governare a lungo. Pur non avendo uno straccio di idea su come migliorare il territorio, su come creare occasioni. Così la meritocrazia viene uccisa perché pericolosa, le esperienze libere e indipendenti combattute perché pericolose e la crescita e lo sviluppo snobbati perché pericolosi. Non so dove questo accada, se magari accade anche nel nostro territorio o meno. Ognuno si guardi intorno con gli occhiali di questa riflessione e si faccia un’idea. E sia ben chiaro che non intendiamo dire che la politica e la mafia siano la stessa cosa, che i partiti e la mafia siano la stessa cosa. Diciamo che però è questa una somiglianza che può accadere e tutti dovremmo essere attenti per scongiurarla. 

Il Natale, al di là delle questioni religiose, è momento di rinascita. Vi facciamo i migliori auguri di “rinascere” e di riuscire a vedere meglio dove state facendo avanzare le vostre vite. La consapevolezza e il coraggio sono figli della speranza e per pensare un domani più giusto per tutti c’è tanto bisogno di questi ingredienti. Vi auguriamo di trovarli sotto l’albero e di diventare nuovi indossandoli.