La Serpara, tra arte e natura: la magia del giardino raccontata da Paul Wiedmer

La Serpara, tra arte e natura: la magia del giardino raccontata da Paul Wiedmer

Viaggio tra le opere del Giardino La Serpara dove ogni anno per l’inaugurazione delle nuove opere Paul Wiedmer organizza una festa, aprendo la sua casa a tutti e accogliendo chiunque voglia. “Anche solo per una birra perché gli artisti – continua Wiedmer – non devono fare solamente arte, ma devono anche insegnare come vivere e magari un giovane, passando di qui, si appassiona all’arte e un giorno diventa il direttore di un museo”.

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Nonostante i quasi 35 gradi, spengo l’aria condizionata e tiro giù il finestrino. Dopo una mezz’oretta di macchina e una decina di minuti di curve sto per arrivare a Civitella d’Agliano per la tradizionale apertura del Giardino La Serpara e voglio iniziare a respirare il clima della campagna, dei calanchi e della primavera di questo angolo di Tuscia. Insomma un po’ di quello che deve aver respirato trent’anni fa lo scultore svizzero Paul Wiedmer quando da Roma è arrivato per la prima volta in questa parte sperduta (o quasi) della provincia di Viterbo e ha deciso di stabilircisi. Pochi chilometri prima di “Civita” (come la chiama) giù in fondo nella vallata, c’è il suo giardino artistico, che richiama alla memoria il vicino Sacro Bosco di Bomarzo e che gestisce insieme alla moglie Jacqueline Dolder e al figlio Samuele. L’esperienza vera e propria inizia da lì, dalla discesa. Da quest’anno infatti le sculture, una serie di teste in ceramica poste a distanze irregolari l’una dall’altra che richiamano i viali dei giardini rinascimentali, accompagnano il visitatore dai primi passi all’interno di questa tenuta.

Una scelta, quella di collocare lì le opere, che è stata presa insieme a Karl Manfred Rennertz, uno dei due artisti a cui Wiedmer quest’anno ha commissionato le nuove installazioni. “Commissione” forse però non è il termine più corretto perché implicherebbe una verticalità nella decisione, che non è proprio nello stile di Wiedmer. Certo, lui vuole essere parte integrante del processo creativo dell’artista e vuole che le opere interpretino il paesaggio circostante e che non lo stravolgano, ma non c’è una vera e propria commissione verticistica. Secondo il volere di Paul Wiedmer il Giardino deve scoprirsi passo dopo passo. Deve essere svelato ad ogni angolo, ad ogni scultura. “Quando incontro un artista, ci parlo, lo incontro e ci passo molto tempo insieme. Voglio che venga rispettata la natura del posto e che le opere si integrino con tutto il Giardino, che è un’opera d’arte a sua volta. Insomma – scherza Paul Wiedmer – sono un dittatore”. E se la ride perché in fondo sa che non è così.

“Nell’arte – precisa Karl Manfred Rennertz – ci sono tanti dittatori, lui lo è in maniera molto leggera. Con lui gli artisti possono scegliere dove e come fare l’opera. È veramente speciale quando hai questa possibilità”. “È normale che sia così – dice Riccardo Murelli, uno degli artisti che espongono a La Serpara – Paul conosce il suo posto e ha una esperienza ventennale”. Insomma “più che un dittatore è uno spirito guida” come dice Pasquale Altieri, l’altro artista che quest’anno ha lavorato duramente per installare la propria opera. Una porta di peperino, materiale tipico di questa terra che porta incise sull’architrave le parole In Aeternum ed Ex Tempore. E proprio Ex tempore è il titolo di questa porta che allude alla dimensione improvvisa con cui il Giardino, che ospita opere di circa 30 artisti provenienti dal tutto il mondo compreso Paul Wiedmer, si svela agli occhi dello spettatore.

foto di Alberto Bertoni a sinistra, di Chiara Baldacchini a destra

Una porta di peperino, dicevamo. È importante sottolinearlo perché quello dei materiali è uno dei fili rossi che si tendono tra i tanti differenti stili che caratterizzano le opere de La Serpara. “C’è una dimensione intima tra opera e paesaggio – analizza il critico Marco Trulli – scoprendo il Giardino si percepisce un ragionamento costante sul territorio, sui colori, sulle tradizioni e sui materiali tipici”. La ceramica, ad esempio, con gli omaggi agli Etruschi o, appunto, il peperino utilizzato nelle mura di gran parte delle cittadine della Tuscia. Un ragionamento necessario perché qui, come dice Paul Wiedmer, “comanda la natura” con la quale l’arte si fonde creando un percorso con un equilibrio perfetto, che lascia senza fiato.

Quello che affascina di questo svizzero sorridente, poi, è la sua tenacia nel portare avanti ogni anno i lavori e, nonostante le difficoltà grazie anche all’aiuto dell’associazione La Serpara, aprire il Giardino a centinaia di persone e offrire loro non solo visite guidate, ma anche cene, aperitivi, vino e birra. Il tutto condito da buona musica. Ogni anno infatti per l’inaugurazione delle nuove opere Paul Wiedmer organizza una festa aprendo la sua casa a tutti, accogliendo ogni anno circa un migliaio di visitatori in appena due giorni. “Anche solo per una birra perché gli artisti – continua Wiedmer – non devono fare solamente arte, ma devono anche insegnare come vivere e magari un giovane, passando di qui, si appassiona all’arte e un giorno diventa il direttore di un museo”.

foto di Alberto Bertoni

Un aspetto educativo capace di colpire a 360° e “capace di ribaltare il paradigma di arte contemporanea-arte autoreferenziale. I miei figli sono venuti con i loro amici – spiega Altieri – e infatti sono rimasti completamente affascinati dalla naturalezza con la quale avviene il tutto”. “La Serpara – aggiunge Trulli – oltre che un giardino artistico ha questa qualità umana. Riesce a scardinare il meccanismo esclusivo del ruolo del museo e della galleria d’arte e lo apre a tutti”. Insomma La Serpara è un posto di educazione all’immagine. Un posto però sconosciuto o quasi alle Istituzioni, che potrebbero sostenerlo e promuoverlo, senza sforzi, sia dal punto di vista turistico che formativo. De La Serpara infatti non v’è traccia in nessuna delle iniziative pubbliche di comunicazione turistica.

Un sostegno arriva invece da alcune realtà locali e dai cittadini di questa zona di Tuscia che si sono lasciati affascinare dalle idee e travolgere dalla forza di Paul Wiedmer, che già il giorno in cui è arrivato a Civitella ha trovato il modo di conoscere quasi tutta la cittadinanza dopo aver bloccato la porta del paese rimanendoci incastrato con il suo furgone. “Mi hanno subito aiutato e mi hanno offerto il pranzo. Hanno risposto bene e oggi sono quasi tutti qui. A partire dal mio amico Mottura”. Un amico, da pochi giorni diventato sindaco, che da anni gli fornisce il vino per le feste. Non un vino qualunque per Wiedmer, ma “il vino più buono del Lazio”, dice infine brindando al Giardino e al suo futuro, che non si esaurirà con la fine dello spazio perché, conclude Wieder, “quando finirà ne comprerò un altro”.

 

foto di Alberto Bertoni. La foto in notturna è di Chiara Baldacchini