La Galleria Miralli fa rivivere Carlo Vincenti: “distruggeva e ricomponeva le opere per far ragionare”

La Galleria Miralli fa rivivere Carlo Vincenti: “distruggeva e ricomponeva le opere per far ragionare”

In via Chigi a Viterbo ieri è stata inaugurata la mostra Collage ’70 con venticinque collage inediti, realizzati su tela e su cartone nei primi anni Settanta, provenienti da collezioni private.

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Un mago del collage, un ideologo del frammento. Carlo Vincenti rivive alla Galleria Miralli grazie alla selezione di opere del suo vecchio amico Alberto Miralli

“Sono opere di poesia visiva nei quali si ritrovano le storie che lo coinvolgevano, che lo colpivano, che hanno fatto epoca – ha spiegato Alberto Miralli – e che raccontano delle storie incredibili, non graziose. A quell’epoca si ricomponevano i frammenti e si rivendevano opere ricostruite. Vincenti invece faceva il percorso contrario: distruggeva le opere per far ragionare invece che contemplare: i collage fanno ragionare e capire che il frammento è parte dell’opera”.

“I collage di Carlo Vincenti definiti da Mirella Bentivoglio (2004) come le toppe sui sacchi di Burri – scrive l’associazione Carlo Vincenti – sono tra le opere più innovative della sua produzione e il particolare allestimento del curatore ne esalta la peculiare qualità evocativa, una diversa celebrazione dei frammenti raccolti dall’artista, un passeggiatore instancabile e senza meta definitiva (Marta Francocci, 1994)”.

Le opere sono state assemblate in modo da formare due pannelli di grandi dimensioni, come fossero affreschi che invitano alla ricerca, alla scoperta di particolari mai casuali. La mostra è stata realizzata con la collaborazione di Fabio Vincenti dell’Associazione ‘Carlo Vincenti’ Carlo Vincenti (1946-1978) ha lasciato alla fine della sua breve vita circa 60.000 opere documentate; non solo dipinti e disegni, ma anche scritti, giacché la sua personalità si esprimeva sia attraverso l’immagine visiva, sia attraverso la poesia e lo scritto ideologico-filosofico.