Il viterbese che passò la notte di Natale in Antartide, intervista a Bruno Pagnanelli

Il viterbese che passò la notte di Natale in Antartide, intervista a Bruno Pagnanelli

C'è un viterbese che la notte di Natale l'ha passata in un angolo remoto del mondo: l'Antartide. Sta lì da circa tre mesi ormai, lontano da casa. Almeno con il corpo. La sua è sicuramente una storia interessante, che ci ha raccontato per frammenti in queste settimane attraverso il diario pubblicato da La Fune 'Un viterbese in Antartide'.

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C’è un viterbese che la notte di Natale l’ha passata in un angolo remoto del mondo: l’Antartide. Sta lì da circa tre mesi ormai, lontano da casa. Almeno con il corpo. La sua è sicuramente una storia interessante, che ci ha raccontato per frammenti in queste settimane attraverso il diario pubblicato da La Fune ‘Un viterbese in Antartide’.
Questa l’intervista con cui Pagnanelli si racconta.

Quanto dura la spedizione e quando tornerai a Viterbo?
“Ha aperto il 20 ottobre e chiuderà il 15 febbraio, in pratica durante l’estate australe. Nel mentre, si effettuerà anche la rotazione del personale presente nella stazione italo francese di Concordia, una costola di MZS, che invece rimangono per un anno intero. Se tutto va come pianificato, come mi auguro, sarò di nuovo a casa alla fine di febbraio-inizio di marzo”.

E’ la tua seconda volta, quali sono le emozioni?
“Identiche alla prima, stessa curiosità, stesso desiderio di vedere, di respirare, di osservare qualcosa di incredibile. Con maggiore consapevolezza, senza la sorpresa della prima volta, con la possibilità quindi di godere appieno anche i dettagli, le sfumature, ciò che nella prima occasione era sfuggito. Una nuova opportunità che sarà vissuta, credo e spero, con maggiore rispetto e attenzione”.

Cosa significa per te questa terra?
“Tutto. Il serbatoio mondiale della stabilità, una sorta di volano immenso che potrebbe diventare il nostro peggiore incubo ove non dovesse venire preservato. È la prova reale e tangibile dell’immensità e della forza della natura che regala un termine di paragone, che rende consapevoli degli errori, immani, che continuiamo a compiere. La vedi, capisci cosa succede, specie quando ti confronti con dati che dimostrano alterazioni climatiche e quando torni hai una diversa percezione di ciò che possiedi. Perché poi dici: no, non possiamo distruggere l’unica casa che abbiamo!”.

Che ci andiamo a fare?
“Ricerca. Fisica, geologia, biologia nell’ambito del progetto nazionale di ricerca in Antartide (PNRA). Con alcuni progetti siamo molto attivi nell’ambito del monitoraggio del paleoclima. Con le perforazioni della calotta (circa 3 km di spessore di ghiaccio) possiamo ripercorrere a ritroso circa 800 mila anni di storia, solo con ciò che il ghiaccio racconta”.

Cosa si prova a essere così lontano da casa?
“In genere non ci si pensa anche perché altrimenti sarebbe durissima. A volte però compare una malinconia sottile. A volte qualcosa di più della malinconia, dipende molto dalla stanchezza di alcune giornate o dai ricordi, alcuni, che non vogliono sparire”.

Come ti sembra Viterbo “vista” da lì?
“Un puntino. Premetto che sono fierissimo e molto legato alla mia viterbesità. La reputo un posto potenzialmente baciato dalla fortuna per posizione, storia e eredità lasciateci. Purtroppo, a mio personale avviso, lotta giornalmente contro se stessa, nella mestizia di un sistema di gestione, politico ed economico, prossimo al collasso. Da qui è come un granello di sabbia in una spiaggia oceanica specie per la scarsa opportunità di seguire le vicende quotidiane. Mia moglie ha comunque istruzioni dettagliate per passarmi le novità che legge. Con i filtri opportuni”.

Raccontaci la tua giornata tipo.
“Se tutto va bene dalle 7 alle 22, tutti i santi giorni, comprese domeniche, Natale e capodanno. Se va male qualcosa, questi orari possono venire estesi fino a termine esigenza. Alle 6 sveglia, colazione, pulizie della sala operativa e pronto al briefing meteo con i piloti delle 7.10. Si pranza a turno come a turno si va in bagno o si fa la lavatrice. In sala devono esserci sempre i due operatori. Faccio un esempio: ci sono 9 apparati radio nella consolle: Murphy insegna che parleranno spesso tutti insieme e da soli è praticamente impossibile”.

Siamo curiosi, quando vai in bagno non ti si gela tutto?
“I bagni, ad eccezione del Warm up successivo all’apertura (in genere 2-3 gg) sono confortevoli. Diverso il discorso se capita mentre sei fuori. In Antartide non puoi lasciare alcun rifiuto specie organico che possa alterare equilibri delicatissimi. Ciò significa: bottiglietta al seguito o bustina. Chiudi tutto e riporti in base. Comunque sì, se vuoi saperlo: gela in pochi secondi e trovare “qualcosa” con quelle temperature è difficoltoso, sembra di cercare una pelle di daino”.

Quando senti più forte la nostalgia e di cosa hai nostalgia?
“Se sei molto stanco e allora hai bisogno di chi ti sa rincuorare o se per il tempo cattivo si ferma tutto e allora hai tempo per pensare. Di cosa? Delle mie persone, delle mie cose. Della routine da uomo comune. Sostanzialmente della mia ordinarietà, quella che, ad una domanda simile, improvvisamente fa si che ti si chiuda la gola”.

Cosa di Viterbo vorresti avere con te in Antartide?
“Mia moglie perché sono sicuro capirebbe la mia follia e ciò che le mie parole non riusciranno mai a spiegare. Se poi dovessi essere estremamente preciso: la mia famiglia allargata con gli amici che frequento di più, un panino con la porchetta, le chiacchiere al caffè, un vicolo ammuffito con l’odore del mosto, la bruschetta con l’olio nuovo, un fuoco con la carne ad arrostire, nel mio pezzettino di campagna”.

Manda un saluto ai viterbesi.
“Accidenti questo è davvero un grande onore. Come si saluterebbero i due vecchietti direi : “Aahó me raccomanno eh, fate le cose pè bbene! “. Aggiungo che vi saluto di cuore e col cuore in mano vi prego: viaggiate, leggete, siate curiosi. Confrontatevi, osservate e poi tornate. E capirete che, quando tornerete, ad alcuni non li saluterete più. Fa nulla. Tanto sarete sicuramente migliori di loro”.

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