L’alfabeto della settimana – Leggi la top ten

L’alfabeto della settimana – Leggi la top ten

Una nuova settimana è appena passata e come ogni weekend ci troviamo a sintetizzarla in dieci lettere. Dal “diplomatico” Sergio Insogna al numero verde bresciano per lamentarsi dell’umido.

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AlfabetoA di allerta meteo. E’ scattata così rigidamente che addirittura sono state chiuse le scuole. In diversi hanno fatto polemica perché alla fine non è successo nulla. Forse preferivano scene apocalittiche e l’arrivo di un nuovo Noe. Stranezze umane.

C come Ciucciarelli Umberto. E’ balzato agli onori delle cronache direttamente da Rai Tre, dove il suo tweet #stacce ha conquistato l’attenzione di Zoro. Dalla destra storica al Nuovo Centro Destra è ora fondatore dell’Unione della Tuscia, creatura politica che strizza l’occhio a Matteo Salvini. Dopo tante camicie nere nell’armadio sta per arrivare quella verde. Hanno sempre avuto ragione: “non moriremo democristiani”.

I come Insogna Sergio. Il buon Sergione è rimasto male per il fatto che i facchini hanno riconsegnato il Premio Faul che gli aveva dato lo scorso tre settembre. Tutto perché non avevano gradito alcune sue dichiarazioni. Ha pensato quindi bene di abbassare i toni: “Dove ho rimesso il premio? Nella bacheca dell’arroganza”. Quando si dice la diplomazia…

L come Lombardia. Viterbo Ambiente e Comune di Viterbo hanno regalato risate d’incredulità ai tanti viterbesi che hanno usato il nuovo numero verde per informazioni sull’umido. Per un errore di trascrizione era stato dati il numero verde di una ditta che gestisce fogne e acquedotti nel bresciano. I viterbesi che hanno provato l’esperienza si sono trasformati per pochi minuti in Super Mario Balotelli.

M di Michelangelo. Ci sono sempre più elementi che sembrano portare all’attribuzione della Crocifissione, custodita al Museo del Colle del Duomo, al grande maestro del Rinascimento. Dovessimo davvero ritagliarci uno spazietto tra le città d’arte e cultura?

N di New York e di otto viterbesi che hanno corso la maratona della Grande Mela. Tutti hanno tagliato il traguardo e portato in alto i colori della città. Una storia buona ogni tanto risolleva il morale.

R di Rubicone, all’interno della maggioranza di Leonardo Michelini. Pronti a valicarlo i consiglieri del Partito Democratico, guidati dal capogruppo Francesco Serra. Dall’altra parte del fiume la vecchia maggioranza, comprendete Viva Viterbo, che i democrat sembrano intenzionati a spazzare via. Sarà questo l’inizio del tanto annunciato, quanto smorzato, rimpasto? Riuscirà Michelini ad ammaestrare l’infuriato Serra e a convincere Ricci e gli altri dem che un tweet non è un gesto politico. La situazione è al bivio: o dem o dem degli enti.

S come Sodalizio. C’è chi vuole cambiare le carte in tavola nel racconto dei contrasti tra facchini e Comune, sostenendo che dietro a certe decisioni dei cavalieri di Rosa ci sia una manovra politica. Le “inconfutabili” prove sarebbero nel diverso atteggiamento assunto dal Sodalizio verso l’ex amministrazione Marini e quella di Michelini. I fatti? Oggi chiudono il Museo del Sodalizio perché il Comune non paga quanto previsto in convenzione. Questo, secondo alcuni, non accadde all’epoca Marini. Abbiamo scoperto che è una fregnaccia e ve lo abbiamo raccontato. Consigliamo ai raccontatori di storie di cancellare le pagine web del passato, un po’ come accadeva ai muri nella Fattoria degli Animali di Orwell.

U come umido, come gli occhi umidi di tanti viterbesi che di fronte al caos rifiuti sono scoppiati in un pianto isterico. La situazione raccolta differenziata, dopo le novità del primo novembre, è esplosa. I turisti che vengono da fuori non riescono a capire se si tratta di cumuli di rifiuti o istallazioni artistiche. I sacchetti buttati in giro sono talmente tanti che sarebbe stato difficile raggiungere un simile risultato anche pianificandolo. Se non dovessimo riuscire a ottenere il titolo di città europea della cultura potremmo ripiegare su qualcosa più nelle nostre corde: città europea della “monnezza”.

V di Villa Lante. Non se l’è cagata quasi nessuno per parecchi anni. Dentro c’erano diversi problemi strutturali su cui La Fune ha aperto un bel lavoro giornalistico. Abbiamo disturbato il sottosegretario di Franceschini e alla fine lo stesso ministro ha finanziato i lavori di sistemazione. Adesso tutti ne parlano e si incazzano perché è chiusa la domenica pomeriggio. Siamo soddisfatti.