Il mondo del lavoro italiano: tra nuovi lavori e fuga di cervelli

Il mondo del lavoro italiano: tra nuovi lavori e fuga di cervelli

Negli ultimi cinquant’anni il mondo del lavoro in Italia ha subito un drastico cambiamento

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Il mondo del lavoro in Italia

Negli ultimi cinquant’anni il mondo del lavoro in Italia ha subito un drastico cambiamento: a causa della crisi economica mondiale, tante sono le imprese che sono fallite, stimate a 100 mila tra il 2008 e il 2016 da una ricerca del Centro Studi ImpresaLavoro, tantissime le attività che hanno chiuso i battenti e così molti, ancora lontani dall’età pensionabile, si sono trovati senza alcuna fonte di guadagno, insieme con i giovani in cerca di primo lavoro.
I dati sul tasso di disoccupazione forniti da stime ISTAT, infatti, sono impressionanti: a maggio 2017 il tasso di disoccupazione è pari a 11,3%, quello giovanile al 37%. Sempre dalla stessa stima ISTAT emerge anche che l’incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari al 9,4%; ciò vuol dire che meno di un giovane italiano su 10 è disoccupato.

I nuovi lavori

Appare chiaro, dunque, che per sopravvivere a questa crisi migliaia di giovani abbiano dovuto adeguarsi, adattando ad esempio la scelta del proprio percorso di studi a quelli che sono i lavori più richiesti nell’attuale mondo del lavoro o inventando nuovi mestieri.
Un mercato in crescita e sul quale vale la pena puntare al giorno d’oggi nella ricerca di un lavoro è, ad esempio, quello digitale: tanti sono i profili professionali richiesti nel mondo dell’informatica, dall’ingegnere informatico al mobile developer fino alla figura del cyber security.
Altro settore da non sottovalutare è quello del commercio import-export, stimolato dalla globalizzazione che ha reso disponibile l’accesso a nuovi mercati emergenti e, quindi, a milioni di consumatori. Tra le figure richieste troviamo, solo per citarne alcuni, l’export manager, il responsabile vendite e l’e-commerce manager.

Cervelli in fuga

Per far fronte alla crisi e riuscire a trovare un lavoro, sempre più giovani italiani preferiscono emigrare all’estero. Secondo il Rapporto sulle migrazioni curato per conto dell’Ocse dal Centro Studi e Ricerche Idos, nel Febbraio 2017 il numero di persone registrate dalle anagrafi consolari come italiani residenti all’estero è pari a 5 milioni e 200mila e tra questi oltre il 50% è diplomato o laureato.

Tali migrazioni qualificate, unite all’incapacità dell’Italia di attrarre cervelli dall’estero e quindi al forte disequilibrio di questo tipo di flussi migratori, generano nel nostro Paese un abbassamento del livello di capitale umano, in quanto l’Italia affronta le spese legate all’istruzione dei giovani, perdendo il ritorno su questi investimenti; altro aspetto fondamentale è, inoltre, quello delle esternalità fiscali negative.

Inoltre uno studio recentemente portato avanti da Omar A. Doria Arrieta, Fabio Pammolli and Alexander M. Petersen nell’articolo Quantifying the negative impact of brain drain on the integration of European science mette in evidenza come il mancato equilibrio della fuga di cervelli in Europa influenzi negativamente anche  la collaborazione internazionale nel campo della scienza e della ricerca.

 

Servizio realizzato con la collaborazione di Nadia Cameroni