L’analisi \ Dal funerale della cultura all’Unione: quando il mondo della cultura scrive la parola fine

L’analisi \ Dal funerale della cultura all’Unione: quando il mondo della cultura scrive la parola fine

più grandi sono le aspettative, più grande è il “botto” nel caso di fallimento. E sulla riapertura dell'Unione l'investimento in termini comunicativi da parte del centrosinistra era stato davvero grande.

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Quel boomerang del Teatro dell’Unione. Per Michelini e i suoi il termine dei lavori e la riconsegna dell’edificio alla città, doveva essere il punto più alto dei 5 anni di amministrazione dal qual ripartire con slancio per una nuova tornata elettorale. E invece no.

Quello che doveva essere il fiore all’occhiello dell’attività amministrativa della giunta guidata dal sindaco Leonardo Michelini rischia di diventare una vera e propria Caporetto. Tra lucernari non chiudibili, sistemi anti incendio che potranno ostacolare il movimento delle scenografie, stucchi non rifiniti e il palco completamente sprovvisto di qualsiasi dotazione tecnica (non ci sono nemmeno le americane elettrificate), la doppia inaugurazione del Teatro dell’Unione è diventata ora un incubo.

La difesa in calcio d’angolo di Michelini e dell’assessore alla cultura del Comune di Viterbo Antonio Delli Iaconi durante l’ultimo Consiglio comunale aperto di fronte ai tre operatori Gian Maria Cervo, Alfonso Antoniozzi e Paolo Manganiello, si scioglie di fronte al sopralluogo dei tre al Teatro e alle fotografie pubblicate su Facebook: l’Unione non è altro che una bella sala, completamente sprovvista e inadatta ad ospitare spettacoli. Questo è un dato di fatto, non un’opinione.

Ed è così che il fiore all’occhiello dell’attività amministrativa del centrosinistra, diventa al più un crisantemo. Così come per Giulio Marini 5 anni fa le attività in ambito culturale erano diventate il tema su cui era iniziata la discesa (dal Funerale della cultura in poi) negli inferi che lo portarono alla sconfitta elettorale, oggi per Michelini rischia di ripetersi lo stesso scenario. Anche perché più grandi sono le aspettative, più grande è il “botto” nel caso di fallimento. E sulla riapertura dell’Unione l’investimento in termini comunicativi da parte del centrosinistra era stato davvero grande. 

E così la questione della gestione del Teatro e la vicenda Atcl passa di moda e diventa di secondo piano, anche perché in queste condizioni ora cambia tutto.