La crisi spinge al rinnovamento le imprese della Tuscia. Segnali di ripresa dal report di Federlazio

La crisi spinge al rinnovamento le imprese della Tuscia. Segnali di ripresa dal report di Federlazio

Dalla crisi si può uscire investendo nel rinnovamento, facendo rete e entrando nei mercati internazionali. Dati incoraggianti arrivano dall'indagine congiunturale presentata da Federlazio.

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impreseQual è lo stato di salute delle piccole e medie imprese del Viterbese? La risposta cerca di tratteggiarla l’indagine congiunturale di Federlazio Viterbo, presentata nel corso della settimana appena passata.

Arrivano segnali positivi, registrati già alla fine del 2013. Una piccola luce, dopo anni di pesanti difficoltà e rivelazioni semetrali a tinte fosche. I dati positivi sono il segno che la crisi ha creato ferite profonde, ma il sistema delle piccole e medie imprese made in Tuscia in qualche modo resiste. Anche se rimane incertezza e precarietà.

Il trend maggiormente significativo evidenziato dalla ricerca è rappresentato dall’incremento dell’export, che è risultato premiante, a fronte di una domanda interna  rimasta troppo debole e scarsamente remunerativa. Accanto a questo, è da sottolineare inoltre, il deciso incremento delle aziende che nel periodo gennaio-giugno di quest’anno, hanno deciso di investire.

“I sensibili miglioramenti registrati costituiscono una ulteriore prova della capacità dei piccoli e medi imprenditori di questa provincia di tenere, anche se messi a dura prova”, commentano da Federlazio.

Da sottolineare la straordinaria forza delle imprese famigliari, con il loro patrimonio di tradizioni , competenze e valori, che si fondano sulla cultura del “fare”, che fanno perno sul territorio in cui sono nate e che vedono nella conservazione e continuità dell’attività produttiva un dovere sociale, prima ancora che economico.

I risultati dell’indagine rafforzano, dunque, l’idea che il confronto con i mercati esteri rappresenti un fattore fondamentale per le prospettive di uscita dalla crisi. La possibilità di agganciare la ripresa e rafforzare la timida inversione di tendenza registrata a metà anno, appaiono dunque legate al potenziale di crescita del sistema produttivo locale, attraverso un aumento del proprio grado di internazionalizzazione.

Le piccole e medie imprese del territorio, seppur in ritardo, sembrano aver compreso l’importanza vitale  di un cambio di prospettiva, di uscire dall’isolamento e di intraprendere questo percorso di riposizionamento competitivo. Il perdurare della crisi economica sta determinando, e in taluni casi accelerando, un inevitabile processo di rinnovamento per molte aziende, fino ad oggi attive unicamente in contesti tradizionali.

Esportare ed internazionalizzarsi non è più un’opportunità, ma una vera e propria necessità, una condizione di sopravvivenza. E la barra del timone va puntata in direzione dei mercati emergenti, che rappresentano ormai da oltre un decennio il baricentro della crescita globale.

Anche le piccole e medie imprese della Tuscia hanno caratteristiche vincenti per rispondere a questa enorme domanda. Esse possono distinguersi sui mercati mondiali per creatività, design, stile, qualità  di una produzione unica, difficilmente replicabile da operatori esteri. “Ma devono essere aiutate ad acquisire o migliorare la loro posizione competitiva, a strutturare o sviluppare la propria rete commerciale oltreconfine”, ha commentato il presidente Gianni Calisti.

L’impegno della Federlazio in questa direzione ha una lunga storia. Lo testimoniano da decenni l’attenzione, la sensibilità, il sostegno incessante che ha contribuito all’affermarsi a livello mondiale dell’eccellenza della produzione ceramica del polo industriale di Civita Castellana, da cui – non va mai dimenticato – deriva il 50% del PIL provinciale.

Non esistono  alternative : se il Distretto civitonico perde, la sua erosione porta con se gran parte dei destini economici e sociali dell’intera Tuscia. La realtà produttiva di Civita Castellana ha una tradizione ed un  bagaglio di competenze imprenditoriali, risorse, professionalità  su cui puntare per superare la crisi ,non solo del comparto. “Occorre, allora, andare oltre la retorica dominante circa l’ineluttabilità dell’attuale crisi – ha commentato Calisti -. L’imprenditoria locale non può essere intesa come vittima inerme della crisi economica, priva di ogni reazione, capacità o iniziativa. Federlazio ha inteso porsi la domanda su come poter passare da una fase “passiva”, di semplice attesa degli eventi , quasi di rassegnazione, ad una “attiva”, caratterizzata dalla necessità di dare una svolta al modo stesso  di pensare e decidere del distretto, attivando nuove leve di vantaggio competitivo”.

E’ all’interno di questo quadro che si inserisce il progetto avviato da Federlazio ,con il contributo scientifico della Facoltà di Economia dell’Università della Tuscia, finalizzato al riconoscimento di un marchio geografico di tutela e valorizzazione dei prodotti ceramici di Civita Castellana. E’ un traguardo accarezzato da diversi anni  e che ora deve diventare realtà, anche se i tempi potrebbero non essere brevi. Il tutto in una logica di concertazione, con imprese , associazioni di categoria, istituzioni locali e Camera di Commercio di Viterbo a cui da ormai un anno il progetto è stato sottoposto.

“La nostra priorità  – afferma l’associazione di categoria – è quella di contribuire al rilancio del polo industriale ceramico ed al rafforzamento della sua straordinaria identità produttiva.  Oggi siamo al fianco della imprese non solo per la gestione dell’emergenza imposta dalla crisi; ed è , anzi, proprio in questi momenti che si rafforza la nostra consapevolezza di svolgere come Associazione della piccola e media impresa un ruolo attivo di innovazione, servizio e tutela di questa dimensione imprenditoriale.

L’iniziativa giunge in un momento particolarmente delicato per l’economia e per la sopravvivenza stessa del Distretto, ed avrà  un impatto certamente positivo sulla competitività delle nostre impreseimprese : aprire nuovi spiragli per il futuro del comprensorio significa investire sulla forza dell’imprenditoria locale, che crede fermamente nel rilancio economico e sociale”.