La mafia nel Viterbese: una storia di traffico di rifiuti, riciclaggio, droga e archeomafie

La mafia nel Viterbese: una storia di traffico di rifiuti, riciclaggio, droga e archeomafie

Lazio terra di clan. Il rapporto ‘Mafie nel Lazio’ è roba da far venire i brividi: 88 clan mafiosi presenti su tutto il territorio regionale. Di questi 35 sono appartenenti alla ‘ndrangheta, 16 a cosa nostra, 29 alla camorra, 2 alla sacra corona unita e 6 autoctone.

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Lazio terra di clan. Il rapporto ‘Mafie nel Lazio’ è roba da far venire i brividi: 88 clan mafiosi presenti su tutto il territorio regionale. Di questi 35 sono appartenenti alla ‘ndrangheta, 16 a cosa nostra, 29 alla camorra, 2 alla sacra corona unita e 6 autoctone.

Il documento – realizzato dall’Osservatorio per la sicurezza e la legalità della regione Lazio, in collaborazione con la Fondazione Libera Informazione – è stato illustrato presso la sala Montecitorio, alla presenza del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, del procuratore aggiunto e coordinatore Dda di Roma Michele Prestipino, di Alfonso Sabella, assessore alla Legalità di Roma Capitale, di Giampiero Cioffredi, presidente dell’Osservatorio per la sicurezza e la legalità.

A mettere in evidenza i risultati del documento è il consigliere regionale Riccardo Valentini in un intervento sul giornale Tusciaweb, che pubblica anche il testo integrale (leggi).

La situazione nel Viterbese: droga, riciclaggio, traffico illecito di rifiuti e archeomafie

In provincia di Viterbo, il rapporto segnala la presenza dei clan Mammoliti, Libri, Zumbo-Gugliotta, Mollica e Nocera. Sono poi 6 i beni confiscati nella Tuscia. “Le inchieste svolte dalla Dda di Reggio Calabria – spiega il rapporto – “hanno evidenziato una ulteriore attività di riciclaggio e reimpiego svolta sul territorio laziale e in particolare a Viterbo dove venivano tratte in arresto numerose persone”. Nel provvedimento è stata evidenziata l’infiltrazione della ‘ndrangheta nel tessuto economico della provincia, poiché alcune società di trasporto ed immobiliari, con sede a Viterbo, erano finanziate con il denaro proveniente dalla cosca, che veniva così riciclato”. Inoltre “Viterbo e il Lazio sono interessante dal traffico illecito di rifiuti e hanno il primato per reati di archeomafie”. Infine, le “due province di Rieti e Viterbo sono al centro di un traffico di droga che le rende ‘terra di conquista’ futura dei clan”.

L’infiltrazione mafiosa sul territorio laziale: ricostruzione storica del fenomeno

Il rapporto ricostruisce inoltre i diversi stadi dell’infiltrazione mafiosa nel Lazio nel corso degli ultimi 30 anni, fino ad arrivare – evidenzia il rapporto – “in tempi recenti al vero e proprio radicamento”. Un dato confermato anche dal numero dei sequestri effettuati dal Tribunale per le misure di prevenzione di Roma su indicazione della Dda: nel solo 2014, si legge nel rapporto, in provincia di Roma sono stati sequestrati 849 beni immobili e 339 aziende per un valore di oltre un miliardo di euro. In questo quadro, la capitale e’ la terza città per sequestri di beni dopo Milano e Palermo, mentre il Lazio è la sesta regione per confische dei beni mafiosi.

Il commento del consigliere regionale Riccardo Valentini

“Nel rapporto – dichiara Valentini – si evidenziano presenze consolidate e minoritarie a Rieti e Viterbo, mentre forte è la presenza a Roma e provincia e nel sud pontino. Non solo, con un miliardo di euro di beni sequestrati nel 2014, Roma è la terza città, dopo Milano e Palermo, per numero di sequestri e il Lazio è la sesta regione in Italia”.

“Dati preoccupanti e decisamente allarmanti – sottolinea Valentini – che ci devono spingere a tenere alta la guardia e a sviluppare un lavoro con tutta la società civile, con tutte le organizzazioni che lavorano al servizio del territorio, per creare anticorpi solidi e che abbiano come punti di riferimento assoluti la legalità, la giustizia, la democrazia e la nostra carta costituzionale”.