La cultura viterbese è in mano ai “baroni”. Più che un funerale servirebbe una seduta spiritica

La cultura viterbese è in mano ai “baroni”. Più che un funerale servirebbe una seduta spiritica

L'associazionismo viterbese continua a seppellire i suoi morti. La bara di zinco sul dinamismo culturale, che si era acceso in città, rischia di portare il marchio dell'amministrazione Michelini. Intanto i "baroni" della cultura banchettano con le convenzioni e bandi, avvisi pubblici, regolamento contributi, consulta cultura restano carta straccia.

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Priori

Un tessuto sociale è tanto forte e florido quanto più riesce a essere animato da corpi intermedi. A Viterbo invece sembra che si sia preferito cambiare verso. Al motto di “a morte il marchettificio” si è pensato bene di tagliare ogni dialogo e scambio tra una miriade di associazioni e Palazzo dei Priori. Tanti i soggetti, più o meno significativi, che sono di fatto stati tagliati fuori da un rapporto di sinergia e scambio con l’amministrazione comunale.

Morale della favola niente più contributi, ma anche poca collaborazione nell’ottenere spazi dove realizzare attività. Provate a buttare l’occhio sulla sala Gatti, spazio comunale a due passi da piazza delle Erbe. Non avete notato che è praticamente sempre chiuso? Eppure, fino a poco tempo fa, era sede di tutta una serie di attività teatrali. In questi tempi sembra diventato difficile ottenere lo spazio, pure per realtà e laboratori che hanno una lunga storia. Così si chiude un ciclo, che pur tra mille pecche, era stato rigoglioso anche nella tanto “chiacchierata” era Marini.

Per non parlare poi del difficile rapporto sul fronte sostegno economico. Non è più chiaro niente e le associazioni cittadine brancolano nel buio. Scomparsi i bandi, cancellati i cartelloni. Buio, buio pesto. Eppure era stato approvato un regolamento sui contributi, eppure si era fantasticato di una consulta della cultura.

Tutto lettera morta. Tutto fermo, anzi sprofondato nelle sabbie mobili del caos. La cultura viterbese è in mano ai “baroni”, i demiurghi di festival più o meno “importanti”, che sembrano destinati a fare “scopa” di tutti i soldi pubblici a disposizione (leggi convenzioni). Questo chiude ogni spazio alle piccole iniziative e all’inventiva di giovani associazioni.

Un sistema che tende a confermare il vecchio, a stroncare la concorrenza, a relegare la possibilità di accesso ai fondi comunali alle conoscenze costruite negli anni con la classe politico-amministrativa. Nessun criterio di valutazione oggettiva delle idee, delle proposte. Solo decisioni prese a tavolino sulla credibilità conquistata nel tempo. Credibilità che non è poi così scontato si fondi sulla qualità effettiva di quello che viene realizzato.

Tagliate fuori le giovani generazioni. Senza bandi, senza avvisi pubblici rimane solo la possibilità di bussare al palazzo e vedere che succede. Tutto il potere decisionale è accentrato nelle mani dell’assessore di turno. Un modello feudale, che sta distruggendo il fermento culturale che in città si era acceso negli ultimi anni. 

E pensare che in era Marini le associazioni cittadine arrivarono a celebrare il funerale della cultura. Oggi più che di un funerale ci sarebbe bisogno di una seduta spiritica. All’amministrazione Michelini, rinnovata nel “rimpastino” di questi giorni, la scelta: aprire una fase nuova e positiva o continuare a seppellire i morti.