La storia della crisi: dalle dimissioni di Rossi alla riunione di oggi pomeriggio

La storia della crisi: dalle dimissioni di Rossi alla riunione di oggi pomeriggio

Tutto quello che c'è da sapere sulla crisi di maggioranza. Alleanze che si creano e si rompono e un partito che si frantuma.

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In breve tutto quello che è successo di rilevante nel dibattito che è seguito alle dimissioni di Filippo Rossi (Viva Viterbo) da presidente del Consiglio comunale e che rischia di far terminare il mandato di Michelini prima del tempo.

 

20 gennaio. Si dimette Filippo Rossi da presidente del Consiglio. “Per tornare a poter parlare liberamente”. Di fatto da quel giorno Rossi ha parlato una sola volta, l’11 febbraio con Sbottonati, ribadendo le stesse cose dette qualche giorno prima e ribadendo la necessità di programmare per l’amministrazione.

21 gennaio. Inizia a girare subito il nome di Francesco Serra come “candidato naturale” per sostituire Rossi. Ma da Oltre Le Mura arriva subito l’alt: il fedelissimo di Michelini Paolo Simoni: “Serve un presidente non del Pd o quantomeno serve rivedere gli equilibri”.

23 gennaio. Dopo Oltre Le Mura parla anche Nuovo Centrodestra, che alza l’asticella: Il consigliere Taborri dichiara: “anche noi in Giunta, altrimenti non ho problemi ad andare dall’altra parte”.

23 gennaio. Daniela Bizzarri, Pd area popolare, ospite di Sbottonati lascia intendere che il nome di Maurizio Tofani non sarebbe un problema per lei. Un segnale che è sfuggito ai più.

28 gennaio. Giulio Marini tende la mano alla maggioranza per una collaborazione a medio-lungo termine a partire dall’elezione del presidente della maggioranza.

2 febbraio. Iniziano a lavorare i tre pontieri nominati dal Pd Alessandra Troncarelli, Mario Quintarelli e Aldo Fabbrini. Devono incontrare tutte le forze della maggioranza e relazionare al gruppo consigliare. Non troveranno nemmeno una porta aperta: i civici non vogliono un uomo Pd.

3 febbraio. Dopo giorni di silenzio interviene nel dibattito anche Viva Viterbo che scrive poche righe per spiegare la propria posizione e il no a Serra: “la presidenza rimanga alle liste civiche”

3 febbraio. La minoranza firma un documento per chiedere l’inserimento dell’elezione del nuovo presidente nell’ordine del giorno. Secondo il regolamento possono passare al massimo 20 giorni prima che ciò accada. Dunque occorre accelerare.

10 febbraio. La conferenza dei Capigruppo indica la giornata giusta per eleggere il nuovo presidente del Consiglio. Il 19 febbraio appuntamento alle 15.30 per la votazione. Sul piatto le candidature di Francesco Serra per il Pd e Maurizio Tofani per i civici.

19 febbraio. Salta il Consiglio comunale che doveva eleggere il presidente del Consiglio, ufficialmente per la presenza di Nicola Zingaretti in città, ma è evidente a tutti che la maggioranza non ha ancora una soluzione in mano. L’opposizione attacca: “poretti, metodi cialtroni”. Il consiglio viene riconvocato per il 24 febbraio alle 15.30.

23 febbraio ore 16. Il gruppo consigliare del Pd sconfessa la linea dell’Unione comunale e dice no all’accantonamento di Serra per trovare una soluzione che faccia contenta l’alleanza con la confederazione delle liste civiche. Il no è anche al nome di Rossi. Il candidato rimane Serra, ma il Pd si spacca: in 4 votano per la risoluzione proposta dall’Unione (controllata dai popolari), ma il gruppo (a maggioranza panunziana-serriana) dice no. Si sancisce il cambio di paradigma: i popolari diventano minoranza nel partito.

23 febbraio ore 19. Il Pd arriva spaccato alla riunione di maggioranza. Non si troverà una soluzione, dopo ore di riunione sarà tutto rimandato alle 11 del giorno dopo. Il giorno del Consiglio comunale.

24 febbraio. La riunione della maggioranza inizia verso le 12 e termina alle 18. Nel mezzo il Consiglio comunale nel quale, per la maggioranza, solo Sel partecipa all’appello. L’opposizione attende l’esito della riunione di maggioranza, ma il Consiglio va deserto e va riconvocato. La minoranza convoca una conferenza stampa unitaria e chiede a Michelini di dimettersi. Nel frattempo la riunione della maggioranza prosegue con i due fronti sempre più spaccati

24 febbraio, in serata. Dopo l’ora di cena esce un articolo del Corriere di Viterbo nel quale si annuncia la presa di posizione contro il resto del gruppo Pd dei fioroniani (ricorso ai probiviri, richiesta di espulsione) e di alcuni civici (denuncia alla magistratura per una sorta di compra vendita di consiglieri basata su avanzamenti di carriera all’interno dell’Asl). Accuse pesanti che radicalizzano il clima.

25 febbraio. La conferenza dei capigruppo convoca il Consiglio per giovedì 26 febbraio alle 15.30 con il solo Serra, con il sostegno di Taborri (Ncd) a richiedere che si prenda qualche giorno in più. Si va allo scontro. Michelini avrebbe annunciato le dimissioni in caso non si trovi un accordo entro giovedì. Convocata anche una riunione di maggioranza per le 16.30, decisiva. Senza accordo tutti a casa. O almeno così avrebbe minacciato Michelini.