Il complesso della Trinità affonda. Crepe profonde, muffa e finestre rotte (guarda le foto)

Il complesso della Trinità affonda. Crepe profonde, muffa e finestre rotte (guarda le foto)

"La Trinità è condizioni inaccettabili – scrive Viterbo Civica – per chi vuole candidarsi a capitale della cultura. Le immagini parlano più di mille parole, crepe profonde, muffa sui muri, finestre rotte dal vento, tegole pericolanti, pericolose infiltrazioni d’acqua".

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Le giornate Fai hanno messo in luce un gioiello dimenticato di Viterbo: la Chiesa della Trinità a San Faustino. Ma spenti i riflettori, accesi meritevolmente dal Fai, il complesso tornerà a essere dimenticato e lasciato in condizioni non certo ottimali. Sicuramente “inaccettabili – scrive Viterbo Civica – per chi vuole candidarsi a capitale della cultura. Le immagini parlano più di mille parole, crepe profonde, muffa sui muri, finestre rotte dal vento, tegole pericolanti, pericolose infiltrazioni d’acqua. I frati agostiniani fanno quello che possono, contando solo su privati e associazioni come Viterbo Civica”.

 

Guarda le foto scattate da Viterbo Civica

 

Secondo quanto riportato dal movimento fondato da Lucio Matteucci il Complesso della Trinità fa parte dei beni dello Stato e “questo significa che anche per mettere un chiodo c’è bisogno del consenso della Soprintendenza delle Belle Arti, ma che è praticamente impossibile ottenere soldi per restauri, per la mancanza cronica di fondi”. Viterbo Civica poi invoca l’intervento del Comune. “Sarebbe il caso che si occupasse dei lavori. Oppure dovrebbero essere i fedeli a occuparsene, poiché la Trinità custodisce l’immagine della Madonna protettrice della città. Purtroppo il silenzio delle istituzioni e il numero di fedeli sempre più scarno, è un sintomo evidente che stiamo dimenticando il nostro passato”.

“Sarebbe bello – conclude Viterbo Civica – che i viterbesi si ricordassero che questa chiesa esiste, senza dover aspettare che il FAI glielo ricordi. Abbiamo in città la facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, perché non istituire un cantiere scuola per restaurare almeno i dipinti?”