‘Lancio su Vallebona’, dopo 72 anni ricordati gli eroi normali ma manca ancora qualcosa

‘Lancio su Vallebona’, dopo 72 anni ricordati gli eroi normali ma manca ancora qualcosa

Finalmente il nome "lancio su Vallebona" è entrato nella comunicazione ufficiale del Comune di Viterbo. Rinnoviamo al sindaco Michelini, ai consiglieri di Grotte Santo Stefano e all'amministrazione tutta il nostro invito a posizionare copia della targa messa a Grotte anche a Vallebona, dove è avvenuto il lancio.

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Premessa d’obbligo

Durante la ricerca di storie per l’edizione domenicale de La Fune ci siamo imbattuti lo scorso agosto nella bellissima storia del “lancio su Vallebona”. Un tesoro di cui i viterbesi avevano perso la memoria e che forse non era mai stato considerato per il suo profondo valore reale. Ci si è presentato lì, intorno a noi, quel 7 agosto nel 2015, all’interno del Museo Territoriale di Bolsena. La storia recuperata da anni dallo studioso Mario Di Sorte. L’abbiamo letta con attenzione e scritto l’articolo. Chiedendo subito dopo ai consiglieri grottani Volpi, Boco e Micci di spendersi per una targa ricordo. Poi gli eventi hanno preso il loro corso e siamo rimasti scossi quando il nome “lancio su Vallebona” era praticamente scomparso dall’iniziativa di una targa e di un convegno per ricordare quella storia.

Oggi una nuova nota stampa del Comune con evidente già nel titolo “Lancio su Vallebona”. Quanto abbiamo scritto è servito a ridare la giusta prospettiva. Siamo molto felici e ringraziamo il Comune di Viterbo. Rinnoviamo al sindaco Michelini, ai consiglieri di Grotte Santo Stefano e all’amministrazione tutta il nostro invito a posizionare copia della targa messa a Grotte anche a Vallebona, dove è avvenuto il lancio.

 

La nota stampa di Palazzo dei Priori

Quale attestato di gratitudine e riconoscimento a tutte le famiglie e alla cittadinanza che in questo territorio, a rischio della propria vita, fornirono con enorme sacrificio aiuto e rifugio agli aviatori e ai soldati degli Stati Uniti d’America e delle forze alleate, permettendo loro di salvarsi e di non essere catturati dal nemico. In ricordo”.

Questo il testo, a firma del Comune di Viterbo e dell’ambasciata degli Stati Uniti d’America, che dallo scorso 15 gennaio si legge sulla targa apposta sul muro dell’ex circoscrizione di Grotte Santo Stefano, in ricordo di quanto accaduto il 15 gennaio 1944, quando dieci aviatori americani si dovettero lanciare su Vallebona (leggi qui). A ricostruire un’importante pagina di storia locale è stato lo studioso Mario Di Sorte, autore del libro Oltre il lago.

Intreccio di vite nel dramma della seconda guerra mondiale, le cui pagine hanno ispirato sia la cerimonia commemorativa a Grotte Santo Stefano che il successivo convegno ‘Anni di guerra 1943 – 1944. La solidarietà della Tuscia rischiando la vita’, presso la sala Coronas della Prefettura di Viterbo.

Due appuntamenti fortemente voluti dal Comune di Viterbo (con il patroncio della Provincia e della Prefettura) per riportare alla luce un fatto di grande valore umano, purtroppo poco conosciuto. Molte le persone che alle 15 sono intervenute in piazza dell’Unità a Grotte Santo Stefano per assistere alla cerimonia commemorativa.

Il parroco don Giuseppe, la banda Ferentum che ha intonato il Silenzio. Le autorità, tra cui il sindaco Leonardo Michelini e l’addetto militare dell’Ambasciata americana Philip Cuccia che hanno provveduto a scoprire la targa, davanti allo sguardo commosso di quelle famiglie di Grotte Santo Stefano e Vallebona che, il 15 gennaio 1944, misero in salvo avieri e ufficiali americani attaccati dalla contraerea tedesca e costretti ad abbandonare il velivolo, lanciandosi con il loro paracadute.

