La politica viterbese ferma al Novecento e lo spazio Pd che non occupa nessuno

La politica viterbese ferma al Novecento e lo spazio Pd che non occupa nessuno

Le vicende politiche degli ultimi giorni mostrano una classe politica viterbese che annaspa, mette in campo termini e logiche da Novecento e continua a esistere perché nessuno ha saputo occupare le praterie politiche che si sono aperte.

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Viterbo non riesce a guardare oltre, né oltre le mura né oltre il Novecento. Il bordello politico di queste ultime ore dice tanto. In città non c’è la mummia di Lenin ma si continua a parlare di “comunisti”.

Il termine l’ha utilizzato più volte Giuseppe Fioroni, durante i tradizionali auguri di Natale al Balletti Park Hotel di San Martino al Cimino. E la stessa cosa è stata fatta dai suoi che in una raffica impressionante di comunicati stampa hanno più e più volte rispolverato il termine, accompagnato anche da “le destre”. Signori carissimi, siamo ridotti così.

Ci troviamo di fronte a un’ideologizzazione di reflusso. Il dato non è casuale. L’aria che si respira è da campagna elettorale e qualora si andasse al voto a breve, cosa della quale non siamo in realtà convinti, assisteremmo a uno scontro all’ultimo sangue tra Fioroni e il resto del Pd. Per questo riteniamo che il reflusso ideologico vada inquadrato in una precisa strategia di comunicazione messa in atto da Fioroni in queste ore.

Punta ad apparire come il campione del renzismo (consapevole che non può diventarlo davvero), a spanciare nel centrodestra con i Moderati e Riformisti, e a tagliare le gambe, schiacciandoli nella scomoda posizione dei “comunisti”, agli altri del Pd. Anche a quel Serra che invece è stato il primo a parlare la lingua di Renzi in terra di Tuscia.

Calare lo “stigma” dei comunisti su qualcuno significa in una città di centrodestra come Viterbo penalizzarlo sul piano della raccolta voti. Almeno in termini analitici. L’ideologizzazione dello scontro politico in questi tempi contemporanei non è un fatto nuovo. E’ stata una strada tentata anche da Giulio Marini nell’ultima fase della sua campagna elettorale nel 2013. Arrivato al ballottaggio, con la consapevolezza di essere in netto svantaggio su Michelini, inondò la città di volantini con messaggi polarizzanti: destra-sinistra.

E’ un modo per calamitizzare i voti di pancia, per ridurre al minimo il voto d’opinione. Anche se il tentativo di Marini ha dimostrato che questa è roba vecchia, da Novecento.

Il dato vero che emerge da quanto sta accadendo in queste ore è che a Viterbo c’è uno spazio politico enorme. E’ uno spazio tutto dentro al Pd, è quello che sta attendendo l’incarnatore o gli incarnatori del renzismo. Chi occupa quello spazio “mangia” tutto il Pd, che non è certo un partito residuale che da solo non è in grado di vincere, come crede o vorrebbe dare a credere Fioroni, ma il più grande partito del momento.

Potenzialmente anche a Viterbo, considerando che se la città vuole uno sbocco in Regione deve parlare con gente del Pd e ai livelli nazionali idem. Serra era partito bene su questa strada, poi si è perso. E questo macro-spazio non può essere occupato certo da Fioroni, che infatti mette in piedi Moderati e Riformisti, né da Panunzi o Egidi, che per idee e storia appartengono alla minoranza Pd alleata di Renzi ma non renziana. E’ dunque uno spazio orfano, da dove può però nascere un pezzo davvero nuovo di classe dirigente della Tuscia.