L’assessore Barelli nel mirino, le anime del Pd lo vorrebbero fuori dalla giunta

L’assessore Barelli nel mirino, le anime del Pd lo vorrebbero fuori dalla giunta

Operazione però non appoggiata né gradita a Leonardo Michelini, che sembrerebbe essere l'unica vera barriera al regolamento di conti politico che si starebbe tentando. L'arma bianca? Il conflitto d'interessi. Quello che c'è sempre stato ma che ora sembrerebbe essere stato notato anche dagli uomini della maggioranza, che dopo 4 anni se ne sarebbero accorti. Piuttosto strumentale, quasi patetico.

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La giunta Michelini è quello che è. I limiti della squadra di governo capitanata dal sindaco imprenditore sono sotto gli occhi di tutti e i quattro anni trascorsi non passeranno alla storia come particolarmente entusiasmanti. Nel gruppo anche l’assessore Giacomo Barelli che, nel piattume generale, si è ritagliato un certo protagonismo. Nel bene e nel male, a seconda dei punti di vista.

Un protagonismo poco gradito in diversi ambienti della maggioranza, dove pare che gli unici a “volergli bene” sembrano essere quelli di Viva Viterbo, quantomeno per logiche di schieramento, e il sindaco Michelini, che ha sempre difeso l’operato dell’assessore e lo ha protetto senza esitazione rispondendo picche alle diverse richieste di consegna della testa “occhialuta”.

E proprio l’assessore Barelli sembrerebbe, dicono i bene informati delle vicende che riguardano Palazzo dei Priori, finito nel mirino delle diverse anime del Pd. Essenzialmente due: quella “fioroniana” e quella “panunziana”; impegnate, dicono sempre i bene informati, in questi giorni a trovare una quadra per mettere in campo un gioco di squadra alle prossime elezioni politiche. Barelli infatti avrebbe un peccato originale, diventato piuttosto evidente con gli ultimi sviluppi del quadro politico locale. Essenzialmente è venuto fuori con il “gran rifiuto” di Viva Viterbo di confluire nei Mori.

E la scelta dei “vivaviterbesi” di giocare da soli sembrerebbe, dicono sempre i beni informati, avere sortito l’effetto del fumo negli occhi per il deus ex machina del Palazzo dei Priori di oggi, leggasi Beppe Fioroni. Da qui il sentimento montante di una resa dei conti, da consumarsi proprio sulla testa di Barelli.

Operazione però non appoggiata né gradita a Leonardo Michelini, che sembrerebbe essere l’unica vera barriera al regolamento di conti politico che si starebbe tentando. L’arma bianca? Il conflitto d’interessi. Quello che c’è sempre stato ma che ora sembrerebbe essere stato notato anche dagli uomini della maggioranza, che dopo 4 anni se ne sarebbero accorti. Piuttosto strumentale, quasi patetico.

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