L’alfabeto della settimana – Leggi la top ten de La Fune

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Una nuova settimana raccontata in dieci lettere. Scoprite cosa secondo La Fune è stato importante in questi ultimi giorni.

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A di acqua, ma soprattutto di arsenico. E’ stata la settimana dell’esposto in Procura, firmato da diversi movimenti e associazioni. A guidare l’azione l’avvocato Carlo Mezzetti. La frase cult? “L’arsenico per Viterbo è come l’Ilva per Taranto”. Un decennio di avvelenamento di massa può bastare o no? Potremmo fare una telefonata a Nick Vendola.

B come Belcolle. Gli autisti Francigena volevano incrociare le braccia e smetterla con l’inferno delle fermate (ben quattro) all’interno del piazzale dell’ospedale. A innescare la volontà il parcheggio selvaggio, che negli ultimi tempi ha determinato gravi ritardi sulla linea 11 e ha fatto spaccare diverse gomme (700 euro l’una). La data fissata era quella del primo novembre ma Alvaro Ricci, assessore alla Mobilità, si è mobilitato. Ha sollecitato il dg Asl Macchitella che ha disposto tutto il necessario per disinnescare l’ordigno. Proverbiale la frase di commento di Ricci: “Già l’autobus lo prendono in pochi, sarebbe follia creare disservizi. Dovremmo coccolare gli utenti”. Chissà se nei prossimi mesi vedremo un servizio ristorazione sui pullman del trasporto pubblico locale?

D di Del Piombo. Il suo quadro ‘La pietà’ sembra non trovare pace. Lo scorso anno messo dentro scafandri neri e portato a Palazzo dei Priori, quest’anno addirittura promesso per una mostra a Vicenza. Poi Sgarbi ha rilanciato su Expo 2015. Insomma abbiate pietà di lui.

E come “Era Michelini”. Il discorso d’apertura l’ha pronunciato direttamente il sindaco, che ha utilizzato proprio quest’espressione. L’occasione è stata data dal taglio del nastro del museo civico, chiuso dal dicembre 2012. Un sindaco “carico a pallettoni”, che ha per certi versi stupito gli astanti. Inizia il percorso dei “finalmente”: “finalmente il museo”, a cui seguirà “finalmente l’Unione” e “finalmente Schenardi”. Un lavoro di recupero sulla città, dove Michelini si gioca tutto. Chissà se dovremmo attenderci anche “finalmente una giunta” organizzata e funzionale. La domanda è: quando pronunceremo “finalmente il rimpasto”?

F di Forza Italia, gli scienziati si interrogano: come può una forza politica così grande e radicata per venti anni nella Tuscia sembrare quasi estinta? E’ caduto un meteorite e non ce ne siamo accorti?

L di Lis, l’Ens Viterbo sta portando avanti la battaglia nazionale per ottenere il riconoscimento della lingua dei segni. E’ questa una delle nuove frontiere della civiltà. In bocca al lupo.

M come Museo delle Macchine di Santa Rosa. Tema che ogni tanto “riciccia” nel dibattito pubblico. Questa settimana abbiamo lanciato un’idea su cui Palazzo dei Priori dovrebbe ragionare: lo stanziamento di un fondo per acquistare ai collezionisti tutto il materiale (manifesti, oggetti, pezzi di Macchina) ed evitare così che vada sparpagliato o perso. Si potrebbe costituire così un “patrimonio di Santa Rosa”, sempre verde in caso si riuscisse a fare il museo.

P di Piermatteo D’Amelia. Un quadro del pittore che dipinse la volta della Cappella Sistina prima di Michelangelo potrebbe essere custodito dentro il museo Rossi Danielli. A lanciare l’ipotesi uno che di arte se ne intende: Vittorio Sgarbi. Al momento su ‘La Madonna col bambino’ campeggia un cartellino dove l’autore viene definito anonimo. Verranno fatte fare le opportune valutazioni, per tentare l’attribuzione? Ci auguriamo di sì. A onor di cronaca il quadro non è di Viterbo ma del comune di Civitella D’Agliano.

R di razzismo. Non è uno scherzo, è vero. Anche a Viterbo è arrivato. “Padroni a casa nostra” è il retro pensiero di alcuni. Lo dicevano un paio di secoli fa anche gli abitanti di Pianoscarano a quelli di San Pellegrino. Non stiamo scherzando, andate a una passeggiata racconto di Antonello Ricci e lo scoprirete.

S come San Pellegrino prega per noi. La storia dell’auto con la coppa dell’olio rotta che ha imbrattato decine di lastroni di peperino ha fatto il giro della città, facendo accapponare la pelle di molti. Tanti hanno chiesto di intervenire prontamente e dal Comune ci fanno sapere che l’area diventerà zona pedonale, grazie alla riattivazione del dissuasore. Ora si apre un nuovo problema: come faranno i residenti e commercianti? Consigliamo di creare una metropolitana per le auto, in maniera che ognuno possa arrivare esattamente al suo posto. Oppure l’acquisto di elicotteri per realizzare un servizio di trasporto a domicilio. Camminare qualche decina di metri è la terza ipotesi, ma ci rendiamo conto di quanto sia assurda e impresentabile.