La mosca di Velo – “Ecco un posto dove pescare nel lago di Bolsena”

La mosca di Velo – “Ecco un posto dove pescare nel lago di Bolsena”

Prendiamo il più grande, il lago di Bolsena, per esempio: sono tanti i punti che possono essere “sfruttati” comodamente anche senza l’ausilio di una barca (cosa che, per il lago, è comunque la soluzione ottimale). Il primo che sento di suggerire si trova a Capodimonte, poco distante dal famoso “Presepe sommerso”.

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Ciao a tutti e ben ritrovati su queste pagine!

Se non son trote, non son moscabili… Pesca a mosca solo per salmonidi… Pesco solo pesci “nobili”… Pesca a mosca uguale torrenti… acqua corrente… pulita… limpida… Eeehhh… la fai facile, tu che vivi in zone dove trote e temoli sono di casa e l’unica acqua calma la trovi nella tua vasca da bagno! Prova a venire un po’ qui da noi, dove le uniche (finte) acque da salmonidi sono quelle in cui le trote le trovi all’apertura (perché ce le buttano…) e per il resto dell’anno diventano troppo calde per poterle ospitare costantemente.

E allora che facciamo? Rinunciamo a questa bellissima e atavica attività ludica, alla nostra passione per la pesca a mosca? Giammai! Anche se le nostre acque non sono fresche e rapide ma, al contrario, prevalentemente calde (o quantomeno tiepide) e a volte leggermente velate ci offrono, nonostante tutto, eccellenti opportunità.

E poi perché dimenticarci dei laghi, visto che ne abbiamo più di uno nella nostra provincia? Prendiamo il più grande, il lago di Bolsena, per esempio: sono tanti i punti che possono essere “sfruttati” comodamente anche senza l’ausilio di una barca (cosa che, per il lago, è comunque la soluzione ottimale). Il primo che sento di suggerire si trova a Capodimonte, poco distante dal famoso “Presepe sommerso”.

Entrati in paese, provenendo da Viterbo, all’altezza della curva che porta verso il lungo lago si prende la salita sulla destra, verso la rocca. Arrivati alla piccola piazza al termine del primo tratto di salita, il lago ci appare giù, sulla destra, dominato da una scaletta che porta verso la riva.

Lasciamo la macchina parcheggiata e indossati i wader (preferibili agli stivali a coscia perché dovremo inoltrarci in acqua per qualche metro) e il giubbetto, scendiamo. In fondo, le scale si trasformano in un piccolo sentiero, che seguiamo fino alla fine: su una spiaggetta sassosa troveremo un casolare di fronte al quale una manciata di scogli ad una ventina di metri dalla riva. Se l’acqua non è eccessivamente alta (ecco l’utilità dei wader…) potremo raggiungerli (con cautela, mi raccomando!!!) e pescare verso il centro del lago. Anche lo specchio d’acqua di fronte alla casetta nasconde qualche bella sorpresa, cosi come quello alla sinistra dell’isolotto. Il fondale è costituito da grosso massi che creano ottime tane per il pesce.

In genere, si utilizzano canne potenti (coda di topo non inferiore alla 8, preferibilmente decentrata) ma anche una che porti una coda n. 5 o 6 può andare bene purché non si ecceda nelle dimensioni dell’artificiale.

Si può pescare sia con il popper, a galla, sia a streamer, preferibilmente con una coda affondante ed un finale non troppo lungo (intorno ai 2mt, anzi, anche meno) ma robusto (meglio non scendere sotto lo 0,25-0,30: il pesce non si spaventa di certo e in caso di incagli nella vegetazione sommersa sarà più facile evitare di rompere il finale).

Personalmente ho ottenuto i migliori risultati con artificiali su ami #6-8, in marabou bianco, rosso/bianco, nero, verde. Una pallina in tugsteno in testa (funziona anche una serie di spire di rame o piombo sottile) permette di impartire allo streamer un movimento altalenante molto attraente. Lanceremo il più lontano possibile, lasceremo affondare e recupereremo a velocità variabile (in termine tecnico, si dice “strippare”).

Quale sarà la profondità giusta? Se l’esperienza ci fa difetto, non ci rimane che andare per tentativi: una volta lanciato, iniziamo a contare fino a 10 prima di cominciare a recuperare lo streamer. Ripetiamo la sequenza due o tre volte, cambiando anche l’angolazione del lancio (più a destra o sinistra). Se non abbiamo sentito nessun attacco, contiamo fino a 15 e ripetiamo il tutto. Passeremo poi a contare fino a 20, 25, 30 e così via fino a quanto sentiremo la prima “botta”. Saremo allora certi che i nostri amici sono a “quella” profondità e continueremo a contare fino a quel numero prima di iniziare i successivi recuperi.

Il periodo migliore è quello estivo ma anche in inverno – se non troppo rigido – ci sono buone possibilità di catture. Che, mi auguro, saranno tutte rimesse prontamente in acqua… Questo è solo uno dei tanti, tantissimi punti che offre il Bolsena. Gli altri? Nelle prossime puntate. O, se preferite, potete unirvi ad una battuta di pesca!

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