L’alfabeto de La Fune – La top ten

L’alfabeto de La Fune – La top ten

F come "family day" ma anche come "family gay". Insomma ce n'è per tutti i gusti.

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C di “Circolo Pd”. Riflettori accesi su quello cittadino, su presunte irregolarità ed extracomunitari vari in fila per il tesseramento. Sono girate voci di nervi piuttosto tesi e minacce. Non pervenute notizie dalle frazioni. Per esempio in quel di Bagnaia c’è chi sta ancora cercando il circolo per tesserarsi.

D come “Di Luisa”, il pugile naturalizzato viterbese è sempre un bel vedere. Per i signori e le signore, per motivi diversi ovviamente.

F come “family day” ma anche come “family gay”. Insomma ce n’è per tutti i gusti.

G di “guerra fredda”, quella tra il presidente della Provincia Mauro Mazzola e i Moderati e Riformisti. “Mo.Ri al 22%? Che barzelletta è?”, ha dichiarato Mazzola a Sbottonati. Replica Treta: “Gli ricordo il risultato dell’Università Agraria di Tarquinia”. E’ proprio vero che siamo una provincia agricola.

I di “incontri”. Quello più significativo sul piano almeno simbolico si è consumato nella Sala Rossa di Palazzo dei Priori tra il sindaco Michelini e Francesco Serra. Nonostante tutto non è sbocciato niente, il gelo continua.

R “di Roma”, la crisi di Palazzo dei Priori passa per la capitale. Dopo l’incontro di mercoledì il duo Melilli-Guerini vuole incontrarsi con i big viterbesi per capire. E’ proprio vero, tutte le strade portano a Roma.

S come “Shoah”. Quella appena passata è anche stata la “settimana della memoria”. Diverse le manifestazioni in tutta la Tuscia per ricordare uno dei capitoli più tristi della seconda guerra mondiale. Abbiamo ricordato gli ebrei viterbesi, residenti a Porta della Verità, deportati; chi in qualche modo li ha aiutati ma nessuno si è soffermato sui tanti che non fecero niente e che magari se ne approfittarono. Forse servirebbe ricordare più loro.

S2 di “Scec”. Potrebbe trovarsi in questa moneta, sempre più diffusa, il segreto per rendere di nuovo attrattivo il commercio del centro storico.

T come “termalismo viterbese”. Ieri davanti alle ex Terme dei Lavoratori, chiuse e gettate al macero nel lontano 1993, è stato celebrato il funerale delle sorgenti Gigliola e Uliveto. Sono di fatto rimaste a secco da 23 anni, mentre la città si è dimenticata di quel bene comune composto da 7 ettari di parco più tutte le strutture oggi distrutte. Ora Solidarietà Cittadina, Piazza Democratica e gli ex lavoratori chiedono di entrare e filmare il tutto. Sul perché in tutti questi anni non l’abbiano fatto i giornali resta un mistero.

T2 di “Talete”. Siamo in un momento cruciale per i destini dell’azienda. Alto il rischio di annegamento.