L’Arci e le linee guida per la buona accoglienza, intervista a Walter Massa

L’Arci e le linee guida per la buona accoglienza, intervista a Walter Massa

Walter Massa oggi a Viterbo per presentare le linee guida dell’Arci in tema di accoglienza e per portare l’esperienza oltre decennale dell’associazione al servizio del territorio.

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Walter Massa oggi a Viterbo per presentare le linee guida dell’Arci in tema di accoglienza e per portare l’esperienza oltre decennale dell’associazione al servizio del territorio. Walter Massa, coordinatore del sistema nazionale di accoglienza di Arci nazionale, parteciperà ad un incontro inserito nel programma di Estasiarci 2017, l’iniziativa che prolunga le celebrazioni della Giornata mondiale del Rifugiato e che sta vivendo la sua fase conclusiva anche con i concerti in piazza Unità d’Italia in programma fino a sabato 15 luglio.

Alle 16 al Biancovolta, in via delle Piagge 23 a Viterbo, l’appuntamento con Walter Massa, che Arci Viterbo ha intervistato. “L’immigrazione – ha spiegato – è stato uno dei temi politici più importanti negli ultimi 15 anni di vita dell’Arci e così dopo il Congresso di Bologna di tre anni fa, abbiamo deciso di lavorare per stilare queste linee guida”.

Il lavoro è durato un anno ed è stato presentato poche settimane fa durante il Festival Sabir insieme alle Istituzioni con cui Arci, che ha in gestione 6.000 posti di accoglienza in 13 regioni italiane (divisi circa a metà tra Cas e Sprar), opera quotidianamente: ovvero il Ministero dell’Interno, la Conferenza delle Regioni e l’Anci.

[Di seguito l’intervista pubblicata sul sito di Arci Viterbo]

Avete presentato questo lavoro come un lavoro che viene da lontano, partecipato e ambizioso. Cioè?

“Hanno partecipato alla stesura oltre 350 tra dirigenti e operatori dell’Arci. Abbiamo sentito l’esigenza di definire sempre di più i criteri i generali della gestione dei progetti di accoglienza, anche perché il sistema, anche quello di Arci, è cresciuto e quindi volevamo definire le modalità operative. Così abbiamo anche rafforzato il senso di rete su questo terreno”.

Quali obiettivi avevate?

“Innanzitutto costruire un sistema di monitoraggio del nostro sistema di accoglienza: ovvero volevamo sapere come e dove operiamo ogni giorno. Capire quali attività Arci mette in campo. Un modo per far emergere l’impegno dell’associazione sul terreno dell’accoglienza”.

Oltre a questo obiettivo, operativo, avevate anche un obiettivo più politico?

“Sul piano politico la definizione delle linee guida serve a noi per superare la dicotomia che ha caratterizzato il dibattito di questi anni: è meglio Cas o Sprar?”

E la risposta qual è?

“Noi diciamo che è meglio il sistema Arci, che va adattato sia al sistema Cas che allo Sprar. L’orizzonte che abbiamo di fronte è comunque quello del sistema Sprar: è migliore per fare lavoro un reale di integrazione sul territorio, per evitare che si producano storture. Lo Sprar è un sistema pubblico gestito con soldi pubblici; il Cas è un sistema privato gestito con soldi pubblici. Noi preferiamo il primo anche perché, rispetto al Cas, è più monitorato dall’inizio alla fine, anche nelle procedure di rendicontazione”.

Quali sono i principi che determinano una buona accoglienza?

“Ci sono tre concetti principali: l’accoglienza deve essere diffusa, in piccoli numeri e deve perseguire l’autonomia delle persone. Partiamo dall’accoglienza diffusa: se lo fosse e le 181.000 persone accolte in Italia ad oggi fossero divise equamente per il numero dei Comuni, ne avremmo 28 per ciascuno. Questo non è dunque solo il modello di accoglienza che proponiamo, ma la soluzione e la risposta a chi dice che è in atto un’invasione”.

Poi?

“L’accoglienza deve essere in piccoli numeri perché non esiste un progetto di accoglienza realmente funzionante dal punto di vista dell’integrazione che non sia fatto su piccola scala: ospitare 100 persone in un albergo non la favorisce affatto. Infine l’autonomia delle persone: all’interno degli appartamenti le persone si preparano i pasti da soli, fanno la spesa e si autogestiscono. Questo è il primo pilastro dell’integrazione. Poi c’è anche il tema della lingua italiana, alla quale dovrebbero essere dedicate almeno 12 ore a settimana da ciascun richiedente asilo o rifugiato. Poi l’accompagnamento alle Commissioni, la formazione e la preparazione all’uscita dal progetto”.

Quali prospettive ha questo protocollo? È un documento interno o può ambire a qualcosa di più?

“Lo abbiamo presentato alla presenza del Sottosegretario Domenico Manzione e il sindaco Matteo Biffoni dell’Anci che hanno preso l’impegno di approfondire la nostra proposta per giungere alla firma congiunta di un protocollo d’intesa. Intanto sappiamo che aver citato questo protocollo nei bandi per lo Sprar è stato un elemento di punteggio. Questo è importante”.

C’è una possibilità che venga adottato anche da altre realtà?

“Ci sono realtà singole che lavorano bene in Italia, ma che non hanno una rete nazionale di supporto e quindi noi lo mettiamo a disposizione di chi ci si riconosce”

Auspica che venga anche adottato, in qualche modo, dal Ministero degli Interni e dalle Prefetture?

“Che queste linee guide possano diventare uno strumento che il Ministero assume per costruire una buona accoglienza, non lo escludiamo anche perché il decreto Morcone nell’estate scorsa ha già introdotto dei miglioramenti allo Sprar anche grazie a lavoro dell’Arci. Che anche i bandi delle prefetture possano esserne influenzati, questa è una speranza. Il protocollo che firmeremo con Ministero degli Interni, Anci e Conferenza delle Regioni, sarebbe positivo se riuscisse a modificare la cultura nel sistema di accoglienza nazionale”.

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