L’auspicabile ritorno dei “generali di piombo”

L’auspicabile ritorno dei “generali di piombo”

Un cambiamento reale, che ci porti lontano dalle difficoltà pesanti che il nostro territorio e Paese stanno vivendo, è possibile solo cercando di comprendere ciò che accade. Vi presentiamo un punto di vista.

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TusciaL’editoriale di oggi nasce da una serie d’incontri e di scambi dialettici al telofono tra il sottoscritto e alcuni signori “con i capelli bianchi”. Tanto “materiale umano” buono, che sarebbe utilissimo per rifondare questo nostro malandato territorio e Paese. Mi piace chiamarli, in contrapposizione a un’altra tipologia di uomini di cui avevamo trattato settimane fa (i “generali di carta”), “generali di piombo”.

I più attenti osservatori delle vicende politiche e sociali avranno netta la sensazione di trovarci in un momento storico che somiglia molto a quell’istante che precede lo sbocciare dell’alba. Chi conosce le cose della natura sa bene che è proprio quello il punto più freddo di una giornata.

Eppure è un istante carico di speranze, perché precede l’arrivo del sole. Ora non so dire se saremo fortunati da vedere un qualche sole sorgere, so per certo che affinché questo sia possibile è necessario diradare le tenebre. Il buio. Insomma bisogna mandare in soffitta il mondo dei “generali di carta”. Chi guarda con disprezzo alla politica è totalmente fuori strada. Non è possibile cambiare le cose senza la politica.

E’ però necessario tagliare fuori chi, fino a oggi, ha utilizzato la politica in funzione del proprio interesse personale e della propria sopravvivenza. Vanno tagliati fuori i “capibastone” dei partiti. Quelli che non hanno seminato nulla e che hanno lavorato solo e sempre come cavallette. Divorando tutto ciò che gli è capitato sotto le potenti mascelle e facendo fuori tutti i potenziali competitor.

Un signore “con i capelli bianchi”, diverso tempo fa, mi ha fatto dono di un’osservazione preziosa: “Sai perché siamo messi così? Perché le cose da troppo tempo funzionano in un modo assurdo. I “capibastone” dei partiti hanno sempre pensato di circondarsi d’idioti. Se a volte i prescelti sono risultati migliori di chi li ha selezionati è stato solo perché il selezionatore era talmente imbecille da non rendersi conto che stava selezionando qualcuno con del sale in zucca”.

E’ accaduto proprio questo. E così i partiti si sono trasformati in bande, con qualche “capobastone” e più eserciti di yesman poco pensanti. Un disastro. Ma il vero genocidio dei cervelli si è consumato nell’eliminazione sistematica dei “generali di piombo”. Fatti fuori senza scrupolo dai “capibastone”, perché rappresentanti una minaccia. Il loro pensare, il loro avere una cultura, una visione, un’indipendenza è stata la causa della loro sciagura. E’ così che i “capibastone” hanno trasformato i partiti in ghetti, e di riflesso è diventata un ghetto la politica italiana e l’economia italiana e la società italiana e perfino le famiglie italiane.

I “generali di piombo” spesso si sono fatti fuori da soli. Non ritenendo opportuno per loro, quasi sempre capaci di farsi largo nella società attraverso le proprie capacità reali, perdere tempo a litigare con quello o quell’altro dominus. Così facendo però, andati via i giganti o comunque sia i normali, la scena è stata dominata per troppo tempo dai nani e dalle ballerine.

E quando succede questo la miseria e la disperazione sono dietro l’angolo. Ora proprio miseria e disperazione sono diventati alimento di un cambiamento possibile. Cambiamento che sicuramente deve essere generazionale, ma le giovani generazione non possono farcela da sole. Per questo sarebbe auspicabile un ritorno in scena dei “generali di piombo”. Portatori d’esperienza e d’intelligenza, ma anche promotori di autonomia e libertà d’azione e di pensiero. Così potrebbero rinascere dei veri partiti, dalla fusione di queste due tempre. I nonni e i nipoti insieme per mettere da parte gli stolti e tirannici padri. I costruttori di un sistema scoppiato e falso, capace solo di generare la disperazione che sempre più si materializza nelle case dei cittadini.