La riforma della scuola non piace nemmeno a Viterbo

La riforma della scuola non piace nemmeno a Viterbo

Tra le diecimila persone che hanno manifestato a Roma contro la riforma della scuola del governo Renzi nei giorni scorsi, anche una delegazione viterbese.

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Tra le diecimila persone che hanno manifestato a Roma contro la riforma della scuola del governo Renzi nei giorni scorsi, anche una delegazione viterbese. A prendere parte allo sciopero proclamato da Cobas, Usi, Sisa, Cub, Flc-Cgil e anche dall’Unione degli studenti (Uds) anche una delegazoine viterbese che tra gli altri ha visto la partecipazione di Rossella De Paola, Patrizia Marrone, Marco Prestininzi, Roberta Leone e Mauro Sarnari.

All’indice dei manifestanti le linee guida de “La Buona Scuola”  della riforma Giannini. “Si continua con la prassi del sottrarre risorse, alle miserrime e residuali ancora esistenti, mentre si foraggia la scuola privata – dicono dalla delegazione viterbese – con costi sempre più esorbitanti per la formazione dei ragazzi a carico delle famiglie e contestuale promozione del microcredito”

Nell’occhio critico dell’opposizione professionale a questa riforma anche il nuovo ruolo che dovranno intraprendere i dirigenti. “Si incentiva in maniera delirante la gerarchizzazione, la burocratizzazione e l’autoritarismo con insegnanti asserviti completamente all’arbitrio dei dirigenti-podestà”. Non solo dirigismo, ma anche precariato. “Un modo in più – proseguono – per tenerli sotto costante ricatto”. Un sistema che si farebbe beffa della meritocrazia tanto annunciata, avallando “un sistema esasperato di clientele  e opportunismi che apre le porte al mobbing”. A risentire della riforma anche gli organi collegiali di partecipazione democratica, “in nome della nuova governance, con tanto di sponsor privati che organizzerà il lavoro”.

Entro metà novembre dovranno arrivare al governo le segnalazioni e i suggerimenti sulla riforma da parte della cittadinanza. Una cittadinanza che però senza l’aiuto dei sindacati locali stenta a capire cosa sta accadendo. Alcuni chiedono che si facciano sentire più fortemente. Il malumore in alcuni insegnanti e professori inizia a farsi sentire. Vorrebbero che si aprisse un dibattito per arrivare a quella scadenza più preparati e incisivi. Ma per ora, ancora non succede quasi nulla. Se non qualche docente che protesta, quasi da solo.