In provincia inizia la guerra fredda dei fioroniani: Treta, Tofani e Fabbrini contro la maggioranza

In provincia inizia la guerra fredda dei fioroniani: Treta, Tofani e Fabbrini contro la maggioranza

In realtà il no di Treta, Tofani e Fabbrini sulla questione precari serve per rimarcare che la crisi al Comune di Viterbo voluta dai serra-panunziani non passerà indolore.

ADimensione Font+- Stampa

La crisi del Comune arriva in Provincia: Treta, Tofani e Fabbrini cercano di forzare la mano sulla questione dei precari ma incassano il no dei colleghi di maggioranza. Moderati e Riformisi Livio Treta e Maurizio Tofani e il democratico fioroniano Fabbrini, tutti e tre consiglieri comunali di area popolare-fioroniana, hanno votato no alla proposta delle maggioranza di cercare di far pressione sui parlamentari provenienti dalla Tuscia per cercare di risolvere la questione dei lavoratori precari della provincia, usciti da Palazzo Gentili il 31 dicembre 2014.

Il no, ufficialmente, è motivato dal fatto che i tre volevano andare oltre e dare una speranza in più ai lavoratori. Ovvero assumere i 46 precari per almeno un giorno tra il 28 e il 30 dicembre 2015 “per far in modo che non perdano la continuità – ha spiegato Treta – cosa della quale potremo pentirci in futuro”. Un atto che non ha ottenuto il via libera del dirigente, motivo per il quale il presidente, insieme agli altri di maggioranza, ha detto no alla proposta. “Volete far finta di essere stati bravi – ha detto – ma sarebbe solo una presa in giro dei lavoratori. Io atti illegittimi non li firmo”.

In realtà il no di Treta, Tofani e Fabbrini serve per rimarcare che la crisi al Comune di Viterbo voluta dai serra-panunziani non passerà indolore. Una sorta di piccola vendetta iniziata con l’uscita dall’aula di Maurizio Tofani e Livio Treta dopo la votazione del primo punto all’ordine del giorno del Consiglio provinciale. Dopo pochi minuti di trattative l’epilogo con il voto sui precari, con il no dei tre: “la loro maggioranza – ha commentato a microfoni spenti Livio Treta – ha detto no alla nostra proposta”.