Isole ecologiche da incubo – Il dolce belare tra i rifiuti bruciati di Monterazzano

Isole ecologiche da incubo – Il dolce belare tra i rifiuti bruciati di Monterazzano

Strada Tuscanese, Monterazzano. Ai più questo nome evocherà ricordi (e soprattutto odori) legati alla discarica tanto famosa e chiacchierata della città. Confermiamo che è tutto vero, ma stavolta parliamo di isole ecologiche.

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Strada Tuscanese, Monterazzano. Ai più questo nome evocherà ricordi (e soprattutto odori) legati alla discarica tanto famosa e chiacchierata della città. Confermiamo che è tutto vero, ma stavolta parliamo di isole ecologiche.

L’area di smaltimento rifiuti della zona di Monterazzano è quello che si può definire un incubo con tutti crismi.  sarebbe utile qualcosa di miracoloso in effetti da queste parti. Dalla strada principale sembrerebbe tutto ben tenuto e con tutte le carte in regola per essere definita isola dignitosa, ma basta addentrarsi un po’ più verso l’interno e si scopre il misfatto: cataste di frigoriferi senza più la copertura metallica giacciono sonnacchiosi sul bordo della strada, tenuti insieme da una corda con un cartello che recita: “Non toccare, materiale in attesa di smaltimento”.

Chissà da quanto tempo si attende lo smaltimento a Monterazzano, dal numero dei frigoriferi accatastati almeno da 5/6 anni. Non è finita qui. Poco più in là dal “reparto cucina”, si arriva al reparto “materiale infiammabile”, nel senso che quello che prendeva fuoco è stato bruciato, il resto è rimasto agonizzante a fare numero. Si possono distintamente distinguere vestiti, stoviglie di varia natura e materiale, vetri, copertoni di automobili, water, grovigli di fili e materiale elettrico e una quantità indefinita di pannolini di ogni forma e dimensione.

Ci sono dei frigoriferi anche qui, magari non hanno passato ancora il livello successivo per passare all’area a loro dedicata più avanti. Tutto intorno è silenzio. L’unico rumore che si sente è il belare della pecore che vivono nel pascolo che confina con l’isola ecologica. Speriamo che non gli venga voglia di andare a brucare in quell’ammasso di schifezze umane.

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