La morte di Manca tra mafia e servizi segreti: le rivelazioni di un pentito e l’opinione di Ingroia

La morte di Manca tra mafia e servizi segreti: le rivelazioni di un pentito e l’opinione di Ingroia

Secondo il legale della famiglia, Antonio Ingroia, le dichiarazioni di D’Amico sarebbero rilevanti e credibili anche in merito al coinvolgimento dei Servizi Segreti per la morte dell’urologo.

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Un pentito di Mafia coinvolge i Servizi segreti e Cosa nostra nella morte di Attilio Manca. Come riporta La Gazzetta del Sud il pentito di Mafia Carmelo D’Amico nell’ottobre 2015 avrebbe rilasciato delle dichiarazioni che aiuterebbero a capire qualcosa di più del giallo della morte Manca, l’urologo residente a Viterbo trovato morto nel suo appartamento per overdose. Una morte che ha lasciato sempre dubbi e che in pochi, a parte nelle procure, hanno ritenuto potesse essere avvenuta per suicidio.

D’Amico racconta dei rapporti intercorsi con Salvatore Rugolo “che ce l’aveva a morte con l’avvocato Saro Cattafi perché aveva fatto ammazzare Attilio Manca, suo caro amico. Lo riteneva responsabile della morte di Attilio Manca che riteneva sicuramente essere un omicidio e non certo un caso di overdose. Rugolo non mi disse espressamente che Cattafi aveva partecipato all’omicidio di Manca ma lo riteneva responsabile della sua morte”. Il motivo per cui lo riteneva responsabile è perché avrebbe messo in contatto gli ambienti mafiosi con Manca per fargli curare Provenzano, il boss dei boss.

Secondo il legale della famiglia, Antonio Ingroia, le dichiarazioni di D’Amico sarebbero rilevanti e credibili anche in merito al coinvolgimento dei Servizi Segreti per la morte dell’urologo. “Solo così – ha dichiarato Ingroia alla Gazzetta del Sud – si spiegano la messinscena, una serie di depistaggi nelle varie fasi della vicenda del povero Attilio”.

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