Job Act, “Una bolla di sapone di cui nessuno dovrebbe sorprendersi”

Job Act, “Una bolla di sapone di cui nessuno dovrebbe sorprendersi”

Andrea De Simone (Confartigianato) e Giuseppe Crea (Federlazio) commentano gli ultimi dati sul lavoro derivati dalla riforma Renzi

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“Jobs Act, non sorprendono gli ultimi dati pubblicati dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps”. Una morte annunciata per Andrea De Simone, direttore di Confartigianato e Giuseppe Crea, direttore di Federlazio. Misure troppo decantate dal governo e che hanno finito per rivelare una bolla di sapone per il primo, misure incentivanti e ristagnamento del lavoro per il secondo.

Aumento dei licenziamenti, crollo dei contratti a tempo indeterminato e proliferare di contratti a brevissimo termine e pioggia di voucher. Questo, in sostanza, stando sempre ai dati dell’Inps, il quadro della situazione occupazionale del Paese. Qualche numero. Secondo i risultati della cancellazione dell’articolo 18 da gennaio ad agosto 2016 i licenziamenti disciplinari sono aumentati del 28%, le assunzioni stabili calate del 33% e, infine, il dato sul boom dei voucher: +36%.

”Un pessimo risultato annunciato – commenta De Simone – Il Jobs Act si è rivelato un’arma a doppio taglio, come previsto in tempi non sospetti. Le nuove assunzioni tanto decantate dal governo non erano altro che stabilizzazioni. Ci sono state agevolazioni, sì, ma per stabilizzare la posizione contrattuale di persone già impiegate. Non si può parlare di nuove assunzioni. E poteva contenere misure giuste questo Jobs Act, ma è stato venduto per quello che non era e la conferma sta in questi nuovi dati”. ”Per creare occupazione non c’è bisogno di un decreto – taglia corto Crea – Il lavoro si genera se esistono condizioni favorevoli per le imprese che sono così stimolate a investire. Crollano le assunzioni? È normale, sono finite le misure incentivanti. Il calo era ovvio”.

Se entrambi i direttori di Confartigianato e Federlazio non si dicono sorpresi degli ultimi dati, per quanto riguarda la situazione lavoro nella Tuscia emergono due facce della stessa medaglia. Per De Simone ”Viterbo soffre in prima linea. La nostra economia è fondata sull’edilizia al 50%. Un settore totalmente bloccato, come confermano i recenti dati sindacali e, ancor più d’impatto, i cantieri chiusi. E difficilmente la situazione tornerà quella di prima se l’economia non ricomincia a girare”.

Più ottimista Crea, che come reso noto durante la presentazione dell’ultima indagine congiunturale, grazie a una nuova linea di investimenti il ricorso agli ammortizzatori sociali è pressoché azzerato (si attesta sul meno 35,8% il dato complessivo della cassa integrazione) e il trend sembra essere positivo: ”Le aziende si sono stabilizzate e lo spettro dei licenziamenti è scongiurato – spiega – Nel primo semestre del 2016 Il 50% delle imprese dichiara un aumento degli organici (con una crescita del 18,2% rispetto allo scorso anno). E in termini di previsioni quasi il 28% delle aziende prevede di aumentare il numero degli occupati nella seconda metà dell’anno, mentre il 66,7 propende per la stabilità”.

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