Il viterbese Alessio Papa in mostra alla Biennale di Milano 2017

Il viterbese Alessio Papa in mostra alla Biennale di Milano 2017

Il viterbese Alessio Papa alla Biennale di Milano 2017. I suoi quadri esposti in uno dei luoghi più dinamici per l'arte ai giorni nostri. E lo stesso Papa ha presentato i suoi lavori al critico d'arte Vittorio Sgarbi, molto vicino all'artista.

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Il viterbese Alessio Papa alla Biennale di Milano 2017. I suoi quadri esposti in uno dei luoghi più dinamici per l’arte ai giorni nostri. E lo stesso Papa ha presentato i suoi lavori al critico d’arte Vittorio Sgarbi, molto vicino all’artista.

“L’arte è potere. Ci sono stati papi dei quali non ricordiamo più neanche i nomi, gli stessi che hanno commissionato opere d’arte di cui, invece, i nomi degli artisti che li hanno creati rimarranno per sempre nella storia e impressi nel bagaglio culturale di ognuno di noi”. Vittorio Sgarbi ha presentato così la Biennale di Milano (aperta al pubblico dall’11 ottobre al 17) al Brera site (Via delle Erbe 2), ideata e organizzata da Salvo Nugnes.

“Ma c’è da aggiungere – ha proseguito Sgarbi – che l’arte contemporanea rinuncia ai fasti della classicità e vuole essere, invece, un ritorno al mondo primitivo, alle origini del mondo, all’infanzia dell’umanità. La Costituzione dovrebbe prevedere il diritto all’arte. Non a quella selettiva, per pochi e poco democratica, perché ogni uomo tra le tante condizioni del suo spirito e dei diritti che ha acquisito, ha anche quello di esprimere la sua libertà attraverso l’arte. Il fatto che al Padiglione Italia della Biennale di Venezia il Paese sia stato rappresentato da 3 artisti è un’idiozia. Quell’evento è una falsa provocazione aristocratica e selettiva costata ben 13 milioni di euro allo Stato. In quest’ottica assume ancora più valore l’iniziativa di Salvo Nugnes e della Biennale di Milano, dove lo spirito creativo germina. Milano in questo momento può fare concorrenza ad altre mille città nel campo dell’arte e schiacciarle”.

Alessio Papa nasce a Viterbo nel ’77. Frequenta il liceo artistico “Tuscia” di Viterbo e successivamente l’Accademia di Belle Arti di Roma nel corso di pittura, dove inizia a studiare il manierismo rinascimentale e il neomanierismo.

Nei suoi dipinti l’artista stravolge l’anatomia della figura umana, allungandola a volte anche in modo innaturale, caratteristica propria dei Grandi Maestri tardo-rinascimentali, periodo noto per l’attribuzione data dal Vasari di “arte della maniera” o “manierismo”.

Dal 2013 Alessio Papa abbandona lo stile “neomanierista” per intraprendere un percorso della ricerca della figura molto più personale e fuori dai canoni classici. Le figure diventano più vigorose, più “calde” e più “attuali” rispetto al passato e diventano padrone assolute del dipinto, creando un universo più spirituale e meno terreno.

I dipinti di Alessio Papa diventano così per lo spettatore un mezzo per proiettarsi nel sogno andando oltre la realtà, creando un mondo visionario, questa nuova tendenza artistica prende il nome di “Neo-Simbolismo”, appellativo attribuitogli dal prof. Vittorio Sgarbi. L’artista ha partecipato in diversi concorsi artistici in Italia e all’estero riscuotendo sempre molto interesse da parte della critica e del pubblico e distinguendosi sempre per la tecnica, la creatività e per come vengono elaborati culturalmente i suoi lavori. Inoltre Alessio Papa ha svolto diverse mostre sia personali che collettive in varie parti del mondo ed è inserito in prestigiosi cataloghi d’arte.

“Considero Arte tutto ciò che di bello c’è nello spirito umano, tutto ciò che l’uomo ha comunicato attraverso i secoli ai suoi simili, portandoli alla conoscenza del proprio io e ad unire i popoli tramite la cultura ed il sapere – si racconta così sulla sua pagina Facebook Papa -. Facendo un’analisi della mia pittura si deduce una miscela fatta di storia, fantasia e senso del bello. Un percorso che parte dalla massima espressione artistica raggiunta nel Rinascimento, passando per quell’universo onirico ottocentesco del Simbolismo e proiettata ai giorni nostri attraverso quella metafora mitologica della Classicità.

Un’arte che si pone come obiezione alle avanguardie odierne per entrare sensibilmente nell’animo e nella psico-emotività dello spettatore, cogliendo in lui quel richiamo alla curiosità della conoscenza e alla cattura completa tramite il cromatismo in quel mondo onirico dove l’essere umano tende a catapultarsi”.