Presenti anche il vice sindaco Ciambella e l’assessore Delli Iaconi insieme ai consiglieri comunali Boco, Micci e Volpi. A fare da collante tra le due iniziative, quella a Grotte e quella in Prefettura subito dopo, le pagine scritte da Di Sorte, all’interno delle quali viene minuziosamente e fedelmente descritto quanto accadde in quel periodo nel nostro territorio, incluso la ricostruzione della missione di quel bombardiere che, privo del suo equipaggio, si inabissò nei fondali del lago diBolsena, il suo ritrovamento e il recupero della sua torretta ventrale (attualmente questa parte dell’aereo è esposta nel museo territoriale di Bolsena).

“Famiglie di Grotte Santo Stefano, di Vallebona e di altre parti della Tuscia– ha sottolineato il sindaco Michelini – hanno salvato vite umane. Senza esitazione e senza lasciarsi spaventare dal rischio di essere scoperti, donne e uomini hanno compiuto azioni di estremo coraggio e altruismo nei confronti di aviatori e ufficiali americani, dando loro un riparo presso le proprie abitazioni o campagne.

L’Italia aveva firmato l’armistizio da mesi ma le bombe continuavano a cadere. Solo due giorni dopo il 15 gennaio, Viterbo subì uno dei bombardamenti più devastanti registrati nel secondo conflitto mondiale. A distanza di oltre 70 anni – ha aggiunto il sindaco – i due appuntamenti dello scorso 15 gennaio hanno rappresentato un momento di condivisione e riflessione, in memoria della nostra storia e in onore di quegli immensi sacrifici compiuti da parte di nostri concittadini che hanno combattuto usando come armi grande umanità e coraggio”.

Soddisfazione è stata espressa dal prefetto di Viterbo Rita Piermatti durante il suo intervento all’inizio del convegno nella Sala Coronas. Il prefetto dopo aver rimarcato l’importanza della precedente cerimonia commemorativa nella frazione viterbese ha sottolineato il valore storico, culturale e sociale dell’evento convegnistico, con particolare riferimento alle giovani generazioni. “Gli anni bui della seconda guerra mondiale, che ferite tanto gravi hanno inferto alla nostra Nazione e a questo territorio, sono anche quelli in cui sono apparsi i primi spiragli di luce, come testimoniano i commoventi episodi di solidarietà che oggi ricordiamo. L’apporto che il popolo offrì alla guerra di liberazione ha costituito il terreno da cui negli anni a seguire è germogliato il nostro percorso costituente e il nostro sistema democratico”.

In Prefettura, oltre alle autorità già presenti a Grotte Santo Stefano, sono intervenuti insieme allo studioso Di Sorte, autore del libro, anche il colonnello Lembede, addetto alla difesa dell’ambasciata del Sud Africa, il direttore della riserva naturale Selva Del Lamone Diego Mantero e Luciano Dottarelli, presidente club Unesco Viterbo Tuscia, che ha introdotto e moderato il convegno.

“Una giornata indimenticabile – ha commentato l’autore del libro Mario Di Sorte – che ci ha permesso di riscrivere una pagina di storia coperta dalla polvere di ormai 72 anni di oblio e di rendere così omaggio a quanti, giovani donne, famiglie e uomini della Tuscia, rischiando quotidianamente la propria vita, misero in atto una rete di solidarietà oggi assolutamente impensabile. Grazie alla disponibilità del sindaco Michelini, del vice sindaco Ciambella, dell’assessore alla cultura Delli Iaconi e dei consiglieri Boco e Volpi, queste famiglie ora hanno la possibilità di ricevere un dovuto grazie”.

Nell’ambito del convegno, il vice sindaco Ciambella e l’assessore Delli Iaconi, insieme ai consiglieri comunali Boco, Micci e Volpi, hanno consegnato alle coraggiose famiglie una pergamena, a ricordo della giornata commemorativa e in onore del valoroso gesto compiuto 72 anni fa.

Questi i loro nomi: Paolino Lamoratta, Augusto Chiovelli, Ovidio Franceschini, Attilio Damiani, Renzo Profili, Ermete Fulvi, Tommaso Baccello, Antonio Buzzi, Felice Capitoni, Gradito Franceschini, Giovanni Franceschini, Nazzareno Egidi, Ilio Petronilli, Zeliante Persi, Cesare Rossetti, Marino Benedetti, Domenico Pacifici, Giovanni Profili, Anna Lamoratta, Salvatore Belella, Giulio Biancalana, Antonio Capati, Francesco Capitoni, Felice Franceschini, Antonio Marconi, Giulio Petronilli, Alessandro Smith.