La sfida del Viterbese: diventare una nuova Valle del Chianti

La sfida del Viterbese: diventare una nuova Valle del Chianti

Vita di provincia, tranquilla provincia. Tutto questo ha fette di mercato globale da fare spavento. E se si aprono un po' gli occhi è facile intuire che nella Tuscia è possibile costruire un modello di grande significato e quindi enormi potenzialità attrattive.

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Da sempre considerato il cuore della vecchia Toscana la Valle del Chianti è forse il pezzo di provincia italiana più famoso al mondo. I suoi vini di qualità ne sono grandi ambasciatori ma chi arriva in questa terra vuole immergersi nella bellezza del paesaggio, nella storia dei castelli e dei borghi medioevali, nel buon mangiare e nella tradizione italiana.

Vita di provincia, tranquilla provincia. Tutto questo ha fette di mercato globale da fare spavento. E se si aprono un po’ gli occhi è facile intuire che nella Tuscia è possibile costruire un modello di grande significato e quindi enormi potenzialità attrattive. Insomma anche nel Viterbese è possibile originare un modello “valle del Chianti”.

Avrà le sue peculiarità, differenze e quello che volete. L’unica cosa che va ricalcata è il lavoro, l’impegno e la lungimiranza che i toscani ci hanno messo. Magari declinandolo in maniera originale. Un futuro turistico per questo pezzo di Lazio a pochi chilometri da Roma e dal porto di Civitavecchia, pieno di storia e storie da scoprire, è possibile. Civita di Bagnoregio ne è la dimostrazione vivente e pensare che si tratti di fortuna o altro è un’analisi davvero superficiale.

Il settore del turismo è cruciale per i destini dell’intero territorio. Che deve dire addio alle speculazioni, ai rifiuti gestiti in maniera discutibile e alla massificazione. Nella riscoperta del proprio essere, dell’identità e nella valorizzazione della natura e del patrimonio storico-artistico sta il futuro lavorativo ed esistenziale di tantissime persone.

Sindaci, presidenti di provincia, parlamentari, consiglieri regionali hanno dimostrato nei decenni di non credere in questo. Di non avere idea che questo può essere possibile. Ora c’è bisogno d’altro a quel livello così come c’è necessità di una rivoluzione culturale della gente comune. C’è bisogno di persone pronte a scommettere, a investire, a credere e a ridisegnare un territorio. In fondo è l’unica carta vera che è possibile giocare, tutto il resto è destinato a non dare frutto.