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La crisi senza fine del Pd viterbese

La crisi senza fine del Pd viterbese

La definitiva stilettata (ammesso che in una debacle senza precedenti si possa sintetizzare tutto in un unico episodio) arriva con i risultati ufficiali delle ultime sezioni scrutinate e si concretizza nel sorpasso di Francesco Serra ai danni di Luisa Ciambella

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La definitiva stilettata (ammesso che in una debacle senza precedenti si possa sintetizzare tutto in un unico episodio) arriva con i risultati ufficiali delle ultime sezioni scrutinate e si concretizza nel sorpasso di Francesco Serra ai danni di Luisa Ciambella. Una manciata di voti, appena 20: 3544 per il cardiologo di San Martino e 3524 per l’ex vice sindaca. Per i fioroniani è lo smacco più clamoroso: essere superati, sia pure di una spanna e al fotofinish, dal “nemico” e dal “traditore” per eccellenza costituisce motivo di profondo malessere.

Ma è il dato complessivo del Pd a dover preoccupare tutti coloro che a questa esperienza fanno ancora riferimento: 8,09%. Una miseria. Come si sia potuto arrivare ad una percentuale da numero verde dovrebbe essere motivo di profonde riflessioni e ripensamenti da parte di ogni militante e di ogni simpatizzante, soprattutto da parte di chi ha avuto e ha tuttora ruoli tutt’altro che marginali nell’area democrat. E il riferimento a Fioroni e Panunzi, in primis, è tutt’altro che casuale.

Oggi lo si può affermare senza timore di smentite: la candidatura di Luisa Ciambella era inopportuna, anzi sbagliata. E non per il valore della persona (che è fuori discussione) quanto perché la designazione era divisiva, come i fatti hanno poi dimostrato ampiamente. Senza andare troppo indietro nel tempo, basta riferirsi a quanto accaduto nel 2018, almeno a quanto è dato conoscere. Tutto comincia quando bisognava decidere i candidati per il Parlamento e per la Regione. Lì parte un furioso pressing dei fioroniani per lanciare Panunzi al Senato e spianare così la strada della Pisana per la Ciambella. Il preside di Canepina mangia la foglia, sa di essere destinato a sicura sconfitta (come in effetti è avvenuto) e, forte dell’appoggio di Zingaretti, vira per la conferma in Regione. Che poi ottiene a mani abbastanza basse in virtù di un ampio numero di preferenze. Niente da fare per la Ciambella, nonostante un ottimo risultato in termini di consensi. Il Montalbano de’ Noantri resta alla guida della Regione, ma la sua è una vittoria monca: gli manca una maggioranza certa e quindi sceglie di varare una giunta composta solo da assessori esterni. Ci si aspetta che la Luisa ottenga uno scranno nel governo regionale, ma qui entrano in ballo altri fattori. Zingaretti non ha mai amato Renzi e i renziani (tanto da volersi candidare alla guida del Pd contro l’ex segretario) e soprattutto ha bisogno come il pane dell’appoggio di Panunzi: la scelta cade su Alessandra Troncarelli, panunziana doc.

Le reazioni degli aficionados fioroniani sono furibonde e isteriche. Si grida allo scandalo e soprattutto si medita la vendetta. Già perché, nonostante la sonora sconfitta del 4 marzo, bussano alle porte le comunali che diventano così motivo di resa dei conti. Tutti sanno, compresi i diretti interessati, che puntare sulla Ciambella sarebbe stato motivo di ulteriori scontri e divisioni. Si va avanti, però, a testa bassa con una consultazione on line (che Serra e i suoi contestano vibratamente) e soprattutto forti della maggioranza nell’Unione comunale. Luisa Ciambella è la candidata del Pd  e i 12 posti riservati in lista agli altri restano desolatamente vacanti. Tanto alla fine Francesco non se la sentirà di fare una lista autonoma, ragionano dalle parti dell’ex ministro. Invece no, Serra di liste ne fa due e si candida a sindaco.

Vien da chiedersi come mai Peppe Fioroni e Enrico Panunzi, cioè i leader del Pd viterbese, non abbiano scelto di mettersi a tavolino e di risolvere la questione per evitare ulteriori spargimenti di sangue. Può darsi pure che lo abbiano fatto e non siano stati capaci di venirne a capo, ma non è questo il punto perché la spaccatura si sarebbe potuta comunque evitare se la scelta dei fioroniani fosse caduta su un altro esponente della stessa area: diverse voci democrat sostengono infatti che Aldo Fabbrini o Alvaro Ricci avrebbero potuto tenere insieme il Pd, consentendo almeno di arrivare al ballottaggio.

Venne poi il tempo della campagna elettorale e qui gli affanni del Pd affiorano in tutta la loro drammaticità, nonostante i velleitari tentativi della Pravda di Pianoscarano (alias il blog ilviterbese.it) di mostrare sicurezze e certezze che in realtà mascherano solo paura e debolezza. “Al ballottaggio ci vanno Arena e la Ciambella”, sentenziò la Pravda aggiungendo che su questo erano concordi i sondaggi di centrosinistra e di centrodestra. Peccato che nessuno, nelle settimane precedenti il voto, abbia commissionato sondaggi: costano (5mila euro per 500 telefonate) e non sono affidabili perché ci si rivolge ai numeri fissi che, nel terzo millennio, non rappresentano certo le reale composizione dell’elettorato. Sempre la Pravda martella per giorni in maniera ossessiva (a metà tra il patetico e il ridicolo) su Serra e sulla Frontini, cioè esattamente coloro che per diversi motivi preoccupano maggiormente: il primo perché va battuto per dimostrare una inutile superiorità “pirresca”, la seconda perché è la reale pretendente alla seconda posizione. Dire però che il Pd ufficiale abbia straperso per colpa delle intemerate della Pravda sarebbe banale, ma di certo anche quando si fa sfacciata propaganda bisogna essere capaci e preparati. A proposito quando lorsignori decideranno di firmare quello che scrivono e di non mascherarsi dietro stupidi pseudonimi? Perché metterci la faccia è un dovere per chi pretende di fare informazione, soprattutto se di parte e fortemente schierata.

Ed eccoci ai giorni nostri e agli inequivocabili risultati delle urne. Il Pd raggranella a Viterbo 2487 voti, minimo storico. Ma quando generali, colonnelli, ufficiali e sottufficiali vari la smetteranno con sgambetti, ripicche, vendette e rivincite? Ma si rendono conto che hanno distrutto il partito? Con responsabilità da parte di tutti, nessuno escluso: perché nelle separazioni demeriti e colpe sono più o meno equamente divisi fra tutti i protagonisti. Il Pd ufficiale in consiglio comunale avrà un paio di consiglieri al massimo e dunque è destinato all’irrilevanza. Come quello nazionale, del resto, dove Martina (il reggente!!!) sbraita e urla ma non se lo fila nessuno, dentro e fuori il partito.

Nella notte del voto, la sede del Pd provinciale è rimasta desolatamente vuota e spenta (eppure si votava in altri 4 comuni della Tuscia). La plastica dimostrazione di che cosa è oggi il Partito democratico a Viterbo: poco più del nulla. Tanta gente che ha creduto e crede tuttora in certi ideali non merita tutto questo.

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