Le notizie da Viterbo e dalla Tuscia

Le origini misteriose della Tuscia e degli Etruschi: gli antichi immigrati dalla Turchia

Le origini misteriose della Tuscia e degli Etruschi: gli antichi immigrati dalla Turchia

STORIE - Negli ultimi anni il termine "Tuscia" è diventato piuttosto di uso comune. Indica una zona precisa del centro Italia e il viterbese lo ha fatto suo per ribadire le sue origini legate al popolo etrusco. Un grande personaggio italiano come Mario Monicelli, che girò nelle nostre zone tantissimi film, una volta proprio ospite a Viterbo, disse che non sopportava il termine "Tuscia", quando veniva qui a girare le sue pellicole si usa chiamarlo "viterbese". Ma quanti di noi si sono chiesti cosa sia veramente la Tuscia e da dove arrivi questo termine.

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STORIE – Negli ultimi anni il termine “Tuscia” è diventato piuttosto di uso comune. Indica una zona precisa del centro Italia e il viterbese lo ha fatto suo per ribadire le sue origini legate al popolo etrusco. Un grande personaggio italiano come Mario Monicelli, che girò nelle nostre zone tantissimi film, una volta proprio ospite a Viterbo, disse che non sopportava il termine “Tuscia”, quando veniva qui a girare le sue pellicole si usa chiamarlo “viterbese”. Ma quanti di noi si sono chiesti cosa sia veramente la Tuscia e da dove arrivi questo termine.

Quello che sappiamo per certo è che la Tuscia è quella fetta di centro Italia che un tempo veniva anche chiamata Etruria: la zona occupata dai popoli etruschi appunto, che i romani chiamavano “tusci”, plurale del latino tuscus. Benché Etruria e Tuscia siano sinonimi, quest’ultimo termine iniziò ad essere usato quando il popolo etrusco era praticamente scomparso. La Tuscia si estende dalla Toscana (che prende il nome proprio da quella denominazione), alla bassa Umbria e l’Alto Lazio. Anche Tuscania, infatti, deriva dall’appellativo “tusci”.

Quella finora raccontata è la parte nota della storia, perché gli etruschi rimangono tutt’ora uno dei più grandi misteri storici di sempre. Non si sa da dove arrivassero, ma sappiamo che hanno tramandato importanti nozioni di architettura ai romani, che poi li hanno inglobati nel loro popolo. Ancora oggi in queste terre ci sono antichi discendenti del popolo etrusco, che magari non sanno neanche di esserlo.

Per svelare il mistero degli etruschi arriva in soccorso un recente studio dell’Università di Torino e pubblicato dal The Guardian. I ricercatori hanno scavato nel passato non usando i reperti ritrovati nelle città, ma scavando all’interno delle linee di sangue. In ogni area oggetto di studio, infatti, sono stati raccolti campioni di DNA da uomini con cognomi unici nel distretto e le cui famiglie avessero vissuto lì per almeno tre generazioni.

Una volta estratta la sequenza genetica, i ricercatori hanno messo a confronto il gene Y tramandato da padre a figlio, con quelli di altri gruppi di controllo: alcuni presi in Italia, nei Balcani, in Turchia e nell’isola greca di Lemnos (che secondo una prova linguistica potrebbe avere stretti legami con gli etruschi). Il risultato è stato spettacolare: pare che i campioni presi nella zona della Tuscia, siano più somiglianti a quelli dei popoli orientali, rispetto a quelli degli altri gruppi di italiani. Addirittura una variante genetica di alcuni campioni era condivisa solamente con gli abitanti della Turchia.

La ricerca, inoltre, coinciderebbe con le parole dello storico greco Erodoto, secondo cui gli Etruschi che lui chiamava Tirreni arrivavano dall’Anatolia occidentale (inserita oggi nella Turchia) e la loro migrazione in Italia troverebbe giustificazione in una gravissima carestia che avrebbe costretto parte dei Lidi a lasciare il loro paese. Con questa motivazione, a detta dello storico “quelli di loro che ebbero in sorte di partire dal paese scesero a Smirne e costruirono navi e, posti su di esse tutti gli oggetti che erano loro utili, si misero in mare alla ricerca di mezzi di sostentamento e di terra, finché, oltrepassati molti popoli, giunsero al paese degli Umbri, ove costruirono città e abitano tuttora. Ma in luogo di Lidi mutarono il nome, prendendolo da quello del figlio del re che li guidava, e si chiamarono Tirreni”.

Una volta giunti in Italia, i romani hanno iniziato a chiamarli “tusci”. Secondo alcuni questo nome arrivava dalla loro abilità di costruire grandi torri e pareti in città collinari, che ancora oggi dominano le valli delle nostre zone e portano il segno della costruzione etrusca. Le conclusioni dei test sul DNA, però, danno valore anche un’altra ipotesi, finora considerata molto fantasiosa e che avvicina gli etruschi al popolo di Troia, la città delle torri, caduta secondo quanto scritto da Omero tra il 1250 e il 1200 a.C., proprio in corrispondenza dell’arrivo dei “Tirreni” sulle coste italiane sostenuto da Erodoto.

Gli etruschi hanno contribuito in maniera significativa nell’evoluzione del popolo romano, non solo attraverso le avanzate tecniche di costruzione. Alcuni dei primi re di Roma erano etruschi. Il “fascio littorio”, famoso ancora oggi dopo il periodo del fascismo, era quasi sicuramente un simbolo etrusco. Un’altra scoperta affascinante è quella della carne. Sappiamo che gli etruschi si nutrivano di ottima carne, come oggi lo fanno i Toscani con le loro mucche Chianine. Un recente studio, sempre sul DNA, della Chianina, ha mostrato come questa razza bovina sia estranea alle altre italiane, ma ha un riferimento con alcune mucce presenti nella zona della Turchia e dei Balcani, proprio lungo il presunto percorso di migrazione degli etruschi.

In un’epoca in cui ci si fida sempre meno degli immigrati, non scordiamoci che alcuni di noi che abitano nel viterbese da generazioni, condividono i tratti genetici con i primi immigrati di questa nazione. Un popolo che, nonostante un difficile inserimento con gli indigeni del posto, ha saputo condividere la propria cultura per il bene di un progresso comune verso una nuova epoca di prosperità.

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Stefania Maraldi
February 22, 2018 Stefania Maraldi

Belle Immagini! [...]

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February 22, 2018 Luigi Tozzi

Veramente non si capisce proprio come il buon Dio abbia necessità di dettare un libro [...]

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February 19, 2018 Roberto Re

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