La litania del “non c’è un euro” e la classe dirigente da trovare

La litania del “non c’è un euro” e la classe dirigente da trovare

Una classe dirigente vuota, autoreferenziale, pronta a giustificare il proprio immobilismo con la mancanza di soldi. Consiglieri comunali che continuano a guardare il mondo dallo specchietto retrovisore e a guidare la macchina della città a fari spenti nella notte.

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Una classe dirigente vuota, autoreferenziale, pronta a giustificare il proprio immobilismo con la mancanza di soldi. Consiglieri comunali che continuano a guardare il mondo dallo specchietto retrovisore e a guidare la macchina della città a fari spenti nella notte. Questo è quello che ci si apre davanti agli occhi mentre ci sforziamo di seguire la discussione sul bilancio di previsione 2016.

Emerge tanta “fuffa”, troppe “supercazzole del politichese” e perfino chi si bea che si sia arrivati a discutere il bilancio a maggio, prima di quanto si faceva gli altri anni. Peccato che sia cambiata la legge e che il tempo fissato per l’approvazione sia già scaduto il 30 aprile scorso. Come dire che il Comune di Viterbo non è in anticipo ma in ritardo di venti giorni.

Ma gli interventi migliori arrivano dai consiglieri di maggioranza, con qualche sponda anche tra i banchi dell’opposizione, e raccontano un trucchetto vecchio quanto il mondo: quello di dire che non si può fare niente perché non ci sono le risorse. E chi dice questo è chi amministra la città e non riesce a presentare progetti europei, che non porta a casa fondi dalla Regione e che non riesce a fare rete con le realtà del territorio per sviluppare azioni e progetti.

E’ la stessa classe dirigente, quella che piange sulla cassa vuota, che poi destina 180mila euro della tassa di soggiorno senza far capire alla città a cosa serviranno. Solo un’indicazione a maglia larga che lascia ampio spazio di manovra. Utile a chi? La stessa che in tre anni non è riuscita a chiudere il centro storico, a migliorare la situazione dei parcheggi, l’arredo urbano, la capacità di accoglienza.

La classe dirigente che ha promesso soldi alle associazioni locali e organizzatori di festival e poi ha fatto retromarcia, che ha portato gli stessi a non “fidarsi” più del Comune e ad allontanarsi. E’ stato fatto qualcosa per i ragazzi di questa città? Per promuovere e sostenere le loro idee? Per garantirgli spazi di formazione e impegno sociale? Sono state investite risorse in questo? Non vale la formazione e l’educazione più di altre cose per cui i soldi sono stati invece trovati? Evidentemente no. E questo dice molto su come si guarda al futuro, sul come lo si sta preparando. E una classe dirigente che non pensa al futuro non è degna di essere considerata classe dirigente.

Dalla discussione del bilancio scopriamo che spendiamo 700mila euro per i cani, la stessa cifra dedicata agli anziani in difficoltà. Non ci sono i soldi ma siamo la città dei festival, la città d’arte e cultura, quella del volontariato. Per quest’ultimo, una piccola cosa che funziona, in bilancio sono stati stanziati 8mila euro. D’altronde i soldi non ci sono. Una domanda però ci frulla in testa più di altre: ma perché consiglieri storici, che stanno a Palazzo dei Priori da varie consiliature e si sperticano nel ribadire che non si può fare niente perché non ci sono i soldi, continuano a ogni giro elettorale a ricandidarsi? Se si è convinti che non si possa fare niente si dovrebbe avere un po’ la percezione della propria inutilità e il buon senso consiglierebbe di rimanere a casa.

Sempre che la storia dei soldi non sia una furba supercazzola del politichese, ipotesi che ci convince francamente di più.