La morte del Bullicame, dal 2014 a oggi storia di un’agonia da brividi. Fapedue: “La Gestervit sistemi subito la situazione”

La morte del Bullicame, dal 2014 a oggi storia di un’agonia da brividi. Fapedue: “La Gestervit sistemi subito la situazione”

Bullicame, il simbolo del termalismo viterbese nel disastro. Uno schiaffo alla storia di Viterbo, all'idea di uno sviluppo della città puntando sull'acqua calda. Giovanni Faperdue, viterbese che da sempre si occupa di questioni termali, con poche gioie e molti dolori, scrive dalla Callara.

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Bullicame, il simbolo del termalismo viterbese nel disastro. Uno schiaffo alla storia di Viterbo, all’idea di uno sviluppo della città puntando sull’acqua calda. Giovanni Faperdue, viterbese che da sempre si occupa di questioni termali, con poche gioie e molti dolori, scrive dalla Callara.

“Come si ricorderà nel lontano 25 novembre 2014, a seguito di lavori sulla sorgente termale di San Valentino in sub concessione alla Soc. Gestervit, titolare delle Terme Salus, quasi tutto il flusso termale che alimentava la sorgente naturale del Bullicame, è confluita nel nuovo pozzo San Valentino andandosi quasi ad annullare – così Faperdue -.

Da quel giorno la Regione (che certamente non brilla per velocità di esecuzione), ha emanato tutti gli atti per il rispristino delle condizioni ottimali, per restituire alla sorgente del Bullicame (la famosa “Callara”), tutto il flusso che le è stato sottratto. Il primo atto di questo percorso, è stato il rinnovo della concessione trentennale di acqua termale al Comune di Viterbo, che comprendeva anche l’allargamento al pozzo Sant’Albino. Poi è stata rilasciata l’autorizzazione alla perforazione del nuovo pozzo Sant’Albino e infine è stata comandata la chiusura del pozzo San Valentino, che è il colpevole dello svuotamento della “Callara”.

Il Comune di Viterbo, tramite il direttore di miniera professor Giuseppe Pagano, ha messo a punto il progetto esecutivo. Adesso manca che la Soc. Gestervit dia inizio ai lavori per la perforazione del Sant’Albino e la chiusura del San Valentino. Queste due operazioni consentiranno al Bullicame di tornare all’antico splendore, con la “Callara” sempre piena e in condizione di alimentare la vasche per il bagno gratuito, di cui hanno sempre goduto i nostri padri, e non solo.

Inoltre quest’acqua servirà anche ad alimentare la vasca del rospo smeraldino che a primavera tornerà a vivere e prolificare nella vasca creata appositamente per la sua specie, che attualmente è vuota.

Noi ci auguriamo che la Soc. Gestervit inizi subito a fare questi lavori. Perché sono più di tre anni che il Bullicame è collassato e tenuto in vita da un tubo (una specie di flebo) che porta pochi litri al secondo dal San Valentino. In queste condizioni le vasche per la balneazione sono piene di acqua gelida e tutto il Parco del Bullicame è simile ad un deserto. Senza acqua, senza bagnanti e senza vita per uno spettacolo indecente”.