Interdittiva antimafia, nel mirino i contatti di Gesenu con mafia e camorra

Interdittiva antimafia, nel mirino i contatti di Gesenu con mafia e camorra

Dalle pagine de Il Fatto Quotidiano arrivano stralci dell'interdittiva antimafia per Viterbo Ambiente. Al centro dell'indagine i contatti della Gesenu con influenti famiglie della malavita organizzata e con gli imputati di Mafia Capitale

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“La Gesenu avrebbe rapporti con mafia e camorra”. Lo scorso 26 dicembre sulle pagine de Il Fatto Quotidiano, vengono rilasciati alcuni stralci dell’interdittiva antimafia per Viterbo Ambiente firmata il 28 novembre dal prefetto Rita Piermatti.

La Viterbo Ambiente, infatti, è partecipata dalla Cosp Tecno Service Gesenu, che a sua volta ha come socio di minoranza il Comune di Perugia e come socio di maggioranza la Sorain e Cecchini di Manlio Cerroni. Secondo la giornalista nell’interdittiva viterbese si “evidenzia da un lato i contatti di Gesenu con il clan Santapaola, con Francesco Schiavone dei Casalesi e Francesco La Marca, vicino ai Cutolo. Dall’altro i rapporti d’affari tra la Cosp Tecno Service e Buzzi”. I primi tre nomi sono riferiti a influenti famiglie del catanese, casertano e napoletano, mentre l’ultimo, quello di Salvatore Buzzi, è noto per essere uno degli imputati in tutta la vicenda di Mafia Capitale.

Secondo il prefetto Piermatti, infatti, per Viterbo si prefigura una “preordinata intenzione di infiltrazione nel sistema degli appalti pubblici” dovuta alla partecipazione, alle medesime gare, di aziende per la quale la permeabilità mafiosa è già stata oggetto di interdittive. La Gesenu, inoltre, è anche oggetto di due inchieste della magistratura. La prima, per la presunta gestione illecita dei rifiuti in Umbria. La seconda, per truffa, sempre nella gestione dei rifiuti, imputata questa volta alla controllata di Gesenu, la Viterbo Ambiente.

Poco prima di Natale, invece, il Tar ha accolto l’istanza di Viterbo Ambiente per sospendere l’interdittiva in attesa della decisione del merito. Ma il Comune ha ancora il potere di sciogliere il contratto d’appalto, che era stato sottoscritto proprio dalla Gesenu, già commissariata a seguito dell’interdittiva avuta dalla prefettura di Perugia.