Le pagelle della giunta Michelini – La Fune dà i voti agli assessori

Le pagelle della giunta Michelini – La Fune dà i voti agli assessori

Non è facile tirare fuori un giudizio in poche righe su un amministratore. Si rischia sempre di essere un po' ingiusti, approssimati o a volte troppo buoni. Come da tradizione però non ci siamo sottratti a quello che riteniamo essere uno dei compiti di un giornale: valutare e fare sintesi. Soprattutto su un qualcosa di così importante come la politica e i politici che amministrano il territorio.

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Non è facile tirare fuori un giudizio in poche righe su un amministratore. Si rischia sempre di essere un po’ ingiusti, approssimati o a volte troppo buoni. Come da tradizione però non ci siamo sottratti a quello che riteniamo essere uno dei compiti di un giornale: valutare e fare sintesi. Soprattutto su un qualcosa di così importante come la politica e i politici che amministrano il territorio. Sono nate così queste pagelle che state per leggere.

 

 

Leonardo Michelini: voto 4. La sensazione forte è che l’amministrazione Michelini sia già arrivata al capolinea. Questo non significa che cadrà a breve, cosa che potrebbe anche verificarsi, ma che la spinta propulsiva e di governo è decretabile come già esaurita. Qualcuno avanza dubbi sul fatto che sia mai esistita. A pesare notevolmente è la discrepanza tra il sogno raccontato in campagna elettorale e quello che poi si è visto. Il volto di Viterbo non è cambiato così come era stato promesso. Michelini è rimasto prigioniero dei suoi gruppi politici e dei giochi di palazzo, non riuscendo a conquistare il ruolo di sindaco forte. A livello di percezione poi le cose sono andate piuttosto male, molto probabilmente anche a causa di difetti consistenti di comunicazione. La città termale non esiste e non è stata impostata, quella turistica è essenzialmente figlia dei “fuochi” che è stata in grado di accendere Caffeina. Quella culturale è praticamente stata svuotata e ridotta a esoscheletro. Rimangono forti i problemi economici e di disoccupazione e non è stata messa in campo alcuna visione politica chiamata a contrastarli. Tutto è piuttosto casuale ed eterodeterminato. Non si è visto neanche il tanto sbandierato “ruolo di Viterbo come capoluogo”. E negli ultimi tempi a “infilzare” l’immagine del sindaco ci si è messo anche il figlio con i suoi discutibili post su Facebook. Schiocchezze, è vero, ma che tra la gente generano un velenoso vociare.

Luisa Ciambella: voto 5. La Merkel viterbese non ha retto il ruolo di “sindaco ombra”, che in parecchi auspicavano. Rispetto al 2013 lei stessa si è logorata, non riuscendo a produrre visioni politiche utili alla città e assumendo, suo malgrado, tratti impopolari di “chiacchierata” arroganza. Proverbiale la frase: “Guai a chi ferma questo treno!”. Rimasto poi evidentemente impantanato. Le parole spesso non sono state seguite dal corpo e la città fatica a vedere risultati che vanno oltre la messa in funzione delle opere “mariniane” del Plus.

Maurizio Tofani: voto 5. Salito a bordo di recente è sicuramente l’uomo di maggiore intelligenza politica che siede in giunta. Assessorato pesante e delicato il suo: rifiuti. Anche se il cambio di uomo non ha cambiato lo stato delle cose. Diciamo che l’unico cambiamento portato è essenzialmente lui stesso.

Alessandra Troncarelli: voto 6, cinque e mezzo più  mezzo punto di incoraggiamento. Il mezzo punto lo attribuiamo perché è la figura più giovane a sedere in giunta, all’interno di una compagine politica non certo facile. Ha dimostrato grinta nel difendere il suo ruolo da varie invasioni di campo anche se è stata mandata a sbattare su questioni delicate come le Rsa. Coltiva fasce di popolarità in diversi ambienti cittadini ma sarebbe servito di più. Avrebbe dovuto incarnare dinamicità e freschezza in una giunta composta in massima parte da “vecchie volpi” del potere.

Giacomo Barelli: voto 6,5. In diversi gli riconoscono affidabilità. Il che in politica e soprattutto nell’amministrazione è sempre un qualcosa di importante. Venuto al mondo (della giunta) con “il peccato originale” del legame con Caffeina (fosse solo di tipo affettivo) ha dimostrato di essere uno che lavora. Di Barelli si possono dire tante cose, soprattutto sul carattere burrascoso che ha creato diverse tensioni, ma di certo non si può dire che non sia uno che si è dedicato anima e corpo a questa esperienza da assessore. Oggi rivendica una città piena sotto Natale e la sensazione di aver messo a segno un colpo importante. Bene anche la regia sul grande evento del Trasporto 2016 della Macchina di Santa Rosa, dove però ha finito per avvolgersi nella ragnatela dei conti e nello scontro con i Cinque Stelle. Possiamo dire che con il lavoro sviluppato e le energie messe in campo emerge rispetto al piattume dei compagni di giunta.

Antonio Delli Iaconi: voto 4. Come simpatia meriterebbe 8, come stile 10. La politica però è altra roba. Tonino Delli Iaconi non funziona come assessore alla Cultura. Lo dimostra il fatto che le associazioni cittadine boccheggiano tra bandi “strambi” e assegnazioni dei fondi con tempi biblici. Passerà alla storia come “l’uomo delle convenzioni” e de “il Comune non è un bancomat”. Insomma a livello del tessuto delle associazioni passerà alla storia come l’amministratore che ne ha cancellato il futuro.

Raffaella Saraconi: voto 6. E’ la figura che esce meno a livello di percezione ma quando esce risulta sempre elegante e capace di stare al suo posto. Una presenza davvero istituzionale la sua. Ha cercato di aprire una progettazione anche per quanto riguarda il nuovo volto di Viterbo. Il suo lo sta facendo.

Alvaro Ricci: voto 5. Sono lontani i tempi “del corsaro”. Lontani i tempi quando dai banchi della minoranza sembrava in grado di generare una visione della città migliore. Il “potere” sembra averlo logorato, quasi ingrigito. Uomo simpatico ma amministrare è forse un peso che incupisce. Ha progettato e sviluppato cose per la città: dai parcheggi intelligenti, alla nuova cartellonistica. Diversi gli sbagli e le punzecchiature sulla stampa locale incassate in questi mesi.

Sonia Perà: voto 5. Sta cercando soluzioni ai problemi dei locali nel centro storico, dove gli attriti quest’anno non sono stati pochi e neanche le multe che hanno rischiato di far saltare la piccola rete imprenditoriale che è nata. Fa il suo, senza particolari meriti o demeriti.

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